09 luglio 2009

Loser

Il primo articolo della Costituzione Italiana recita:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Invece la pagina pubblicitaria che il Leader Unico dell'IdV ha comprato sul Herald Tribune si chiude con:
Faccio appello alla comunità internazionale perchè faccia circolare queste informazioni ed eserciti la pressione necessaria per assicurare i principi di libertà democratica e di indipendenza della Consulta, così da scongiurare che la nostra democrazia in Italia venga trasformata in una dittatura di fatto.

E così, tutti coloro che pensavano di avere davanti un fascista in pectore sono stati parzialmente smentiti: si delinea un profilo decisamente più simile a quello di un emulo del maresciallo Petain.

08 luglio 2009

Piece of Me

Come ampiamente previsto, alla vigilia del G8 è arrivato puntuale l'attacco da parte della Stampa Inglese. Con il caso "noemi" che si è sgonfiato per evidente inconsistenza e quello barese che ha svoltato in direzioni ben più compromettenti per la controparte politica (l'azzeramento di una giunta non è qualcosa che si stabilisce tra uno stuzzichino e l'altro durante un aperitivo), e soprattutto in assenza di fotografie che riprendessero nuovi cazzi e puppe al vento all'interno di una dimora privata del premier, cioé in pratica in assenza di qualcosa che stuzzicasse i pruriti del pubblico affamato di gossip. Ecco arrivare dalle terre di Albione, una notizia talmente stupida che non sembrava nemmeno il caso di prenderla in considerazione: l'Italia andrebbe sbattuta fuori dal G8 perché la sua regia dell'evento sarebbe scarsa ed approssimativa. Ovviamente, si tratta semplicemente di una fesseria: chiunque abbia un minimo di buon senso sa che le agende politiche non si improvvisano, e soprattutto non si delegano mai ad una sola parte. Ad esempio, negli scorsi giorni Obama ha incontrato prima Medvedev e poi Putin, arrivando a siglare l'accordo sulla riduzione delle testate nucleari: ora, c'è qualcuno che riesce a credere veramente che l'accordo firmato sia stata la conclusione di un paio d'ore d'incontro? Gli accordi su cui i rappresentanti dei due paesi hanno apposto le loro firme era il frutto di lunghe trattative tra le diplomazie dei due paesi, con tanto di veti incrociati, contrattazioni e revisioni. E lo stesso avviene in qualsiasi summit, a meno che qualcuno non voglia credere che ogni volta che c'è un G8, i massimi rappresentanti di 7 paesi aspettino di arrivare ad incontrare l'ottavo per sapere di cosa si parlerà: quindi di volta in volta, di calcio, di cricket, di baguette, di wurstel e crauti, e così via... a seconda di cosa passa per la testa di chi ospita l'incontro.

Dato che la notizia è di per sé piuttosto sciocca ed indegna di essere presa seriamente in considerazione, vale però la pena di fare un paio di veloci riflessioni su quest'ennesima bufala made in UK. La prima cosa da notare è che la richiesta di espulsione dal G8 non sarebbe da imputare a ragioni di natura strutturale o economica, ma per una presunta disorganizzazione nell'addobbare il salotto in attesa dell'arrivo degli ospiti per il te' delle cinque. Non si tratta di chiedere l'espulsione dal G8 dei paesi che con le loro economie avventurose sono all'origine dell'attuale crisi finanziaria mondiale, perché così facendo il Regno di Sua Maestà dovrebbe essere uno dei primi a staccare un biglietto di partenza. Allora ecco imbastito un articolo sul nulla che non riflette nemmeno che se, per assurdo, fosse l'ospite italiano a stabilire unilateralmente l'agenda dell'incontro, vorrebbe dire che lo stesso primo ministro inglese si sta dirigendo all'incontro de L'Aquila senza sapere se si parlerà di economia, di assetti geopolitici o dei prossimi campionati di calcio. Che poi l'Italia debba essere scalzata dalla Spagna in quanto questa avrebbe un redditto pro capite superiore, è qualcosa che fa ridere anche e più della precedente: a parte l'opinabilità del dato, va anche detto i parametri che hanno stabilito quali paesi dovessero farne parte erano decisamente più complessi di un banale "quanti soldini hanno mediamente in tasca i cittadini". Se il criterio fosse stato questo, allora forse sarebbe stato opportuno prendere in considerazione anche il Principato di Montecarlo come paese degno del G8; e soprattutto, stando a quanto scriveva l'Economist qualche mese fa, dato che il reddito pro capite italiano, in virtù del crollo della sterlina nei confronti dell'euro, ha superato quello inglese, viene da sé che se il criterio è il reddito pro capite, prima ancora dell'Italia, dal G8 dovrebbe uscire la patria del Guardian stesso.

Vale la pena di ricordare la posizione di Robespierre nei confronti della guerra (che, con tutte le differenze del caso, sarà rispecchiata dai leninisti in aperto contrasto con le derive trotzkiste): il padre della Rivoluzione Francese si schierava apertamente ed esplicitamente contro la guerra in quanto è proprio durante il conflitto contro un nemico proveniente dall'esterno che un qualsiasi popolo tende a trascurare i propri bisogni ed i propri diritti per concentrare la propria attenzione verso ciò che accade all'estero. Ma non solo, è soprattutto durante la guerra che le contrapposizioni interne tendono a passare in secondo piano, ed i dominati sono maggiormente disposti a difendere gli interessi dei dominanti in ragione di un pericolo proveniente da fuori: la guerra, con la sua capacità di mediare i conflitti interni in favore di un comune nemico estero, rappresenta pertanto un nemico della Rivoluzione. Che ci sia un asse Murdoch-De Benedetti contro l'attuale presidente del Consiglio italiano sembrerebbe un dato di fatto (basti vedere che i rapporti tra i due gruppi sono regolati anche da accordi di collaborazione economica: ad esempio i canali radio-televisivi del Gruppo Espresso trovano spazio sulla piattaforma satellitare di Sky), ma che tutta la stampa delle terre di Albione sia animata da astio personale nei confronti del premier italiano (come da lui sostenuto) è qualcosa che strappa ben più di una risata. Più verosimile risulta notare come l'enorme spazio dedicato a denigrare il governo italiano (guerra) sia tutto spazio sottratto a notare come l'Italia non abbia avuto (finora) la necessità di nazionalizzare banche sull'orlo del crac finanziario, come l'Italia si ritrovi ad avere un reddito pro capite superiore a quello made in UK, e così via. Sollazzando l'ego dei propri lettori, i quotidiani inglesi hanno gioco facile nell'elogiarne il grandeur morale di fronte a casi inconsistenti mentre gli artefici di economie finanziarie piratesche si godono in tranquillità i loro bottini: le vittime del disastro economico si alleano ai loro carnefici nel criticare qualcosa al di fuori dei propri confini, trascurando quelle che avrebbero potuto (ed in qualche caso dovuto) essere ragioni di conflitto interno. E se si tiene conto del fatto che buona parte del conflitto mediatico si è svolto (e si svolge) sul terreno del gossip - che è una forma di comunicazione reazionaria per definizione - la conclusione cui si arriva abbastanza facilmente è che quella dei giornali inglesi contro l'Italia è una guerra di reazione volta a distogliere l'attenzione dei propri lettori da eventuali desideri "rivoluzionari".

