Il sindaco di Verona Tosi ha deciso che sia applicata la multa massima (500 euro) prevista dal pacchetto sicurezza per chi "contratta" prestazioni con le prostitute. Lo si può considerare un primo passo verso un indebolimento della totale impunità di cui invece attualmente godevano i clienti. Ma si tratta di un primo passo blando e inficiato da un'errata concezione di quale sia il rapporto tra le "schiave" e i loro clienti. Si tratta di un piccolo e apprezzabile cambiamento, ma che comunque parte da presupposti sbagliati e si muove nella direzione sbagliata.
Alla base di un simile provvedimento non c'è nessun interesse volto a punire chi si rende complice di odiosi crimini, né tantomeno di emancipare chi de facto vive in condizione di schiavitù vittima di abusi da parte di conoscenti ed estranei. Perché quello compiuto dal cliente con la prostituta-schiava non è una semplice prestazione sessuale che segue una contrattazione economica, ma è uno stupro a pagamento. La prestazione a pagamento c'è nel momento in cui due adulti consenzienti si accordano liberamente tra loro, ma quando una minorenne viene obbligata a prostituirsi non si tratta più di contrattazione, ma di abuso sessuale da parte del "cliente". E per quanto possa essere giusto e sacrosanto agire in favore dei cittadini che si trovano sotto casa uno squallido mercato del sesso, è decisamente riduttivo pensare che il tutto possa risolversi in sanzioni amministrative atte a colpire chi danneggerebbe il decoro della città, senza tenere in nessuna considerazione le vittime. E dietro l'idea di una presunta libera contrattazione tra cliente e prostituta-schiava non ci può essere altro che ipocrisia, perché per definizione gli schiavi non contrattano liberamente, obbediscono ai padroni e basta.
Scena 1. Una ragazza cammina di sera per una strada isolata. Due tizi la aggrediscono. Lei cerca di urlare ma i due le tappano la bocca e la minacciano del peggio. La ragazza piange mentre la portano in un posto isolato, e continua a singhiozzare mentre i due ripetutamente abusano sessualmente di lei. Una volta fatti i loro porci comodi, si alzano e se ne vanno come se nulla fosse. E lei sconvolta, mezza nuda e tremante si alza in piedi incerta e comincia a vagare confusa alla ricerca di un aiuto.
Scena 2. Una ragazza cammina di sera per una strada isolata. Due tizi la aggrediscono. Lei cerca di urlare ma i due le tappano la bocca e la minacciano del peggio. La ragazza piange mentre la portano in un posto isolato, e continua a singhiozzare mentre i due ripetutamente abusano sessualmente di lei. Non contenti, decidono che oltre al divertimento possono anche ricavare qualcosa dalla situazione: chiamano un loro conoscente e gli propongono di divertirsi un po' anche lui, a pagamento ovviamente. Il conoscente arriva, paga i due aggressori e abusa anche lui della donna mentre questi la tengono ferma. Una volta finito il tutto, i tre decidono che ne hanno avuto abbastanza e se ne vanno a bere al bar. E intanto lei sconvolta, mezza nuda e tremante si alza in piedi incerta e comincia a vagare confusa alla ricerca di un aiuto.
Scena 3. Una ragazza viene trasportata, con la violenza o con l'inganno, in un paese straniero. Qui viene presa da due tizi che la portano dentro un'appartamento, e la violentano e la picchiano ripetutamente per sottometterla al loro volere. Ma il loro interesse non è il piacere sessuale, è venderla come merce per chi ha voglia di un po' di divertimento a buon prezzo. La ragazza viene chiusa in una stanza e le viene detto che verranno fatte entrare delle persone e che lei dovrà fare sesso con loro altrimenti saranno altre botte e violenze varie. Chiusa nella sua stanza, la ragazza assiste a questo viavai di persone che entrano ed escono dalla porta e dal suo corpo. I due tizi non hanno bisogno di tenerla ferma mentre i terzi ne abusano: è sufficiente che si facciano vedere tra un "cliente" e l'altro per ricordarle che l'alternativa all'obbedienza è il dolore.
Scena 4. Una ragazza viene trasportata, con la violenza o con l'inganno, in un paese straniero. Qui viene presa da due tizi che la portano dentro un'appartamento, e la violentano e la picchiano ripetutamente per sottometterla al loro volere. Ma il loro interesse non è il piacere sessuale, è venderla come merce per chi ha voglia di un po' di divertimento a buon prezzo. La ragazza viene mandata su un marciapiede e le viene detto che dovrà fare sesso con quelle persone che si accostano a bordo delle loro macchine. Dovrà essere gentile con loro altrimenti saranno altre botte e violenze varie: che non le venga in mente di provare a fuggire, perché se ci prova la cercheranno, la troveranno e nella migliore delle ipotesi proverà il più intenso dolore di tutta la sua vita. E anche qualora non la trovassero mai, sanno comunque dove si trova la sua famiglia d'origine e si vendicheranno su questa. Sera dopo sera, sul marciapiede la ragazza assiste a questo viavai di persone che si avvicinano a bordo delle loro macchine e che con poche decine di euro possono godere di prestazioni possibili grazie al processo di violento addomesticamento della ragazza. I due tizi non hanno bisogno di tenerla ferma fisicamente mentre gli avventori che si susseguono ne abusano: le minacce sono più che sufficienti a ricordarle che l'alternativa all'obbedienza è il dolore, suo o dei suoi cari.
Exeunt Omnes.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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Una delle frasi rese celebri dal film di Robert Zemeckis Forrest Gump è
“stupido è chi lo stupido fa”, un’affermazione cioè che nella sua
immediatezza sott...