13 novembre 2009

Let's Lynch the Landlord

Nella notte del 10 Novembre, un gruppo di vigilantes assunti dalla proprietà della ex-Eutelia a Roma fa irruzione in uno stabilimento occupato da dipendenti che, dopo essere rimasti senza stipendio da mesi, protestano contro la chiusura. Le guardie dichiarano di essere della polizia e urlano ai dipendenti di uscire. Un giornalista RAI presente in loco si accorge che non si tratta di poliziotti e chiama la polizia (quella vera) che identifica i giustizieri privati e li fa uscire dall'edificio.

La notizia non ha avuto molto risalto perché la dose settimanale d'indignazione da parte degli esponenti dei diversi schieramente politici era maggiormente impegnata nel commentare un fumetto:
"Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di se, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio." (Ignazio La Russa)
"E' un qualcosa di sconcertante che con la satira non ha nulla a che vedere." (Enrico La Loggia)
"Il nostro Paese assiste all'ennesimo imbarbarimento dello scontro, che nulla ha a che vedere con la politica, ed in mezzo ci finisce per l'ennesima volta una donna." (Mara Carfagna)
"L'attacco sconsiderato portato al ministro Meloni supera ampiamente i limiti della satira." (Mariastella Gelmini).
"Il libro contro il ministro non è esercizio di satira ma solo di volgarità." (Renata Polverini).
"La satira diverte, morde e può anche far male ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell'insulto gratuito." (Rosy Bindi)
"Il libro di fumetti sulla Meloni mi sembra un'operazione molto misogina." (Paola Concia)
"La satira è satira, ma nel caso di Giorgia Meloni mi sembra che se sia sconfinati nell'offesa feroce e gratuita, oltre che in una volgarità sicuramente inaccettabile." (Silvana Mura)
"Mi ero ripromessa di non fare alcun commento su questa allucinante vicenda, ma di fronte alla enorme mole di messaggi di solidarietà che mi ha raggiunto in queste ore, non posso esimermi dal ringraziare tutti. In particolare mi rivolgo alle donne e a tutti coloro che pur non condividendo la mia posizione politica, hanno comunque sentito il bisogno di esprimermi stima ed affetto. Grazie davvero." (Giorgia Meloni)

Chissà se diffondendo vignette satiriche anziché occupare la sede del posto in cui lavorano, anche gli scioperanti avrebbero ottenuto la stessa quantità d'indignazione da parte della classe dirigente...

02 novembre 2009

Get Ready To Fly

E' uno dei colpi di scena degli ultimi giorni. Hulk Hogan ha firmato il suo passaggio alla TNA. Hulk Hogan non è mai stato un wrestler particolarmente abile o tecnico. Anzi, dal punto di vista atletico è sempre stato poco più che mediocre. In confronto ad altri grandi nomi del wrestling americano come Bret Hart, Shawn Michaels o l'Undertaker è sempre stato diversi gradini sotto. Ma allo stesso tempo non si può non riconoscere che appartiene a quella schiera di performer in grado di compensare con un carisma eccezionale le profonde mancanze dal punto di vista tecnico. Ma non solo, è sempre stato anche un uomo con un ottimo fiuto per gli affari: con l'abbandono della WWF per passare alla WCW, con tanto di trasformazione nel heel Hollywood Hogan con la sua adesione alla stable N.W.O., è stato in grado di sfruttare il suo personaggio portandolo a quello che probabilmente è stato l'apice della sua carriera.

Oggi, con il suo abbandono della major di proprietà dei McMahon per il passaggio alla scuderia fondata da Jeff Jarrett si segna un importante punto di svolta che se da un lato conferma la crescita progressiva della TNA, dall'altro è un'ulteriore conferma della crisi della WWE. Una crisi, questa, tanto di contenuti quanto di talenti in gioco. Le sorti della WWE continuano ad essere rette dai soliti nomi che da un numero imprecisabile di mesi continuano a ripetere stancamente lo stesso copione in varianti sempre più ridicole. Si tratta continuamente di John Cena contro Randy Orton contro Batista contro John Cena contro Randy Orton contro Batista contro John Cena e così via. A cui sia aggiunge l'incomprensibile scelta di puntare sulla Legacy di Ted Di Biase jr e Cody Rhodes (due atleti talmente mediocri che riescono ad esprimere il massimo solo quando si comportano da bulletti prepotenti, e la cui presenza negli spettacoli WWE non sembra essere spiegabile se non facendo riferimento ai nomi che portano), per valorizzare i quali la federazione ha rispolverato dall'armadio Degeneration-X (Triple H e Shawn Micheals) e che grazie alla loro incapacità (nonché di chi ha progettato fli incontri) si sono rivelati spettacoli di rara bruttezza. Certamente non mancano ottimi talenti come Kofi Kingston, John Morrison, The Miz ed altri, ma continuano ad essere tenuti rigidamente a distanza dai main event. Che ci sia una crisi di contenuti e talenti è una cosa ben chiara anche a diversi wrestler: con grande intelligenza, uno dei lottatori di maggiore talento come Chris Jericho si è tirato fuori dai main event riguardanti i maggiori titoli per far coppia con Big Show e risollevare le sorti dei titoli di coppia, completamente alla deriva da mesi. Per quanto riguarda poi gli incontri femminili, stendere un velo pietoso non è altro che un gesto di basilare civiltà.