(Note a margine:
- in altri tempi, ed in altre situazioni, quando un appartenente di un paese decideva, in nome di propri particolari interessi, di schierarsi con gli interessi di nazioni straniere in aperto contrasto con quelle del proprio, veniva etichettato come "traditore" e "collaborazionista";
- è sempre interessante notare come arrivino richieste di dimissioni per storie private di nessuna rilevanza giuridica, mentre la posizione di chi ha mentito sulle armi di distruzioni di massa in Iraq non viene minimamente messa in discussione;
- in tema di doppiopesismo, è poi altrettanto interessante ricordare come sembrerebbe esserci un gravissimo conflitto d'interessi in Italia per via di un premier magnate dell'editoria, mentre non ha destato altrettanto scandalo un Presidente appartenente ad una dinastia di magnati del petrolio che occupa militarmente e rovescia con la forza i governi di Paesi mediorientali ricchi di oro nero;
- ed infine la novità degli ultimi giorni: un altro motivo per mettere in discussione la posizione dell'Italia nei G8 sarebbero gli scarsi fondi destinati ai paesi poveri... invece, con un mirabolante esempio di doppiopesismo, la posizione di quelle economie - angloamericane in primis - che con l'uso spregiudicato di strumenti finanziari, a partire dal FMI, hanno distrutto intere economie del Terzo Mondo non viene minimamente criticata. Brutalizzando, l'Italia viene accusata di non versare abbastanza fondi nei pozzi che poi vengono prosciugati dagli speculatori finanziari.)

03 luglio 2009

Heatseeker

Rispetto all'ultimo post sull'argomento, nel mondo del wrestling sono cambiate alcune cose... ma praticamente tutte nella TNA. Purtroppo sulla WWE c'è ben poco da dire: continua con la sua formula stanca che vede coinvolti ad alto livello praticamente sempre gli stessi protagonisti. Randy Orton e la sua Legacy contro Batista, poi Randy Orton contro Triple H, e così via, riuscendo comunque talvolta a stupire il pubblico con autentiche perle quali ad esempio un ossimoro da antologia come un Last Standing Man Match per il titolo che si conclude... senza un Last Man Standing. Va avanti il feud tra John Cena e Big Show (in cui ogni tanto si infila The Miz) e il livello dello spettacolo è simile a quello di un Playmobil gonfiato di steroidi che si scontra con un frigorifero side by side. La conquista del titolo ECW a Extreme Rules da parte di Tommy Dreamer era annunciata da mesi. Il titolo di coppia, che si trovava nelle mani di quello che forse è l'unico tag team della federazione - The Colons - è passato nelle mani della coppia improvvisata Edge e Chris Jericho. Se poi si affronta il settore femminile, il risultato è anche peggiore, con il titolo di Miss Wrestlemania che passa da un uomo a Vickie Guerrero, con tanto di rematch nel fango. E come se tutto questo non bastasse, ecco presentarsi in sede di Raw l'ennesima parentesi che vede protagonisti Vince McMahon e Donald Trump. Storie ripetitive, stipulazioni mal sfruttate ed incontri quasi sempre distanti dalle attese generate da dichiarazioni roboanti... il pubblico delle arene sembra comunque gradire molto, da questo lato dello schermo invece l'entusiasmo è decisamente più contenuto.

Decisamente di tutt'altro tenore quanto offerto dalla TNA. Se potevano rimanere dubbi sul fatto che la spettacolarità di LockDown fosse dovuta alle stipulazioni degli incontri, i successivi Sacrifice e Slammiversary, cancellano qualsiasi incertezza. In primo luogo, a livello di storyline, i vari feud sono decisamente mobili, e le alleanze - se si escludono alcune che resistono solidamente, come quella tra Christopher Daniels e AJ Styles - sono sottoposte a frequenti revisioni ed intrecci. Kurt Angle vince il King of the Mountain match a Slammiversary ed il titolo TNA con il concorso di un imprevedibile turn heel che vede Samoa Joe rivelarsi come membro della Main Event Mafia. E non solo: il suo ingresso vede anche la fuoriuscita di Sting dalla stable e l'ingresso di Matt Morgan che, dopo il più che dimenticabile feud con Abyss, sembra finalmente trovare uno spazio ed un ruolo adatto alla sua gimmick.

Come previsto, la separazione delle vicende di Matt Morgan da quelle di Abyss, e l'apparizione del Dr. Stevie (Richards), hanno generato una storyline hardcore. Ovviamente senza spingersi ai confini verso spettacoli in stile CZW, la TNA sembra intenzionata a consolidare all'interno dei suoi show e pay per view lo spazio da dedicare al wrestling hardcore: un'intenzione che, a partire dalla lunga militanza di Abyss, sembra trovare conferma nel successivo arrivo di Mick Foley e Stevie Richards, che si consolida nel ritorno di un altro ex-ECW (originale) quale Raven, e che si concretizza in Monster's Balls Tag Team Match misto con Abyss affiancato da Taylor Wilde affrontare Raven e Daffney dove le due ragazze non stanno a fare da contorno e non esitano ad utilizzare tavoli e puntine per rubare la scena ai colleghi uomini.

