E' uno dei colpi di scena degli ultimi giorni. Hulk Hogan ha firmato il suo passaggio alla TNA. Hulk Hogan non è mai stato un wrestler particolarmente abile o tecnico. Anzi, dal punto di vista atletico è sempre stato poco più che mediocre. In confronto ad altri grandi nomi del wrestling americano come Bret Hart, Shawn Michaels o l'Undertaker è sempre stato diversi gradini sotto. Ma allo stesso tempo non si può non riconoscere che appartiene a quella schiera di performer in grado di compensare con un carisma eccezionale le profonde mancanze dal punto di vista tecnico. Ma non solo, è sempre stato anche un uomo con un ottimo fiuto per gli affari: con l'abbandono della WWF per passare alla WCW, con tanto di trasformazione nel heel Hollywood Hogan con la sua adesione alla stable N.W.O., è stato in grado di sfruttare il suo personaggio portandolo a quello che probabilmente è stato l'apice della sua carriera.
Oggi, con il suo abbandono della major di proprietà dei McMahon per il passaggio alla scuderia fondata da Jeff Jarrett si segna un importante punto di svolta che se da un lato conferma la crescita progressiva della TNA, dall'altro è un'ulteriore conferma della crisi della WWE. Una crisi, questa, tanto di contenuti quanto di talenti in gioco. Le sorti della WWE continuano ad essere rette dai soliti nomi che da un numero imprecisabile di mesi continuano a ripetere stancamente lo stesso copione in varianti sempre più ridicole. Si tratta continuamente di John Cena contro Randy Orton contro Batista contro John Cena contro Randy Orton contro Batista contro John Cena e così via. A cui sia aggiunge l'incomprensibile scelta di puntare sulla Legacy di Ted Di Biase jr e Cody Rhodes (due atleti talmente mediocri che riescono ad esprimere il massimo solo quando si comportano da bulletti prepotenti, e la cui presenza negli spettacoli WWE non sembra essere spiegabile se non facendo riferimento ai nomi che portano), per valorizzare i quali la federazione ha rispolverato dall'armadio Degeneration-X (Triple H e Shawn Micheals) e che grazie alla loro incapacità (nonché di chi ha progettato fli incontri) si sono rivelati spettacoli di rara bruttezza. Certamente non mancano ottimi talenti come Kofi Kingston, John Morrison, The Miz ed altri, ma continuano ad essere tenuti rigidamente a distanza dai main event. Che ci sia una crisi di contenuti e talenti è una cosa ben chiara anche a diversi wrestler: con grande intelligenza, uno dei lottatori di maggiore talento come Chris Jericho si è tirato fuori dai main event riguardanti i maggiori titoli per far coppia con Big Show e risollevare le sorti dei titoli di coppia, completamente alla deriva da mesi. Per quanto riguarda poi gli incontri femminili, stendere un velo pietoso non è altro che un gesto di basilare civiltà.
Per quanto riguarda invece la TNA, la struttura delle storyline è ben differente. Due solide stable (la Main Event Mafia guidata da Kurt Angle e la World Elite guidata da Eric Young) si affrontano tra loro - un po' come era accaduto tra le N.W.O. ai tempi della WCW - ma oltre ai talenti in gioco, la differenza principale rispetto alla WWE è la struttura aperta dei feud. Non ci sono duelli a due o tre che si trascinano per mesi e mesi ma si assistono a frequenti cambiamenti di fronte ed alla genesi di nuove rivalità. Qualsiasi titolo e categoria viene valorizzata al massimo, sia nella divisione leggera che in quella di coppia, e soprattutto in quella femminile che, dopo l'innesto di grandi talenti come Sarita, Victoria ed Hamada, è diventata talmente importante da aver portato la federazione ad introdurre un titolo di coppia apposito. Inoltre, un singolo titolo come quello dei pesi massimi - il più prestigioso - solo negli ultimi mesi è passato quattro volte di mano attraversando diversi feud. A questo si aggiunge inoltre l'investimento che viene fatto negli atleti di "seconda fascia"; esemplare in tal senso è la crescita di Matt Morgan, sfruttato come jobber e poi liquidato dalla WWE, oggi si ritrova a partecipare a dei main event con nomi come Sting, Kurt Angle ed AJ Styles, con una gimmick decisamente più definita e con un'accresciuta abilità col microfono.
Il passaggio di Hogan alla federazione più giovane, per quanto non rappresenti certamente una notizia incoraggiante dal punto di vista dello spettacolo tecnico e del personaggio (noto egomaniaco), è comunque il segnale di una federazione che intende crescere e puntare ad arene di dimensioni sempre maggiore. E per quanto i difensori delle indie siano sempre più irritati dall'arrivo di nomi "pesanti" (riuscendo a storcere il naso perfino per l'arrivo di un atleta come Bobby Lashley), la TNA continua a mantenere il suo equilibrio tra strutture narrative tipiche del wrestling major ed incontri spettacolari più vicini a federazioni come la ROH, senza disdegnare parentesi brutalmente hardcore. Tutto sta nel vedere quanto la TNA riuscirà a gestire l'ego di Hogan e quanto possa aver voglia di rimettersi in gioco in un ruolo che si adatti a lui.
Il Nome del Mio Assassino - Chris Sivertson
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