Per quanto riguarda invece la TNA, la struttura delle storyline è ben differente. Due solide stable (la Main Event Mafia guidata da Kurt Angle e la World Elite guidata da Eric Young) si affrontano tra loro - un po' come era accaduto tra le N.W.O. ai tempi della WCW - ma oltre ai talenti in gioco, la differenza principale rispetto alla WWE è la struttura aperta dei feud. Non ci sono duelli a due o tre che si trascinano per mesi e mesi ma si assistono a frequenti cambiamenti di fronte ed alla genesi di nuove rivalità. Qualsiasi titolo e categoria viene valorizzata al massimo, sia nella divisione leggera che in quella di coppia, e soprattutto in quella femminile che, dopo l'innesto di grandi talenti come Sarita, Victoria ed Hamada, è diventata talmente importante da aver portato la federazione ad introdurre un titolo di coppia apposito. Inoltre, un singolo titolo come quello dei pesi massimi - il più prestigioso - solo negli ultimi mesi è passato quattro volte di mano attraversando diversi feud. A questo si aggiunge inoltre l'investimento che viene fatto negli atleti di "seconda fascia"; esemplare in tal senso è la crescita di Matt Morgan, sfruttato come jobber e poi liquidato dalla WWE, oggi si ritrova a partecipare a dei main event con nomi come Sting, Kurt Angle ed AJ Styles, con una gimmick decisamente più definita e con un'accresciuta abilità col microfono.

Il passaggio di Hogan alla federazione più giovane, per quanto non rappresenti certamente una notizia incoraggiante dal punto di vista dello spettacolo tecnico e del personaggio (noto egomaniaco), è comunque il segnale di una federazione che intende crescere e puntare ad arene di dimensioni sempre maggiore. E per quanto i difensori delle indie siano sempre più irritati dall'arrivo di nomi "pesanti" (riuscendo a storcere il naso perfino per l'arrivo di un atleta come Bobby Lashley), la TNA continua a mantenere il suo equilibrio tra strutture narrative tipiche del wrestling major ed incontri spettacolari più vicini a federazioni come la ROH, senza disdegnare parentesi brutalmente hardcore. Tutto sta nel vedere quanto la TNA riuscirà a gestire l'ego di Hogan e quanto possa aver voglia di rimettersi in gioco in un ruolo che si adatti a lui.

30 ottobre 2009

Where Do Ya Draw the Line

Una grande sfida implicitamente aspettava al varco ieri sera AnnoZero: dopo una serie di puntate dedicate al premier, riuscire a tirarlo in mezzo anche quando l'obiettivo era puntato su un altro soggetto. E la sfida viene vinta con maestria impareggiabile, con la teorizzazione di una forma di colpevolezza preventiva di squisita fattura medievale. Come negli anni più bui dell'Inquisizione chi veniva accusato di eresia era colpevole indipendentemente da tutto ciò che avrebbe potuto dire (in quanto confessare significava ammettere, e quindi confermare il crimine, ed allo stesso tempo negare significava mentire, e quindi confermare la natura peccatrice dell'inquisito), così si scopre che il premier, per il fatto di essere venuto a conoscenza dell'esistenza del video ed averlo comunicato all'ex-Governatore del Lazio, può essere accusato di non aver denunciato un possibile crimine, ma allo stesso tempo si afferma chiaramente che se avesse denunciato alle autorità dell'esistenza dello stesso avrebbe potuto essere accusato di aver voluto rendere pubblica la vicenda per danneggiare gli avversari.

Ma questa è solo una parentesi. Il cuore caldo della trasmissione riguarda, prevedibilmente, la vicenda che domina i giornali da una settimana. Ecco allora servizi ed interviste a trans e, in assenza di filmati di proiettare, più o meno attendibili ricostruzioni video basate su racconti e testimonianze. E i due ospiti politici in studio riescono nella mirabile impresa di discutere pur partendo da premesse implicite analoghe. Su Storace c'è poco da dire: è un uomo visceralmente di destra (si può dire "fascista"? o anche lui ha deciso di trovare un nuovo modo per definirsi?) e dice cose di destra, sfoderando a più riprese un machismo venato di umorismo triviale, con tanta classe ed eleganza quanta potrebbe averne Steven Seagal in una esibizione di pattinaggio artistico (o forse anche meno).

Ma è la Serracchiani, uno degli astri nascenti del PD, ad offrire momenti di reale inquietudine. Come quando, con una disinvoltura disarmante, dichiara trionfalmente: "i nostri quando sbagliano si dimettono". Per un attimo, qualcuno avrebbe potuto pensare che si riferisse ad una recente notizia di dimissioni presentate dai responsabili di alcune giunte campante. Invece no, l'errore a cui si riferisce è proprio quello di cui si parla, quello che si cerca di ricostruire ed esibire: riguarda proprio l'assenza di una presunta reazione tempestiva da parte della vittima.

Lo scenario è paradossale, un po' come in quelle situazioni in cui qualcuno premette "non sono razzista" per poi arrivare alla conclusione secondo cui "tutti questi negri dovrebbero essere sbattuti fuori dal paese a calci". Similmente, qui tutti si dichiarano concordi nel considerare Marrazzo la vittima, ma alla fine sono i di lui vizi e comportamenti ad essere sezionati chirurgicamente per poi essere pubblicamente giudicati.

Una qualsiasi posizione progressista non avrebbe dovuto accettare premesse reazionarie per poi smarcarsi maldestramente sulle conseguenze. Una posizione progressista non avrebbe mai dovuto accettare di dare per scontato (come ha fatto la nuova stella del PD) che quello di Marrazzo sia stato uno sbaglio e che come tale è giusto che abbia avuto come conseguenza le dimissioni. Una linea progressista avrebbe dovuto rimarcare in primo luogo che non si fanno processi alle vittime, che le vittime vanno protette da gogne di qualunque tipo, e che le dimissioni, pur rispettabili in quanto frutto di una scelta personale e privata, non sono in alcun modo un atto dovuto e sicuramente non la conseguenza di uno sbaglio, perché fintantoché non viene violata alcuna legge, le scelte private rimangono tali, e non errori pubblici di cui scusarsi.