E che nella TNA il roster femminile non sia formato di pin up zompettanti sul ring tra una copertina di Playboy e l'altra, oltre che nel livello degli incontri, già più che rispettabili, trova conferma nelle nuove acquisizioni: infatti a breve avverrà l'esordio ufficiale in una puntata di Impact di Sarah Stocks. Un esordio che si affianca a quello già avvenuto con il passaggio alla federazione di Jeff Jarrett da parte di Victoria (qui con il nome di "Tara") che finalmente può tornare ad esibirsi in incontri in grado di rendere giustizia alla sua bravura. E per quanto l'incontro per il titolo tra lei e Angelina Love si sia rivelato piuttosto al di sotto di quello che entrambe possono offrire, è sempre molto di più del ruolo di jobber entro cui era stata relegata nella WWE.

23 giugno 2009

Little Arithmetics

Secondo il leader del PD, alla luce di quest'ultima tornata elettorale sarebbe "iniziato il declino della destra", e le motivazioni di una simile affermazione sarebbero da cercare nell'aver raggiunto "un risultato al di sopra delle nostre previsioni", nel non essere stati cancellati al Nord, come qualcuno aveva previsto", e soprattutto nel ricordare che "solo 15 giorni fa il quadro prospettava il Pdl al 45% alle europee e la conquista del centrodestra di tutte le grandi città".

Sono indubbiamente affermazioni buffe, paragonabili a quelle di un tennista che, sconfitto per "6-1, 6-0, 6-1", gioisce perché ci si aspettava una sua sconfitta per "6-0, 6-0, 6-0". Certamente quei due game conquistati sono un risultato migliore rispetto alle aspettative, ma non rappresentano una vittoria, né tantomeno un'inversione di tendenza. Anzi, sono le parole di un destinato alla sconfitta che trova soddisfazione nel rosicchiare risultati parziali qua e là, nel riuscire a strappare qualche punticino qua e là anziché mirare al bottino pieno.

Con buona pace di Franceschini, il risultato di queste elezioni è drammatico per la sinistra. Numeri alla mano, e facendo un raffronto tra dati omogenei - come si dovrebbe fare in qualsiasi analisi minimamente critica - e non con dati presi qua e là o addirittura con previsioni più o meno campate per aria (come, appunto, la previsione secondo cui il consenso verso il PdL si aggirasse attorno al 45%), non ci vuole un esperto in analisi matematica per vedere che:
- sul fronte europeo, il PdL, con il suo 35,3% ha aumentato i voti rispetto al 2004 in cui AN e Fi assieme avevano totalizzato il 32,5% (cioé hanno guadagnato cinque seggi in più: 29, contro 24);
mentre il PD (ai tempi Ulivo) è passato dal 31,1% al 26,1% (perdendo 3 seggi assieme ai 5 punti percentuali);
- sul fronte referendario, il fronte del "Sì" capitanato dal PD non è riuscito a convincere a votare nemmeno la metà degli elettori necessari per raggiungere il quorum;
- infine, per quanto riguarda le amministrative, delle 62 province sottoposte a consultazione elettorale 9 erano amministrate dal centrodestra, 50 dal centrosinistra e 3 di nuova formazione. Ad oggi, il centrodestra ha mantenuto le sue 9 e ne ha conquistate altre 25, salendo così a 34 su 62, mentre il centrosinistra è sceso da 50 a 28 su 62. In pratica il centrodestra ha quasi quadruplicato i consensi rispetto alle precedenti amministrative.

Cosa ci sia da festeggiare, o comunque in cosa consista in pratica questa inversione di tendenza, risulta imponderabile. Sarebbe un po' come se un CT della nazionale, dopo aver perso 3 a 0 in una competizione internazionale, affermasse soddisfatto che si tratta di un risultato positivo perché qualcuno aveva detto che avrebbero perso 6 o 7 a 0.

12 giugno 2009

Falling Back in Fields of Rape

Pare aver causato scalpore ed indignazione su più fronti la scelta di Gheddafi di presentarsi in Italia con una foto dell'eroe antifascista libico Omar Al Muktar in catene appuntata sul vestito. Un atto, questo, che ha generato tutta una serie di accuse di anti-italianità, che si vanno a sommare a quelle di essere un dittatore che non rispetta i valori della democrazia (quel tipo di democrazia da esportazione in stile USA, verrebbe da aggiungere).

Le proteste contro l'autorizzazione a parlare al Senato al leader libico (attualmente anche Presidente dell'Unione Africana) sfociate in un cambio di programma riportano alla mente le immagini di Arafat e delle sue guardie armate accolte alla Camera, e le proteste dell'Onda studentesca (solitamente antiamericana e filopalestinese) contro un autorevole rappresentante del continente africano, antiamericano e filopalestinese, sulla base di quella mancanza di democraticità di cui sopra, genera più di qualche perplessità sull'effettiva autonomia politica (e di riflesso culturale) di simili movimenti.

Ma tornando alla foto, perché una simile immagine sbattuta in faccia al paese che sta offrendo ospitalità può essere causa di "turbamenti"? In fondo, in base ai principi dell'antifascismo, ad una figura come Al Muktar spetterebbe lo stesso rispetto che viene tributato agli eroi della Resistenza italiana: in fondo dovrebbe trattarsi di un personaggio di un paese straniero che ha lottato tragicamente contro quello stesso regime di cui viene celebrata la fine ogni anno. Ma il problema di una simile immegine, forse, non risiede tanto in una serie di conti con il passato che sono stati fatti e rifatti allo sfinimento; forse risiede in una serie di conti con il presente ancora da fare.

L'immagine di Al Muktar in catene, circondato da soldati fascisti che lo esibiscono come trofeo, assume i contorni del prigioniero incappucciato di Abu Grahib, di quella serie di immagini che rappresentano il presente dell'Occidente(*), e non il passato dell'Italia. Certamente, quell'immagine rimanda alle violenze esercitate dall'Italia in Libia quasi un secolo fa, ma allo stesso tempo ricorda anche che l'Italia è stata presente in passato in Serbia, come poi in Iraq e Afghanistan. Quell'immagine è il ricordo di violenze morte e sepolte, ma allo stesso tempo è un rimando a violenze vive ed attuali.

