A breve uscirà il 4° capitolo della saga dedicata a Rambo, e con pareri contradditori il mondo si prepara ad affrontare il ritorno del reduce specializzato nell'omicidio mediante l'uso di qualsiasi mezzo a sua disposizione. I nostalgici non mancheranno di rispolverare citazioni dal primo,
indimenticabile, capitolo, e gli altri ritireranno fuori l'armamentario di argomentazioni ostili. Quindi, quale occasione migliore per parlare del personaggio Rambo proprio in base al primo capitolo della saga?
Essenzialmente, è possibile dividere il pubblico del film in due grandi fasce, con valutazioni opposte e rispettive argomentazioni monolitiche. Chi critica il film molto spesso si abbandona a filippiche interminabili sul reaganismo o, più facilonamente, sulla propaganda bellica statunitense messa in scena dalle produzioni hollywoodiane (con la consueta piccola percentuale di questo gruppo, ma comunque molto spassosa, costituita dagli onnipresenti teorici del complotto che non perdono occasione per sussurrare a mezza voce degli oscuri legami tra Hollywood e la CIA). Si tratta in generale di quelle persone che potrebbero sbrodolare a lungo le virtù sociali e pedagogiche dei polpettoni di Sordillo, salvo poi strillare come vecchie pazze al rogo al solo sentire nominare
Star Wars perché "
è un esempio di propaganda americana che bla bla bla...". Dall'altro lato, invece, si trova tutta la schiera di ammiratori che vedono in Rambo un'icona, un grande eroe, adducendo motivazioni del tipo: "fondamentalmente è buono", "voleva solo andare a casa", "è vittima del cattivo sceriffo che lo tratta male", "è una
vittima del sistema", etc.
Le due schiere sembrano apparentemente in contraddizione, eppure tendono a concordare sul punto centrale della caratterizzazione del personaggio: Rambo come personaggio fondamentalmente buono ma vittima delle circostanze. Un aspetto, questo, che non sembra essere messo in discussione, e che porta i suoi ammiratori a vedere in lui un eroe solitario che si ribella e combatte contro le ingiustizie, e i denigratori a sostenere che il film è una forma di propaganda che mostra una sorta di "lato buono" della guerra attraverso un personaggio vittima, appunto, delle eventi e della
società.
Ma chi è John Rambo? Ed è veramente una vittima?
Si parte dall'unico punto fermo: Rambo è un soldato. Ma non è un soldato normale: Rambo è uno dei migliori soldati dell'intero esercito statunitense, uno in grado di trasformare il tappo di una penna a sfera o una ciocca di capelli in armi mortali. E' una inarrestabile macchina bellica in grado di sterminare da solo interi plotoni di nemici e, in caso di ferite, di curarsi da solo per poter riprendere al più presto la sua opera di distruzione. Quindi non è difficile intuire come nel Vietnam non si sia dedicato alla coltivazione di riso; se si è dedicato ad innaffiare i campi, probabilmente ha utilizzato liquidi ben più viscosi dell'acqua.
Rambo è fondamentalmente il tipo di persona con cui nessuno si vorrebbe ritrovare a cena: un macho tutto d'un pezzo con il mito dello scontro bellico come mezzo di affermazione delle poche e molto semplici nozioni che gli sono state inculcate, malamente dotato di scarse capacità espressive e incline all'ira e alla vendetta, in pratica un individuo dotato di una mente monodimensionale in cui l'unico elemento di discernimento è dettato dal codice militare e dalle gerarchie ad esso associate. In breve: un prepotente violento e scarsamente assennato animato dal mito della guerra.