Una linea progressista avrebbe dovuto porre con forza la questione riguardante il fatto che se fosse stato scoperto in dolce compagnia di una top model anziché con una trans, probabilmente la vicenda avrebbe preso una piega ben differente. Avrebbe dovuto affermare energicamente che il vedere una vittima di una brutale violazione della sua privacy e di una probabile estorsione non denunciare pubblicamente i crimini commessi contro di lui è prima di tutto segno di un grave problema, perché ricorda in modo drammaticamente inquietante le donne che non denunciavano (ed in alcuni casi non denunciano ancora oggi) stupri e molestie a causa della certezza che in breve tempo la voce si spargerebbe nel loro circondario, ed oltre che con i segni della violenza si troverebbero a dover convivere con il diffondersi di voci secondo cui "quella puttana se l'è cercata".

Questo e tanto altro avrebbe potuto affermare un personaggio che abbia una seppur pallida idea di cosa siano progresso ed emancipazione. Invece il tutto si trova riassunto nel fiero sbandieramento di un "i nostri quando sbagliano si dimettono", nell'accettazione pregiudiziale che pur in assenza di qualsiasi accertamento di violazioni della legge possano esistere modi "sbagliati" di vivere la propria sfera privata, anche quando si è vittime di violenze e soprusi. In altre parole: una resa incondizionata a quei principi reazionari propri dell'interlocutore proveniente dalLa Destra che le stava di fronte.

29 ottobre 2009

Zombie Eaters

Il premier, come periodicamente gli accade da diversi lustri, ha ripreso a ripetere ossessivamente di oscuri complotti "comunisti" in ogni oscuro anfratto del paese che non si dimostri a lui favorevole (un po' come i suoi avversari, che in mancanza di mutande entro cui scrutare si risvegliano individuando "derive" fasciste in ogni dove). L'opposizione ovviamente si guarda bene dal contraddirlo seriamente dato che, in fin dei conti, questi suoi periodi sono la dimostrazione che in Italia c'è ancora almeno una persona che crede che ci siano dei "comunisti" in giro.

Quella dei "comunisti" ovunque è una cosa che ad una certa sinistra tutto sommato non dispiace: con tutto l'uso che il premier fa dei mezzi d'informazione per propagandare la sua figura, se qualche volta li utilizza per favorire gli avversari dandogli qualche pennellata di rosso (e quindi rendendo meno visibile lo scudo crociato democristiano) è tutta manna dal cielo. In fondo: se non ci fosse lui a ripetere periodicamente agli italiani che l'opposizione è "comunista", chi se lo ricorderebbe più?

Tre milioni di persone si sono recate pochi giorni orsono ad esprimere il proprio parere su chi dovesse essere il nuovo segretario del PD, ed ingannati dai loro stessi vertici festeggiano quella che è stata presentata loro come una prova di "democrazia". Ma come sosteneva Lenin, i democratici borghesi fanno un uso costante di parole d'ordine con lo scopo di ingannare il popolo: e le parole d'ordine in questo caso erano "democrazia" e "partecipazione". Al di là del terzo figuro, accolto nel confronto per offrire perlomeno l'apparenza di una scelta, i due candidati non rappresenta(va)no niente di innovativo, sotto nessun aspetto. Entrambi erano, e sono, espressione delle due correnti alternative che da anni si avvicendano alla guida del centrosinistra, e che sono responsabili della distruzione sul piano politico, come su quello culturale ed ideologico, della sinistra storica italiana.

Si è trattata di una "falsa scelta". Chi ha votato domenica non ha fatto altro che firmare la propria adesione ad un progetto dalla cui formulazione era escluso a priori. Il punto centrale di quanto avvenuto domenica non consisteva nella scelta di un nome tra la rosa di candidati proposta dalla nomenklatura (e tantomeno, come notano alcuni, nel paio di euro da versare nelle casse del partito per esprimere la propria preferenza - un aspetto sicuramente utile per le finanze del PD, ma certamente secondario), l'elemento principale era costituito piuttosto dalla richiesta di firma di sottoscrizione del progetto del PD. Non si è trattato altro che di assecondare l'alternanza della reggenza all'interno di un solido regime, di un'amministrazione cioé le cui responsabilità rispetto ai fallimenti ed agli errori passati non solo non vengono sottoposte a giudizio o criticate, ma vengono addirittura cancellate da un bagno di folla purificatore.

Si tratta di una manifestazione della contrapposizione (per citare nuovamente un aspetto del leninismo) tra libertà reale e libertà formale. Intendendo con la prima una situazione in cui una scelta viene compiuta con la possibilità di influenzare e modificare un quadro generale, e con la seconda una scelta in cui, dato una serie di confini fissi e determinati entro cui muoversi, a chi valuta le opzioni non rimane che un margine d'azione minimo: quello stabilito appunto da chi offre la scelta dall'alto. L'elettore poteva esprimere la sua preferenza sul candidato, ma la condicio sine qua non per poter esercitare era un simile atto era la sottoscrizione, quindi l'adesione incondizionata, al progetto del PD così come strutturato dalle gerarchie.

La vera scelta, in un contesto simile, sarebbe stata nella possibilità di votare tra diversi progetti, tra diverse identità o direzioni da dare al partito, e non tra diversi candidati all'interno di un progetto definito dall'alto (un progetto, cioé, che al di là delle singole pecurialità di ognuno, era stato ovviamente sottoscritto da tutti e tre). Ed il fatto che una simile scelta fosse solo un bagno (di folla) purificatore dagli errori del passato senza alcun ripensamento o ammissione è dimostrato dalla stessa storia dei due candidati: un paio di vestiti nuovi addosso agli stessi attori che dominano la scena da anni.

Da un lato un erede della linea cattolica-veltroniana-democristiana, e dall'altro un rappresentate della linea prodi-dalemiana, un uomo delle cooperative vicino a CL ed a quella stessa forma di liberismo che in passato ha portato all'introduzione della precarietà dei lavoratori in Italia (vedi Treu). Chi ha votato domenica non ha avuto altra possibilità di espressione al di fuori di una scelta tra gli esponenti di quegli stessi due gruppi di potere che da anni sono simbolo di fallimento e di tradimento dei principi di sinistra. Quegli stessi che pur continuando a perdere elezioni una dopo l'altra pretendono inamovibilmente di impartire lezioni di politica al paese (un po' come un allenatore di una squadra di calcio che dopo aver portato la sua squadra alla retrocessione pretendesse di spiegare come si gioca a chi ha vinto il campionato).