(*) Alla fine di Maggio, il Daily Telegraph pubblica un articolo riguardante il divieto di pubblicazione di oltre 2000 foto riguardanti prigionie e torture in Iraq e Afghanistan imposto da Obama. Secondo quanto è stato riferito (e ovviamente smentito dalla Casa Bianca), si tratterebbe di immagini riguardanti stupri, torture, sevizie e violenze di ogni tipo; foto che andrebbero a costituire le prove di quanto sostenuto in passato da vittime e testimoni. Ovviamente, a tutto ciò sulla stampa internazionale non è stato dato alcun rilievo. In fondo, chissenefrega di qualche centinaio di arabi vittime di violenze varie quando si possono sbattere in prima pagina qualche cecoslovacco barzotto e un po' di puppe al vento a Villa Certosa... La Repubblica, L'Unità e tutta la stampa italiana (soprattutto, e per ovvie ragioni, quella tendenzialmente filoamericana) si è ben guardata dal dare rilevanza alla "censura" di Stato statunitense; e con loro El Pais, il Times ed in generale la stampa internazionale; e con loro tutti coloro che considerano fondamentale sapere cosa succede in un giardino di una villa in Sardegna.

11 giugno 2009

The Passenger

E' passato poco più di un anno dalla riapertura di questo blog, ed è venuta la voglia autoreferenziale di tirare le somme di quanto fatto. Fin dall'inizio questo blog si è considerato come un blog "di sinistra", ma non nel senso dominanante nel termine, quanto piuttosto nel senso di erede di quella tradizione che parte da Marx e Lenin e arriva a Zizek passando attraverso la Scuola di Francoforte, il poststrutturalismo francese ed altro ancora. Per scelta, ho sempre cercato di evitare di utilizzare - o comunque di ridurne al minimo l'impiego - le paroli chiave di tali forme di pensiero ("fallocentrismo", "logocentrismo", etc.) non per rifiuto dei concetti da cui derivano, ma per la semplice convinzione (tutta personale) che si trattasse di termini che costituivano la firma nelle elaborazioni filosofiche di chi li ha creati, e che pertanto l'esibizione di una firma non propria non è altro che una forma di contraffazione, quando non una maldestra imitazione. Tutto questo (comunque limitato) armamentario concettuale è stato utilizzato per criticare spesso un'idea falsa di sinistra, quella sorta di branding che consiste nel prendere principi teoricamente di destra (giustizialismo, fanatismo, etc.) e spacciarle come concetti di sinistra in quanto espresse da persone che si dichiarano appartenenti a vario titolo a schieramenti di sinistra (un ennesimo esempio di argomentazione ad hominem). La critica, qua, non è mai stata intesa come fine a sé stessa (e se talvolta così è sembrato è solo per un'esposizione poco chiara) ma come un attacco nei confronti di ciò che c'è in funzione di una qualche alterità.

A distanza di un po' più di un anno dalla sua apertura, si diceva, arriva il momento di tirare delle conclusioni parziali. Per dirlo in modo chiaro e banale: le cose cambiano, e anche le persone. Ed arriva il momento in cui viene voglia di qualcosa di diverso. Ecco perché Blobshock ha deciso di trasferire la propria sede sulla Luna: ha preso i suoi dischi, i film, diversi libri, li ha messi in uno zaino ed è andato ad insediarsi sulla Luna. Perché proprio la Luna? Perché sulla Luna c'è pace e silenzio. E perché lo scopo di un trasferimento consiste nel tentativo di spostarsi in una dimensione differente e non l'immobilismo derivante dall'eterna duplicazione di quanto già fatto: rimettere ed approfondire concetti già espressi, a volte ripercorrerli alla ricerca di approfondimenti o nuovi aspetti, o ancora meglio esplorarne altri non ancora affrontati. Che ne sarà di questo spazio? Attualmente si è deciso di mantenerlo aperto come luogo di villeggiatura in quanto non si sente ancora il bisogno di chiudere o bloccare... ma ovviamente non si tratta di una posizione definitiva perché, sempre banalmente, le persone cambiano e anche le persone.

05 giugno 2009

I Abstain

"Attenzione, il 6 e 7 giugno si decide, oltre alle europee, la qualita' della democrazia italiana del futuro, dalla distanza tra noi e il Pdl si misurera' se siamo in un Paese o in un altro con un padrone assoluto [...] Non dico che andiamo in un regime, ma non e' il momento dell'astensione: c'e' in gioco il futuro della societa' italiana" (Dario Franceschini, PD, ex-DC)

Egregio dott. Franceschini, non ho mai votato PD e continuerò a non farlo. Per poche e semplici ragioni: perché collocandomi ideologicamente nell'area della sinistra laica, non riconosco come mio rappresentante il suo partito che gorgoglia teodem e fanatici cattolici vari che, oltre ad essere ben lontani dal rappresentare quell'esempio di progressismo di cui vi vantate a parole, non perdono occasione di offendere le mie idee e le mie scelte; perché mi considero di sinistra, e le politiche economiche del suo partito negli scorsi governi - politiche economiche mai rinnegate, del resto - andavano in direzione neoliberista; perché non sono un classista snob, e trovo repellente, in quanto profondamente offensivo per chi non la pensa come me, affermare che la "qualità della democrazia" dipenda dal risultato della mia fazione; perché da un partito italiano mi aspetto che ci sia una presa di posizione in favore dell'economia italiana, e non in favore di magnati esteri (vedi Murdoch) al fine di ottenere in cambio un po' di propaganda spicciola.

Per anni, fintantoché l'astensione era limitata percentualmente e diffusa in modo più o meno omogeneo su tutto lo spettro politico, è stato detto che il non votare era una forma di non politica, un'azione qualunquista da disprezzare. Oggi, l'astensionismo, seppur timidamente, sta iniziando a far vedere i suoi denti, e nella sua citazione di cui sopra, come in molte altre, la sua paura affiora evidente. Dopo anni passati a propagandare una dicotomia ineludibile (votare di qua o di là), oggi, nel vostro seno, affiora la coscienza della concretezza della terza scelta (non votare). E questo vi fa paura, perché sapete benissimo che è su questo che avete condannato voi stessi ad un'opposizione irrilevante.