Dopo aver bellamente utilizzato le sue enormi capacità distruttive in Vietnam, questo individuo si dirige verso casa. E qui cosa trova? "
Un branco di vermi all'aeroporto, che m'insultano, mi sputano addosso, mi chiamano assassino e dicono che ho ammazzato vecchi e bambini". Questa è una cosa che ovviamente fa infuriare il soldato: in fondo, dopo tutti i vietnamiti che ha ucciso, il fatto che qualcuno possa urlargli "assassino" è qualcosa che va troppo oltre la sua limitata capacità di comprensione. Urlano "assassino" a lui che guidava mezzi militari che valevano milioni di dollari, e come se questo non bastasse non gli permettono nemmeno di fare il parcheggiatore
E allora inizia a vagabondare e incontra lo sceriffo Teasle, il quale a sua volta capisce subito di essersi imbattuto in una possibile fonte di problemi e cerca di sbarazzarsene: lo carica in macchina, lo accompagna fuori dai confini cittadini e lo invita a non tornare. Ma nella testa di Rambo scatta qualcosa: lui vuole andare proprio in quella città per fare i fatti suoi. Lo sceriffo se ne accorge, lo ferma, lo perquisisce e gli trova addosso un coltello che potrebbe andare bene per sgozzare un cinghiale, e si rende conto che la possibile fonte di problemi è seria. Ma qui lo sceriffo compie un grave errore di valutazione: pensa di avere di fronte un essere umano e non il figlio di un incrocio tra un M60 e un HM38, e lo arresta come farebbe con qualsiasi altro cittadino potenzialmente ostile.
Ma un po' per orgoglio, un po' per i suoi disturbi mentali, il reduce di guerra non riconosce l'autorità dei pubblici ufficiali non militari, e quindi decide di fare un po' come gli pare. Non risponde alle domande, non si fa prendere le impronte, evade di prigione e ruba la moto del primo passante che gli capita a tiro perché gli serve. E poi ancora, danneggia, ferisce e uccide, e nel suo regno nei boschi si mette a fare l'unica cosa che sa fare: affermare la propria identità mediante la forza bruta e la minaccia di violente ritorsioni: "
Potevo ucciderli tutti, potevo uccidere te. In città sei tu la legge, qui sono io. Lascia perdere. Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure.". Gli sparano addosso e pensano che sia morto nella miniera, lui potrebbe far finta di esserlo e fuggire tranquillamente. E invece, non appena ritorna all'aria aperta pensa che la cosa migliore da fare sia impadronirsi di un camion militare per andare a mettere a ferro e fuoco la tranquilla cittadina.
I fatti raccontati nel film non fanno altro che confermare in continuazione i timori iniziali dello sceriffo Teasle, ben oltre le sue già pessimistiche aspettative: Rambo è una inesauribile fonte di problemi. Tanto che la folle violenza del reduce arriva a costringerlo a porre la domanda: "
Come ha fatto Dio in cielo a fare un uomo come Rambo?" E tutto ciò procede seguendo i binari di una escalation interminabile cui solo l'autorità paterna del Colonnello Trautman riesce a porre la parola fine. Certamente, si può sempre dire che il vicesceriffo ha abusato dei suoi poteri: ma la guerra solitaria di un uomo contro un'intera cittadina sulla base del fatto che volevano fargli la barba contro la sua volontà è una cosa che normalmente verrebbe definita come "reazione spropositata", per usare un eufemismo.
In pratica Rambo è un uomo che sa solo prendere ordini semplici e portare a termine le sue missioni facendosi strada a colpi di machete e mortaio. E a testimonianza di questo ci sono i capitoli successivi della saga in cui viene preso e spedito in varie parti del mondo a compiere missioni al di fuori di ogni rispetto della legge (leggi:
c'è questa cosa da fare, tu falla come ti pare basta che la fai, ma stai attento a non farti prendere perché non risponderemo in alcun modo dei casini che sicuramente combinerai).
Altro che vittima: Rambo è una persona orribile. Ma non perché si tratta del protagonista di un film di propaganda hollywoodiana, non perché viene interpretato da Sylvester Stallone, e nemmeno perché è un soldato. Semplicemente: Rambo è orribile perché è un esempio di persona che nessuno dotato di un minimo di buon senso vorrebbe mai incontrare, un antisociale che sarebbe capace di dichiarare guerra ad un intero ristorante perché leggendo sul menù "risotto coi funghi porcini" potrebbe ricordarsi di quella volta in cui sua madre lo aveva preparato e lui, che aveva già l'acquolina in bocca, si era invece trovato a letto senza cena con la faccia gonfia di schiaffi perché aveva fatto infuriare suo padre rompendo per l'ennesima volta una finestra di casa giocando a cowboy e indiani.
(Il che comunque non significa, ovviamente, che per
questo motivo il film sia brutto - anche perché sarebbe un po' come sostenere che
Halloween è un pessimo film esclusivamente sulla base del fatto che Michael Myers è un personaggio molto cattivo.)