E che non ci sia nessun cambiamento nell'aria è evidente, perché non bastano due frasi urlate su una sedia a segnare un cambiamento. Nessun rinnegamento della precarietà se non in favore della "flessibilità" lavorativa (una differenza, questa, che da anni devono spiegare al paese); nessuna presa di distanza dagli elementi cattolici reazionari del partito (anzi, alla minaccia di Rutelli di spostarsi in casa dei suoi amici dichiaratamente cattolici, la replica è stata un invito ad "accettare la sfida"); nessuna presa di posizione chiara a proposito di chi ha votato contro il suo stesso partito in tema di omofobia; nessuna presa di posizione netta contro l'invito ad aderire all'antiberlusconismo ringhiante ed inconcludente da parte dell'IdV che ha portato in larga parte alla perdita di consenso dei suoi ultimi due predecessori. Ed infine, in tema di "novità", ora che i veltroniani sono tornati in secondo piano, il recupero del professor Prodi e l'invito a ripartire dall'esperienza de "L'Ulivo". Sicuramente c'è stata la possibilità di "partecipare" all'elezione del candidato preferito, ma non di votare la direzione dello stesso; si è sottoscritto un progetto, ed al limite si è anche fornita qualche indicazione più precisa rispetto ad un normale sondaggio a proposito di quale sia la direzione verso cui è orientato l'elettorato in previsione delle prossime elezioni regionali (un dato che fa sempre comodo quando si tratta di scegliere a chi affidare una candidatura).

28 ottobre 2009

Party Til You Puke

Marrazzo si è dimesso. Viva Marrazzo. O perlomeno questa sembra essere la diffusa reazione in giro per i media da parte di avversari e presunti alleati politici. I suoi (ormai ex-)avversari ipocritamente dichiarano di comprendere le ragioni del suo gesto ed il fatto (o perlomeno quello che loro considerano tale) che non potesse andare proseguire con la sua carica. Altrettanto ipocritamente, coloro che a vario titolo si dichiarano appartenenti alla sua stessa fazione politica esultano gioiosamente: lo standard normale di ipocrisia morale è stato ristabilito, e le dimissioni del protagonista dello scandalo vengono sventolate in faccia agli avversari a dimostrazione di quanto (loro stessi) sostengono da mesi, e cioé che non tutti i cittadini hanno uguale diritto al rispetto della propria privacy, e che i fatti privati possono diventare mezzi per mettere in discussione chicchessia in pubblico.

Ma non c'è proprio nulla da festeggiare. Anzi, con le dimissioni dell'ormai ex-presidente della Regione Lazio si sta scrivendo una brutta pagina della storia politica e culturale italiana. Non essendo riusciti a farlo con gli avversari, i sedicenti "progressisti" sono riusciti ad affermare il principio che la vittima di un crimine possa e debba essere sottoposta alla gogna mediatica. Ovviamente qui non si vuole mettere in alcun modo in discussione la scelta personale di un uomo, o una decisione che riguarda al massimo lui stesso, il suo futuro e la sua famiglia; questi sono aspetti che dovrebbero rimanere sottratti allo sguardo di chiunque non sia direttamente coinvolto nel suo vissuto personale.

Quello che qui si contesta è la scelta disgustosa di non aver protetto un alleato dal fuoco mediatico alzato contro di lui. (E del resto, come avrebbero potuto fare? Dopo mesi passati a provare ad infilarsi nella camera da letto del premier, come avrebbero potuto difendere gli incontri privati di un alleato?) Un fuoco, spesso "amico", contro chi, allo stato attuale, non risulta altro che una vittima. Anzi, vittima due volte: in primo luogo di una violazione della sua privacy, ed in secondo luogo di un ricatto. L'azione del partito nei confronti dell'ex-Presidente della Regione Lazio è paragonabile a quella di una famiglia di provincia che, dopo aver scoperto che la figlia è il pettegolezzo del paese per aver perso la verginità, contribuisce alla sua umiliazione in pubblico e la sbatte fuori di casa perché fonte di disonore.

Le solite anime belle gli contestano il fatto che, ancora prima che come politico, già come giornalista, si fosse presentato in pubblico come un moralizzatore mentre in privato lasciava moglie e figli a casa in favore di incontri extraconiugali. Il punto però è che fino a prova contraria, il concetto di privacy prevede proprio questo: il principio che chiunque abbia il sacrosanto diritto di comunicare in pubblico gli aspetti che ritiene opportuni. Se una persona in privato ama guardare film porno, o gli piace girare in mutande per casa, o semplicemente trova erotico mettersi le dita nel naso, non è tenuto a farlo sapere a chicchessia. Se una persona, a cena al ristorante tra amici parla male del suo datore di lavoro, poi non è tenuto a comunicare quello che ha detto anche al suo superiore. Se ad una persona piace fare sesso con persone diverse, non è tenuto a comunicarlo nella piazza del paese, anche qualora di giorno fosse una maestra di scuola. E nell'infinita casistica di esempi vale anche quello del politico che decide di avere incontri privati a sfondo sessuale. (Il fatto, poi, che un partito che si definisce, perlomeno a parole, "progressista", non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione quale sia la natura sessuale - etero, trans, omo, etc. - degli incontri in questione, e tantomeno porre accenti sull'una o sull'altra con distinzioni più o meno implicite, è qualcosa di talmente ovvio da risultare superfluo citare.)