Se la già rodata astensione non sarà interrotta nemmeno stavolta non sarà perché sono qualunquista o irresponsabile, e non c'è nulla che lei o i suoi colleghi possiate dire per farmi credere che sia colpa mia: colpe e responsabilità sono solo ed esclusivamente vostre. Perché avete fatto una campagna elettorale disgustosa basata su pettegolezzi da quattro soldi cavalcando la comunione d'interessi con il Gruppo Espresso (ad oggi non riesco a capire quale sia il capo di accusa nella triste vicenda "noemi" e da chi parte tale accusa: c'è stato un crimine? chi è la vittima? chi è che accusa chi? sulla base di cosa?); perché per quanto possa aver fatto delle cose apprezzabili, questo governo era ampiamente attaccabile e criticabile sulla base di temi concreti (vedi ronde, medici e presidi spie, etc.) ed invece avete preferito nascondervi dietro al nulla generale per evitare di correre il rischio che, a discutere di qualcosa, emergesse il vostro, di nulla; perché in chiave europea, non è il PdL ad essere un'anomalia, in quanto "normalmente" appartenente al PPE come negli altri tanto elogiati paesi europei, ma voi che per via della proliferazione di ex-DC (di cui lei è un autorevole rappresentante) rifiutate di aderire al PSE per andare a fare non si sa bene cosa (forse un minigruppo meno influente di quanto lo sia oggi l'UdC nel parlamento italiano); perché quando un aspetto del mio paese, e i cittadini che in essi vi si riconoscono, viene insultato o sbeffeggiato dalla superficiale e razzista stampa straniera, mi aspetto che tutte le forze politiche, come in qualsiasi altro paese occidentale, depongano momentaneamente le armi per fare quadrato attorno agli interessi comuni, e non che ci sia una corsa a baciare i piedi dello straniero, come se questo agisse per nobili ideali e non per interessi (che per quanto legittimi e comprensibili, rimangono sempre interessi di parte, e spesso in contrasto con quelli del paese che vi candidate a rappresentare).

Sinceramente, e su un piano di valutazioni del tutto personale, trovo stupefacentemente squallido e vergognoso che il leader del principale partito di opposizione, anziché proporre un'alternativa politica seria ed interessante, sia ridotto ad elemosinare pateticamente voti da chi ha deluso più volte senza offrire nulla in cambio, ma solo agitando per l'ennesima volta il ridicolo babau del "padrone assoluto". Anche perché dati il nulla di cui siete stati protagonisti ed il niente che avete proposto per futuro, non si capisce bene quale sarebbe il vantaggio qualitativo in un vostro incremento numerico. Forse avete dimenticato che è compito di un partito politico rappresentare i cittadini nel Parlamento, e chiederne il voto dimostrandosi all'altezza delle aspettative dei suoi elettori, e che invece non è un compito dei cittadini assumersi la responsabilità di rappresentare un partito nel Paese ed eleggerlo con un mandato in bianco per fare non si sa bene cosa, come, secondo quali linee e principi. Anziché sputare sentenze sull'astensionismo e sulla "qualità della democrazia", forse dovrebbe fermare un attimo la lingua e considerare che è tutt'altro che scontato che chi si astiene perché disgustato dalla vostra politica, se prendesse in mano la scheda voterebbe per voi tappandosi il naso, secondo la tradizione a cui vi siete abituati; perché c'è anche chi decide di non votare per non mettere una croce contro di voi (e gli operai che votano Lega sono la dimostrazione della concretezza di un simile rischio).

Un noto adagio invita a fare molta attenzione a quello che si desidera perché l'ottenerlo potrebbe rivelarsi ben differente dalle aspettative. Anziché cercare vigliaccamente di mettersi al riparo da un eventuale fallimento addossando la colpa a chi si avvale del suo sacrosanto diritto di (non) scegliere - e soprattutto di non scegliere voi perché voi non siete riusciti a convincerlo della bontà della vostra proposta, casomai ne esistesse una - forse farebbe bene a considerare che sarebbe piuttosto il caso di tacere pubblicamente sull'argomento e ringraziare in silenzio tutte le persone che decidono di rinunciare al voto e non votare contro di voi.

01 giugno 2009

Slaves of Yesterday

C'è una diffusa tendenza a definire le teorie filosofiche di ambito post-marxista (o post-strutturalista) come vuote astruserie o truffe intellettuali. Autori come Alan Sokal e Jean Bricmont sono riusciti a scatenare un ampio dibattito sul tema attraverso una serie di opere ed articoli volti a dimostrare la mancanza di scientificità nei testi di autori quali Deleuze, Guattari, Lacan, etc. A loro dire, nelle opere di questi autori il linguaggio della scienza sarebbe usato impropriamente col fine di rafforzare teorie fumose, inconsistenti e scritte in un linguaggio criptico ammantandole di autorità proveniente da importanti teorie scientifiche e matematiche. Il tentativo è ambizioso, ma non innovativo e soprattutto non ottiene risultati differenti da altri simili avvenuti decenni prima. Infatti, alla fine, non sembra di avere nulla di più di fronte di una replica dell'ennesimo scontro tra "analitici" e "continentali": una sorta di remake delle accuse che gli autori provenienti dall'area culturale del Circolo di Vienna rivolgevano ad Heidegger, Gadamer e l'ermeneutica in generale.

L'azione di Sokal si è svolta in due fasi: una prima, molto efficace, incentrata sulla pubblicazione di un finto articolo scritto in "linguaggio postmodernista", volto a dimostrare come buona parte di un certo accademismo umanistico si basasse più su una forma alla moda che non su un'effettiva valutazione dei contenuti; ed una seconda fase, decisamente meno ponderata, in cui pubblica saggi dedicati alla demistificazione scientifica di opere filosofiche.

Come anni prima era accaduto in Italia con il caso dei "falsi Modigliani", il finto articolo postodernista di Sokal diventa oggetto d'imbarazzo per chi si poneva come competente nel campo, ma si dimostra non in grado di distinguere un falso da un vero. Ovviamente, come il falso Modigliani nulla toglieva o aggiungeva all'opera dell'artista toscano, andando a diventare oggetto d'imbarazzo per i critici ed esperti vari che avevano creduto si trattasse di opere autentiche, così il falso di Sokal non va a colpire gli autori di riferimento ma piuttosto quell'orda di critici e presunti esperti vari che attraverso lo scimmiottamento della scrittura dei "maestri" si ammantano di autorità puramente formale.