Bene. Ora che si è riusciti a mettere la vittima di un ricatto sotto accusa si può festeggiare un ulteriore passo verso quella "normalizzazione" del paese che tanto piace ad alcuni. Quello stato di cose per cui è "normale" che un ministro dia le dimissioni se il marito noleggia due film porno mettendoli nella nota spese ma nessuno si danna per fare luce sul "suicidio" di chi aveva dichiarato che il governo mentiva sulla presenza di armi di distruzioni di massa in Iraq; per cui è "normale" che un governatore si dimetta perché frequenta prostitute e nessuno mette in discussione le menzogne utilizzate dal governo per muovere guerra ad altri paesi; per cui è "normale" che un presidente sia messo in discussione per del sesso orale extraconiugale e non per aver guidato l'aggressione ad un paese sovrano nel cuore dell'Europa; per cui è "normale" che un partito chieda le dimissioni di chi è stato sorpreso in privato con un transessuale e per questo ricattato, e non dei responsabili di una giunta sotto la cui gestione una città intera è finita sommersa dai rifiuti (e per cui attualmente si trovano sotto indagine).

No, non si capisce proprio cosa ci sia da festeggiare.

U + Ur hand

Ci sono volte in cui è inutile perdere tempo per esprimere un concetto con argomentazioni volte a spiegare come una posizione non sia semplice frutto di un testardaggine o di capricci infantili. Ci sono volte in cui, dopo aver provato le strade della spiegazione, di fronte all'altrui volontà di non rispettare scelte e credenze non rimane altro da fare che esprimere ciò che si pensa in modo semplice e facilmente comprensibile da chi evidentemente non vuole sentire.

Cari militanti del PD che continuate a fare prediche agli astensionisti di sinistra, avete genuinamente rotto i coglioni!

Continuate a propagandare la vostra idea secondo cui bisogna accettare compromessi perché il mondo non è un luogo ideale ed i compromessi sono cose di tutti i giorni. Bene, è vero e sacrosanto. Ma quello che le vostre teste non sembrano essere minimamente in grado di capire è che non si tratta di accettare un compromesso, un banale do ut des in cui si rinuncia a qualcosa in funzione di un bene superiore. Non si tratta di fare un sacrificio oggi per avere qualcosa di più in futuro. Si tratta di tradire profondamente e visceralmente tutto ciò in cui si crede, e tutto questo in nome di non si sa bene cosa.

E no, il fatto che questo governo possa non piacerci minimamente non è una motivazione valida per scegliere di ingoiare volontariamente le badilate di letame che la vostra classe dirigente ha scaricato e continua a scaricare su quello che rimane della sinistra italiana. Siete voi che avete sputtanato la tradizione a cui vi richiamate a parole (il marxismo, il socialismo e soprattutto ciò che di valido ancora oggi si richiama a questi) per mettervi al servizio e supporto di un'ideologia liberista che altro non è che l'espressione del potere e degli interessi della classe dominante borghese.

Sì, ho scritto proprio "borghese". Magari nei salotti raffinati, tra un cocktail e un disco di Allevi, tra un vernissage e l'altro, usare termini come "ideologia" e "borghese" è molto passé. Ma comunque li vogliate chiamare, un metalmeccanico o, alla peggio, un precario, sono una cosa ben differente da un confindustriale o da un finanziere. Ed è a seconda delle classi sociali a fianco delle quali vi schierate che si determina se il vostro è da considerare come un partito di sinistra o meno. E no, non si tratta di una mera questione teorica o pedanteria linguistica, ma pratica è concreta: perché che sia politically correct o meno, gli interessi delle differenti classi sono tanto più in contrasto tra loro quanto più sono distanti nelle gerarchie sociali.

Forse avete la memoria corta, e magari avete dimenticato che la classe dirigente del vostro partito è composta dalle stesse persone che:
- hanno introdotto la precarietà in Italia grazie alla riforma Treu (e, no, chiamarla "flessibilità" non cambia la sostanza della cosa);
- hanno aderito entusiasticamente all'aggressione militare ai danni della Serbia;
- hanno cercato di mettere un bavaglio all'informazione su internet attraverso un disegno di legge (noto come Levi-Prodi);
- continuano a mantenere in vita l'alleanza con un movimento forcaiolo ed urlante (per usare un morbido eufemismo e non parlare di "fascismo in pectore") come l'IdV;
- in parte provengono da quella stessa Democrazia Cristiana che è passata alla storia per i suoi "quarant'anni di malgoverno";
- non hanno in alcun modo limitato (per non dire che hanno esplicitamente appoggiato) le politiche di delocalizzazione delle imprese nazionali (contribuendo all'indebolimento delle istanze dei lavoratori sul suolo nazionale);
- hanno rifinanziato le missioni militari all'estero in Medio Oriente (dopo cinque anni passati a manifestare contro guerre ingiuste);
- sono scesi in piazza a manifestare contro i provvedimenti per cui loro stessi votavano a favore in Parlamento;
- ospitano tra le loro file teodem e bigotti vari che si oppongono al riconoscimento di diritti per coppie non strutturate secondo una concezione reazionaria di "famiglia";
- non hanno preso in alcun modo le distanze da giunte corrotte ed inquisite come quelle pugliesi o campane, perdendo tempo invece a discutere di transessuali e mignottame vario;
- si scandalizzano oggi per un'ex-soubrette (priva di precedenti penali) al Ministero delle Pari Opportunità e non per il (più volte indagato) nativo di Ceppaloni cui era stato affidato addirittura il Ministero della Giustizia.

E soprattutto, no, non intendiamo accettare di schieraci con chi si definisce fieramente "liberale" e "cattolico", e che pronuncia parole come "socialismo" o "socialdemocrazia" e simili come fossero contentini da dare ad imbarazzanti frequentatori di serie B di cui si desidera il supporto ma che non sia ama esibire in pubblico.

Ed infine, no, i discorsi del tipo "e voi cosa fate per migliorare il partito?" non servono ad un benemerito cazzo. Perché fino a prova contraria, siete voi che chiedete il nostro voto e vi incazzate se non ve lo diamo. Se volete il nostro voto è giusto che vi sbattiate per convincerci che ve lo meritate - basterebbe anche solo in parte - e non che pretendiate che siamo noi a darci da fare per votare per voi. E non si chiedono cose fantascientifiche, basterebbe veramente poco. Basterebbe riprendere in mano quei pochi argomenti che permettono di distinguere in modo chiaro e netto una sinistra da qualsiasi destra: aumenti dei salari, diritti civili, diritti dei lavoratori, lotta contro la precarietà (anche quella che amate chiamare "flessibilità").

27 ottobre 2009

Trans-Europe Express

L'attuale scandalo avente come protagonista il presidente della Regione Lazio, si presenta come un'ingombrante fonte di imbarazzo per quella parte del paese che per mesi ha tuonato dall'alto di un pulpito morale contro i viziacci del premier. Ora, trovandosi all'interno della fazione su cui stanno piovendo schizzi di fango a volontà, gli stessi si trovano nella condizione di riaffermare una (presunta) supremazia morale quando ogni evidenza si muove in direzione contraria. E ciò viene fatto nell'unico modo apparentemente possibile: individuando, o meglio creando differenze e distinzioni ad hoc.

Lasciando da parte tutte le valutazioni su risvolti politici, mancate vigilanze, eventuali complotti, gusti estetici o sessuali o altro, e rimanendo saldamente ancorati alla superficie dei fatti, quello che si può notare è come di fronte a due casi sostanzialmente simili, le differenti reazioni vengano utilizzate per rafforzare le gerarchie di valori postulate in base ad un pregevole esempio di petitio principii.

Fin dall'inizio della campagna di gossip avente come protagonista il premier e le sue prodezze, due diverse concezioni morali sono entrate frontalmente in collisione: l'idea che il privato sia di dominio pubblico contro l'idea che il giudizio sulla sfera pubblica di una persona non debba essere influenzato da particolari riguardanti la vita privata della stessa. La conseguenza è che chi sosteneva la pubblicità del privato chiedeva le dimissioni del premier mentre questo (ed il suo schieramento) ribadivano il valore privato del privato, tanto più quanto gli eventuali comportamenti in questione non erano sottoposti a nessun tipo di indagine giudiziaria.

Ora che il fuoco del gossip si è spostato sul fronte amico, viene utilizzata l'autosospensione del protagonista dello scandalo per dimostrare un presunto maggiore valore morale di questo rispetto a quello di chi continua ad occupare il suo posto. Ed è proprio in questo punto che si colloca la petitio principii: nel pensare che l'autosospensione possa dimostrare una qualche forma di superiorità morale rispetto al comportamento di chi rimane saldo al suo posto, nel considerare cioé l'applicazione di quanto postulato da una parte politica come una dimostrazione su un piano generale. In realtà, l'autosospensione non è altro che la conseguenza delle norme che la stessa parte politica cui appartiene ha deciso di darsi. Le dimissioni pubbliche a causa di una vicenda privata sono un atto dovuto per chi ha ripetutamente sostenuto che il privato è pubblico, ma non esiste alcuna regola logica od ontologica per cui tale regole debbano valere anche per chi risponde che il privato è privato, cioé per chi si affida ad una scala di valori differente.

26 ottobre 2009

Where Is My Mind?

Si sente spesso utilizzare l'espressione "arma di distrazione di massa", intendendo con essa una tecnica comunicativa finalizzata a distogliere l'attenzione di un segmento di popolazione più o meno vasto da un problema considerato cruciale per ridirezionarla verso un obiettivo differente. Esistono vari tipi di "armi di distrazione di massa"; si tratta perlopiù di procedimenti che possono essere considerati simili alle tecniche utilizzate dai prestigiatori per dis/trarre l'attenzione degli spettatori dal centro dell'azione.

Ma oltre ad essere molteplici possono essere dotate di vari gradi di intensità ed efficacia. L'esempio più comune è quello delle notizie comunicate dai telegiornali: allo scopo di non fare apparire come rilevante una particolare notizia (ad esempio, economica o politica), questa può essere relegata in uno spazio secondario dando rilievo ad un'altra notizia trattata come un caso eclatante (ad esempio, di cronaca), oppure fornendole un ampio spazio, ma contornandola di una tale quantità di dati (possibilmente in contraddizione tra loro) tali da non permettere a chi osserva di prendere una posizione. Si profilano così le due principali tecniche di distrazione alternative tra loro: indecidibilità o occultamento.

Attraverso l'indecidibilità, l'osservatore viene sovraccaricato di una quantità di cifre, dati, pareri, citazioni, etc. tale che senza uno strumento adatto di valutazione l'unica possibilità che gli rimane per prendere una posizione è assestarsi su quella di chi, per motivi più o meno razionali, considera attendibile o comunque degno di fiducia. Attraverso l'occultamento, invece, l'attenzione dello spettatore viene redirezionata su un oggetto differente, o perché più adatto a stimolarne l'attenzione e la curiosità mediante una struttura narrativa "avvincente" (come i molti casi di cronaca che tendono ad occupare spazi nei telegiornali per anni), o perché proposto come più grave di ciò di cui si stava discutendo (in pratica, si tratta di una forma di "benaltrismo").

Ma non è solo il tipo a creare un discrimine tra i vari tipi di arma, ma anche l'efficacia della stessa. Quanto più un'arma è potente, tanto più è in grado di assolvere efficacemente i propri compiti. Spesso viene citata la gestione delle notizie da parte di sedicenti Telegiornali presenti sulle televisioni della Grande Nemesi di Arcore: ad esempio, anziché parlare di notizie di "rilevanza nazionale" (o perlomeno ritenute tali da chi struttura la critica) un servizio come Studio Aperto sceglie di dedicare ampio spazio a gossip provenienti dal mondo dello spettacolo o a cuccioli abbandonati. Ovviamente, si tratta di una critica corretta solo in parte, perché fondamentalmente un tg come quello di Italia 1 si rivolge proprio a chi è più interessato ai pettegolezzi sulla vita di celebrità italiane e non o al ritrovamento di cuccioli di beagle che non a questioni geopolitiche o finanziarie. Pretendere notizie approfondite da Studio Aperto è come aspettarsi riflessione a carattere ontologico su settimanali come Chi.