Ma a questa azione valida ed interessante, Sokal ha voluto farne seguire un'altra in cui alza il tiro in direzione degli autori di riferimento dell'ambito finendo però col mancare completamente il bersaglio. Non si tratta del primo tentativo in tal senso, infatti, tra i vari, persino Robert Hughes, nel suo brillante e tagliente "La Cultura Del Piagnisteo" inciampa rovinosamente su questo aspetto. Infatti, nel suo testo, l'autore australiano critica e seziona con una lucidità quasi chirurgica quel comportamento tipico dei sostenitori del "political correct" secondo cui qualsiasi opera non sia accessibile e rispettosa nei confronti di tutti sarebbe da combattere in quanto fonte di discriminazioni (memorabile in tal senso l'annotazione iperbolica secondo cui, sulla base di un simile stile di ragionamento, un'opera come Moby Dick di Melville andrebbe contrastata in quanto non politicamente corretta nei confronti delle balene). Robert Hughes ribadisce più e più volte che la cultura è elitaria per definizione, e che non può e non deve essere altrimenti perché in ogni campo l'eccellenza viene raggiunta da pochi e che se tutto si dovesse posizionare su un livello accessibile a chiunque non ci si potrebbe discostare dal piano di una bassa mediocrità. Ed è proprio questa premessa ad essere fonte della più evidente contraddizione presente nel testo di Hughes: dopo aver sostenuto che la cultura deve essere elitaria e che è compito del lettore andare verso l'autore e non viceversa (è compito del lettore comprendere Dante, e non pretendere che Dante si renda comprensibile a lui), critica Foucalt e gli autori poststrutturalisti in generale di essere astrusi ed incomprensibili. Autori come Deleuze, Foucault, Derrida, Lacan, Baudrillard, etc. sono autori difficili da leggere, e pertanto richiedono sforzo ed impegno. Proprio quel tipo d'impegno che dovrebbe animare la passione per la cultura: perché per quanto si possa non condividerne le idee e i concetti, non si capisce perché Hughes ritenga sufficiente liquidarli in base ad una complessità che considera artificiosa.

Ma tornando a Sokal, nelle sue opere aventi come bersagli gli autori postmoderni, la critica che rivolge loro è di usare impropriamente concetti e termini scientifici. Ma alla fine, l'atto che risulta improprio, è proprio quello dello stesso Sokal che utilizza il metodo scientifico per criticare in modo piuttosto superficiale, opere che non sono scientifiche e che soprattutto non ambiscono in alcun modo ad esserlo. Si tratta di una critica rivolta ad un uomo di paglia (strawman), in cui Sokal attribuisce ai suoi bersagli obiettivi non loro per poi rilevare come non siano in grado di raggiungerli. E' la metodologia sistematicamente utilizzata da un Odifreddi nel criticare i testi sacri: ne rileva le contraddizioni logiche e gli errori scientifici come se esistesse qualche imperativo che stabilisce che un testo sacro debba essere logico e scientifico.

Sokal critica le ambizioni scientifiche delle opere dei poststrutturalisti francesi, ma come in ogni uomo di paglia che si rispetti ciò che critica non è un tratto del soggetto, infatti tali opere non hanno mai avuto, perlomeno nelle intenzioni di chi le ha scritte, ambizioni scientifiche. E a dimostrazione di ciò valgono le parole scritte a quattro mani da Deleuze e Guattari a proposito di cosa sia la (loro) filosofia nell'introduzione, appunto, a "Che Cos'è La Filosofia?":
[...] la filosofia è l'arte di formare, di inventare, di fabbricare i concetti. [...] I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c'è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la fima di coloro che li creano. [...] Non è riflessione perché nessuno ha bisogno della filosofia per riflettere su una cosa qualsiasi: [...] nè i matematici in quanto tali hanno mai atteso i filosofi per riflettere sulla matematica, né gli artisti sulla pittura o sulla musica [...] i concetti sono e restano fimati: la sostanza di Aristotele, il cogito di Descartes, la monade di Leibniz, la condizione di Kant, la potenza di Schelling, la durata di Bergson... [...] L'esclusiva della creazione dei concetti assicura alla filosofia una funzione, ma non le conferisce alcuna preminenza né alcun privilegio, visto che ci sono altri modi di pensare e di creare, altri modi di ideazione, come il pensiero scientifico, che non devono necessariamente passare attraverso i concetti. [...]
In Deleuze, ma più in generale in larga parte della scuola filosofica che ha segnato la cultura francese (e non solo) nella seconda metà del XX secolo, si trova ad essere costantemente perseguito quell'obiettivo della filosofia che in Nietzsche si concretizzava in un rovesciamento del platonismo. Ed infatti, all'interno della formulazione deleuziana, la stessa costellazione di idee pure ed astratte che formavano il cielo dell'orizzonte platonico diventa non più scoperta ma creazione ("Platone diceva che bisognava contemplare le Idee, ma dovette prima creare il concetto di Idea.").

Lungi dal porsi come scientifica, la filosofia deleuziana si pone come altra rispetto alla scienza, stabilendo la propria inadeguatezza nell'ambito del pensiero scientifico, a differenza di molte espressioni della filosofia della scienza di matrice anglosassone che si ponevano l'obiettivo di stabilire sia cosa fosse la filosofia, sia cosa fosse la scienza, e di stabilire compiti e metodi dell'una e dell'altra. E di fronte ad una similmente esplicita dichiarazione dell'alterità della propria disciplina rispetto a quei canoni di rigore ed indagine che sono tipici del pensiero scientifico, qualsiasi critica basata sulla "non-scientificità" di quanto scritto non è altro che un esibizione di ovvietà fondata su una superficiale incomprensione o su una profonda malafede.

Vero è che con il suo finto scritto l'obiettivo di Sokal era smascherare le pretese di un certo accademismo alla moda che, attraverso l'utilizzo indiscriminato delle terminologie coniate dagli autori postmarxisti francesi, intendeva fare sfoggio di un sapere basato solo su una ripetizione quasi pappagallesca di un linguaggio esoterico, e con questo porsi come superiori rispetto ad altri campi. Ma di fronte a simili pretese, valeva già quanto citato sopra nelle parole di Deleuze e Guattari: la stessa pretesa di fare filosofia secondo i canoni del postmodernismo pretendendo di arrivare a risultati scientifici od oggetivi in generale è intimamente un profondo tradimento degli insegnamenti di un Deleuze o di un Foucault.