Già invece il fatto che un fatto di cronaca nera particolarmente efferato occupi spazio trasversalmente su tutti gli organi di informazione (televisivi e non) togliendo spazio, ad esempio, ad un'analisi dei contenuti della finanziaria o degli emendamenti che il parlamento intenderebbe aggiungere, riesce a funzionare come mezzo distraente: un singolo fatto privato viene utilizzato per porre in secondo piano vicende di maggiore rilevanza per la collettività. (In questo senso, la scelta di Canale 5 non interrompere la diretta del Grande Fratello per aggiungere un ulteriore trasmissione dedicata al decesso di Luana Englaro ha avuto un forte valore sovversivo nei confronti del pensiero comune: con già l'ammiraglia di casa RAI impegnata in tal senso, il fatto una tale scelta che non sia stata doppiata in casa Mediaset ha avuto l'effetto - non ricercato, forse, dato che probabilmente si è trattata di una scelta guidata da regole di marketing - di non inglobare all'interno di un pensiero unico che già ampiamente stava dominando il panorama dell'informazione televisiva e non in generale.)

Ma la potenza di un'arma di distrazione di massa può essere valutata in base a due ulteriori parametri: l'efficacia nel non essere percepita come tale e l'interiorizzazione da parte di chi viene utilizzato da essa in modo tale da potersi propagare semplicemente sulla base di stimoli esterni finalizzati al mantenerla attiva. In tal senso, l'arma comunicativa più potente in Italia oggi è in mano all'opposizione ed è costituita dalla Grande Nemesi di Arcore stessa. Grazie ad essa, ogni problema interno viene mantenuto all'interno di una sorta di memoria a breve termine collettiva, dove lo spazio dedicato alla memoria a lungo termine è invece occupato dalla Nemesi stessa.

La dimostrazione di ciò si ha nella diffusa incapacità di relazionarsi ai problemi della propria fazione senza che l'attenzione non finisca con l'essere sviata sulla Nemesi e sul suo governo.

- In Puglia la giunta di sinistra è sotto inchiesta a seguito di malaffari legati al mondo della sanità...
- Sì ma B. si faceva mandare le ragazzette nel suo Palazzo...

- In Campania, da anni ci sono indagini su presunti legami tra le giunte di sinistra e la malavita locale...
- Sì, ma B. voleva non farsi processare grazie al Lodo Alfano...

- L'alleanza tra l'opposizione al governo ed il Gruppo Espresso è qualcosa che andrebbe valutata e contestualizzata...
- Sì, ma B. possiede le televisioni e c'è il conflitto d'interessi...

- Dopo un paio di fuochi di artificio e di colpi sparati a salve, nessuno più parla di provvedimenti nei confronti dell'esponente del PD con il cilicio...
- Sì, ma B. ha votato lo scudo fiscale...

- Durante la scorsa legislatura, l'attuale opposizione ha dato soldi a pioggia a banche e confindustriali vari, ha rifinanziato le missioni militari italiane all'estero, non ha fatto né una legge sul conflitto d'interessi, né una norma sulle coppie di fatto, ha cercato di far passare una legge bavaglio su internet (la Levi-Prodi)...
- Sì, ma B. vuole denunciare tutti quelli che aderiscono ad un gruppo su Facebook che inneggia alla sua morte...

E si potrebbe andare avanti all'infinito. Una simile arma, capace in un lampo di allontanare l'attenzione di chi ascolta dai problemi interni verso un grande Babau esterno è talmente efficace che meriterebbe la definizione di una legge apposita:

La Legge della Grande Nemesi di Arcore.
In una discussione che vede due fazioni contrapposte discutere su un argomento che non riguarda la Grande Nemesi di Arcore, quanto più aumenta il numero di partecipanti e quanto più la discussione stessa si protrae nel tempo, tanto più le probabilità che la Nemesi stessa venga citata come termine di raffronto negativo tendono ad 1.

24 ottobre 2009

I Will Survive

Un paio di giorni fa si osservava che:
Durante la guerra fredda, gli equilibri tra gli eserciti e gli armamenti delle potenze contrapposte venivano assicurati dalla M.A.D. (Mutual Assured Destruction) cioé la consapevolezza del fatto che un avvio di ostilità belliche avrebbe provocato pesanti danni in tutte le fazioni coinvolti (se non addirittura la completa distruzione reciproca). Se in passato non ha toccato il privato degli avversari probabilmente non era per qualche forma di discrezione, ma per evitare che il nemico potesse contrattare facendo altrettanto. Ora che il tabù è stato infranto, molti argini che vigevano in passato sono crollati, ed i calzini turchesi non sono altro che un nuovo capitolo, presumibilmente nemmeno l'ultimo.

E puntualmente, a conferma del fatto che la diga è crollata e che la vita privata è diventata uno strumento di lotta politica, ecco arrivare il jolly: il fermo dei 4 carabinieri che avrebbero ricattato il Presidente della Regione Lazio sulla base di un filmato compromettente. E' un caso? Forse. Ma facendo un po' di dietrologia le tempistiche sembrano tutt'altro che casuali. Infatti domani è il giorno delle primarie nel PD, e per quanto l'ex-conduttore di Mi Manda RaiTre sia coinvolto nel ruolo di vittima, la notizia squarcia ulteriormente il velo di ipocrisia di cui spesso si ammantano i più strenui difensori della morale, e comunque va ad occupare il posto di sgradito ospite su quel palcoscenico che i pidiini speravano potesse essere utilizzato per festeggiare il risultato delle elezioni interne.

21 ottobre 2009

Symphony of Destruction

Malgrado non sia la prima volta, e con la coscienza che non sarà l'ultima, riesce sempre a destare un certo stupore vedere orde formate da coloro che su Facebook e blog vari si stracciano le vesti per le conseguenze di azioni a cui precedentemente avevano applaudito. Questa volta tocca ai pedalini turchesi del giudice ripreso da Canale 5 e mandato in onda in uno dei servizi più ridicoli ed inutili della storia della televisione, roba al cui confronto i servizi dei programmi Rai pomeridiani meriterebbero la definizione di giornalismo d'assalto.

Ora vengono tirate fuori le più bizzarre teorie - con un posto al vertice occupato d'imperio da quella secondo cui si tratterebbe di un "avvertimento mafioso" che incomprensibilmente avrebbe rinunciato a qualsiasi discrezione per monopolizzare i media italiani - come se si trattase di un proverbiale fulmine a ciel sereno. La realtà è che si tratta dell'ennesimo capitolo di una brutta piega in cui non esiste più il confine tra pubblico e privato. Lo scopo del servizio non era né mandare avvertimenti mafiosi, né (ovviamente) dare comunicazione al pubblico del fatto che il giudice in questione fuma mentre aspetta di andare dal barbiere con addosso i suoi calzini turchesi. Lo scopo era fare esattamente quello che è stato fatto: esibire il soggetto indipendentemente dal contesto, trasformare il suo privato in pubblico, con tanta più forza quanto più il privato in questione risulta anonimo e di nullo interesse.

Ora c'è chi comincia a piangere perché qualcuno che è considerato brutto e cattivo usa i suoi mezzi per esporre al dominio pubblico il privato altrui. Il problema è chi oggi piange, molto spesso è anche chi ieri applaudiva mentre si buttavano le fondamenta per quanto accade oggi. Quando la scorsa estate il Gruppo Espresso ha iniziato le sue campagne mediatiche a base di esposizione del privato del premier (la vicenda di Casoria, le foto di villa Certosa, etc.) in diversi eravamo tutt'altro che entusiasti della piega che stava prendendo il rapporto tra media e privato. Ovviamente, gli antiberluscones applaudivano all'esposizione del privato in pubblico ed invocavano la libertà di stampa, e come di consueto, secondo un copione ormai spossante, accusavano chiunque facesse obiezioni in merito come "servo", "filo-questo", "filo-quello", etc.

Ma le motivazioni che spingevano altri a storcere il naso non erano di difesa della persona in questione, o della stabilità del suo governo, in virtù di una particolare simpatia. Come si notava anche su queste pagine virtuali si trattava del timore legato ad un mutamento di tendenza che avrebbe potuto costituire una potenziale minaccia per tutti. Come si osservava abbastanza chiaramente, se si decide di mettere sulla graticola mediatica uno dei più potenti editori italiani attaccandolo sul piano privato, cioé una persona che dispone abbondantemente degli strumenti e dei mezzi economici necessari per difendersi, chi potrà poi considerarsi al sicuro dalle telecamere o dalle macchine fotografiche?

Nell'incapacità di offrire un'alternativa programmatica sul piano politico, si è scelto di applaudire l'attacco indiscriminato alla sfera privata della Nemesi, nella speranza di indebolirne la figura pubblica attraverso la gogna dei vizi privati. Venivano applauditi come difensori delle libertà di stampa a coloro che sostenevano che il privato dei personaggi pubblici è esso stesso pubblico. Ed intanto altri temevano che non avrebbe tardato ad arrivare il momento in cui questi metodi avrebbero cominciato ad essere utilizzati anche dal nemico, al quale non mancano certamente i mezzi per combattere una guerra simile. Si trattava di una predizione facile, che ha trovato una prima conferma nel caso che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire: un vecchio caso diventa di pubblico dominio a scopo di ritorsione. Ed era altrettanto chiaro che non sarebbe stato l'ultimo. Un giudice che ha emesso una sentenza dannosa per un'azienda è stato esposto al pubblico da quella stessa azienda. Non è un avvertimento, è semplicemente l'affermazione del paradigma affermato con forza mesi fa da chi oggi si lamenta: se il privato di un personaggio pubblico è esso stesso di dominio pubblico, allora anche il privato del giudice che ha emesso una delle sentenze più discusse del momento, in quanto personaggio pubblico, deve essere considerato di dominio pubblico. Poi poco importa che si tratti di una cena al ristorante, di calzini colorati, di fumare su un marciapiede o nei dintorni di un barbiere.

E' inutile piangere adesso perché la Grande Nemesi utilizza i suoi mezzi per esporre al pubblico il privato (anche il più irrilevante) di chi lo avversa dopo aver regalato intere standing ovation a chi faceva altrettanto nei suoi confronti. E' inutile disperarsi e cercare di chiudere la stalla oggi, quando prima si è applaudito chi spalancava le porte e si è rimasti a guardare mentre i buoi scappavano. Ma qualcuno pensava veramente che chi oggi è passato al contrattacco sarebbe rimasto a guardare per sempre mentre gli avversari diffondevano foto private e domande pruriginose?

Durante la guerra fredda, gli equilibri tra gli eserciti e gli armamenti delle potenze contrapposte venivano assicurati dalla M.A.D. (Mutual Assured Destruction) cioé la consapevolezza del fatto che un avvio di ostilità belliche avrebbe provocato pesanti danni in tutte le fazioni coinvolti (se non addirittura la completa distruzione reciproca). Se in passato non ha toccato il privato degli avversari probabilmente non era per qualche forma di discrezione, ma per evitare che il nemico potesse contrattare facendo altrettanto. Ora che il tabù è stato infranto, molti argini che vigevano in passato sono crollati, ed i calzini turchesi non sono altro che un nuovo capitolo, presumibilmente nemmeno l'ultimo.