Chiaramente, come tutti i grandi pensatori, anche loro hanno generato tutta una schiera di imitatori: come ad Hegel ha fatto seguito una larga schiera di persone intente ad indagare l'"Assoluto", come ad Heidegger sono seguiti molteplici aspiranti investigatori dell'"Essere", così ad un Foucault o ad un Derrida hanno fatto seguito orde di esperti in "micrologie" o "fallocentrismi" vari. Ma risulterebbe ingeneroso imputare ai maestri le colpe degli allievi. Esattamente come risulterebbe ingeneroso addossare ai fratelli Wachowski o ad un Philip Dick o ad un Grant Morrison (e si tratterebbe di una lista di nomi immensa) la responsabilità per eserciti di complottisti convinti che la realtà sia una finzione generata da oscuri complotti di varia natura, o imputare ai Dead Kennedys la colpa dell'esistenza dei Green Day.

Come tutti i maestri, se realmente interessati alla materia, bisognerebbe studiarli, tentare di comprenderli e lasciare che i loro insegnamenti agiscano come motore sullo sfondo, senza trasformarli in oracoli onniscienti cui sottoporre il giudizio su qualsiasi cosa, senza considerarli fonte di conoscenza assoluta e senza ridurli ad una manciata di parole simbolo da sfoggiare in qualsiasi occasione. Non a caso, di tutta l'impressionante schiera di aspiranti eredi dei poststrutturalisti francesi, chi oggi è riuscito ad occupare un ruolo di primo piano in tale settore culturale è un autore come Slavoj Zizek, un pensatore di formazione lacaniana grande e profondo conoscitore di autori come, appunto, Deleuze e Foucault (tra i tanti), ma che è riuscito a sviluppare un approccio alla filosofia che porta avanti la tradizione dei suoi maestri senza però diventarne una brutta scopiazzatura. Ed infatti, la testimonianza di tutto ciò, è uno stile che nell'ambito riesce ad essere estremamente fluido, leggibile ed efficace. Magari fra qualche anno sbucheranno eserciti di adoratori di Zizek che penseranno che attraverso la sue filosofia sia possibile arrivare a conoscere i segreti più profondi della genetica o della meccanica quantistica, ma anche in questo caso non ci sarebbero responsabilità da parte sua. Non più di quante ne abbia un produttore di coltelli da cucina per l'uso criminale che potrebbe farne un disadattato.

27 maggio 2009

Ask

Premesso che se e dove eventualmente inzuppa ancora il biscotto il premier è una questione di cui m'importa assai poco, il nuovo gruppo "Berlusconi, rispondi!" che nel giro di poche ore ha già accumulato decine di migliaia di sottoscrizioni è un ennesimo esempio di mancanza di riflessione.

Infatti, ribadito che se e dove eventualmente inzuppa ancora il biscotto il premier è una questione di cui m'importa assai poco, è evidente che lo scopo delle 10 domande poste dal Pifferaio di Repubblica non è ottenere una risposta, ma insinuare dubbi e, come si suol dire, gettare fango, senza avere nessuna base fattuale per farlo e senza esporsi in prima persona(*). E' come una sorta di invito a non pensare a qualcosa: nel momento in cui si invita un interlocutore a non pensare ai fenicotteri rosa, una delle prime cose che farà, sarà pensare ad un fenicottero rosa.

Similmente, lo scopo delle domande domande di Repubblica non è ottenere una risposta, anzi si tratta di domande rispetto alle quali qualsiasi risposta è superflua. Un po' come nel caso in cui, ribadendo che "se e dove eventualmente inzuppa ancora il biscotto il premier è una questione di cui m'importa assai poco" si fa sì che, pur mediante una negazione, non è difficile immaginare che qualche lettore possa trovarsi a pensare al premier che inzuppa il biscotto.

Andando oltre, dato che le domande sulla famiglia Letizia sono poco interessanti (leggi: non ce ne importa un beneamato cazzo), immaginiamo di voler gettare del fango su un certo signor Piergiovannino Spertacchionj, con vicende un po' più interessanti. Per farlo basterà incalzarlo quotidianamente con le nostre dieci domande che ci saremo inventanti all'occorrenza sulla base del fatto che, a dire di qualcuno ma senza nessuna prova, il signor Piergiovannino avrebbe strani vizi...
Signor Piergiovannino Spertacchionj, ci piacerebbe porle 10 domande:
1) E' vero, come qualcuno dice, che la sua prima moglie l'ha lasciato non perché l'ha trovata a letto con una cameriera, come si è letto sui giornali scandalistici, ma perché l'ha sorpreso nudo con un cappello da cowboy in testa mentre cavalcava il suo maggiordomo travestito da Furia Cavallo del West?
2) E' vero, come qualcuno dice, che la sua seconda moglie l'ha lasciato perché lei si ostinava ad invocare, al raggiungimento del massimo del piacere durante i suoi rapporti sessuali, il nome di sua cugina Petronilla (meglio nota negli ambineti degli strip club come "Nilla Ya-Ya")?
3) E' vero, come qualcuno dice, che quando la sua terza moglie l'ha scoperto a visitare siti coprofili su internet lei si è giustificato sostenendo che si trattava di antiche pratiche mistico-culinarie orientali?
4) E' vero, come qualcuno dice, che si è fatto modificare un elettrostimolatore per far sì che possa essere attivato dalle chiamate che riceve sul cellulare, e che le piace collegarlo alle sue parti genitali e poi fare scherzi telefonici agli sconosciuti per farsi sollazzare lo scroto dalle vibrazioni generate dai loro tentativi di chiamata?
5) E' vero, come qualcuno dice, che uno dei motti che ripete spesso alle persone con cui è più in confidenza è "il cazzo batte dove il dente duole", esplodendo ogni volta in grasse risate?
6) E' vero, come qualcuno dice, che lei adora bere urina, sua e di altri, e che uno dei bagni di casa sua è collegato direttamente alla cantina dove lei la raccoglie in grosse botti dividendola per annate, e che uno storpio ha il compito di monitorare i flussi e dividerli per sesso ed età?
7) E' vero, come qualcuno dice, che pur dichiarandosi pubblicamente cattolico, lei entra in chiesa solo quando le capita di calpestare escrementi canini e che ci rimane giusto il tempo che le serve per pulirsi la suola sul primo inginocchiatoio libero che trova?
8) E' vero, come qualcuno dice, che lei ha un allevamento di galline con le quali occasionalmente si abbandona nottetempo ad atti di lussuria selvaggia urlando, inspiegabilmente, "Vi piace quando vi fotto? Cagnaccie schifose!"?
9) E' vero, come qualcuno dice, che lei è stato lasciato dalla sua terza moglie perché ogni sera cercava di convincerla che il suo ano era un comodo rifugio per piccoli animali?
10) E' vero, come qualcuno dice, che lei prova incontrollabili pulsioni sessuali nei confronti dei nani da giardino e che perciò, prima di qualsiasi sua visita, la sua sicurezza si premura di farli rimuovere onde evitare che alla loro vista lei si tira giù i pantaloni e si strofini goduriosamente sui simpatici nanetti all'urlo di "Sono un gigante! Ce l'ho grosso ed imponente!"
Ora immaginiamo che simili domande vengano ripetutamente poste sui più disparati media ogni giorno. Il risultato è ovvio: qualsiasi tentativo di risposta non farebbe altro che innescare nuove discussioni e nuovi sospetti. Ecco perché si tratta di domande su cui non ha senso risponder: perché si tratterebbe di questioni in cui l'atto stesso del rispondere rafforzerebbe le domande più di quanto potrebbero indebolirle qualsiasi risposta.


(*) un po' come era stato per le presunte intercettazioni osè - riguardanti la Carfagna ed una sua altrettanto presunta maestria nell'arte del blowjob - che, ad oggi, nessuno ha mai sentito e di cui nessuno ha dimostrato l'esistenza.

22 maggio 2009

No More Words

E dopo Backlash, puntuale arriva il turno di Judgment Day nella strada che porta alla costruzione di Summerslam. Ancora una volta, il cartellone è di tutto rispetto, ma dopo gli ultimi eventi un po' di scetticismo pregiudiziale appare legittimo. Ma l'appena ritornato Umaga offre un buono spettacolo assieme a CM Punk. Un incontro non memorabile che avrebbe potuto tranquillamente stare in una puntata di Smackdown, ma comunque godibile. Discorso analogo per Christian vs Jack Swagger, per John Morrison vs Shelton Benjamin e per Chris Jericho vs Rey Mysterio. In generale, tutti i performer di questi incontri si esibiscono ad alto livello, ma una nota particolare va a John Morrison e Chris Jericho, che si confermano tra i migliori performer del roster WWE: John Morrison, malgrado sia dotato di un fisico non proprio minuto, continua ad offrire esibizioni a base di salti sulle corde e veloci evoluzioni, Chris Jericho a sua volta, ora che si è svincolato dal triste feud annuale che vede coinvolti qualche hall-of-famer, dimostra ancora una volta di aver meritato il titolo di "Superstar of the Year" nel 2008.

Di tutt'altro tenore l'incontro tra Randy Orton e Batista. E non in termini positivi. La Legacy di Randy Orton si conferma una delle peggiori stable della storia della WWE, ed è sempre meno chiaro perché la federazione continui a puntare su questi tre wrestler. E' chiaro che non ogni formazione può essere ai livelli di nomi quali N.W.O., Degeneration-X, Nation of Domination, Hart Foundation, ma con la gamma di nomi a sua disposizione, risulta incomprensibile il perché continui ad affidarsi a simili incapaci. Infatti, in un feud che funziona bene, la bravura degli heel è direttamente proporzionale alla loro capacità di "rubare" lo spettacolo, alla loro capacità di raggiungere l'obiettivo con ogni mezzo (meglio ancora se "illecito"), nel caso della Legacy invece tutto continua a finire nelle mani dei face che sono costretti a mettere in scena le peggiori fesserie per consentire agli heel di vincere. Da Backlash a Judgment Day, tutte le vittorie ottenute dalla Legacy sono stato per demerito degli avversari: da Triple H che si distrae prima di chiudere l'incontro, a Batista che si fa squalificare un match dopo l'altro (a volte anche in modo imbarazzante), e così via. Ed in questo contesto, il già trito copione di un feud che vede coinvolto per l'ennesima volta il blocco McMahon-Helmsley, si trova nelle mani di un Randy Orton affiancato da due incapaci privi di personalità il cui unico merito finora sembra concretizzarsi nel portare il cognome di due hall-of-famer. Così, anche questa volta, già a metà incontro il sentore del finale insipido è nell'aria. Ed infatti è così: Randy Orton si fa squalificare nel modo più banale possibile e si tiene il titolo, poi arrivano i suoi due scagnozzi ed è tre contro uno. Poteva esserci di peggio? Evidentemente sì. Parte una musica ben nota e si sente in sala un "ooooooooohhh!": ecco arrivare Ric Flair a dare manforte a Batista e fare piazza pulita sul ring. Batista e Ric Flair sono sul ring, Triple H potrebbe tornare a breve... una ricomposizione della Evolution è nell'aria. E se così fosse, sarebbe l'ennesima dimostrazione di scarsità di idee che circolano in casa WWE.

Poteva essere l'incontro peggiore della serata. Ma non è così, perché il titolo di incontro più noioso dell'evento viene conquistato con ampio vantaggio da quello tra John Cena e Big Show. Ed in fondo, come avrebbe potuto essere altrimenti? Big Show ha la mobilità di un vecchio e pesante frigorifero, e John Cena, che già normalmente non è proprio un concentrato di fuochi d'artificio, si trova pure a recitare la parte dell'infortunato. Inoltre, sommate assieme le loro abilità, probabilmente non sia arriva a dieci mosse differenti. In pratica, un terzo dell'incontro passato a guardarsi, un terzo a tirarsi spintoni ed un terzo sdraiati sul ring, per un risultato che è interamente riassumibile in una serie di sbadigli.

Per fortuna, perlomeno il main event è tra due delle star più in forma del momento. Edge e Jeff Hardy onorano il pay per view con la migliore esibizione della serata. Jeff Hardy come al solito spreme il suo corpo al massimo, utilizzandolo tutto come fosse un oggetto da scagliare ovunque, anche e soprattutto lontano dal ring dove atterrare è meno morbido, e per quanto meno spettacolare Edge si conferma uno di quei wrestler in grado di far tirare fuori sempre il loro meglio agli avversari, riuscendo a concludere più che egregiamente quello che può essere considerato il migliore ppv della WWE da un po' di tempo a questa parte (sicuramente da dopo No Way Out).