Povia si presenterà al Festival di Sanremo con un brano dal titolo "Luca era gay", che dovrebbe trattare di una presunta guarigione da una ancora più presunta omosessualità intesa come malattia. Il condizionale non può non essere d'obbligo dato che l'unica cosa che si conosce della canzone è il titolo e grosso modo quello di cui dovrebbe trattare. Quindi forse l'Arcigay ha ragione a protestare, o forse no. Dato che nemmeno l'Arcigay conosce bene il contenuto del brano in questione, la mobilitazione allarmata appare quantomeno intempestiva. Soprattutto alla luce del fatto che le mosse del personaggio in questione (Povia) sembrano essere sempre animate da una forte ricerca di pubblicità a basso costo. E dalla squalifica durante la sua prima partecipazione al festival di Sanremo alla partecipazione al Family Day, ha sempre cercato pubblicità ed esposizione, più che meriti artistici e/o musicali, attraverso situazioni che definire "controverse" appare eufemistico. E pertanto, l'alzata di scudi dell'Arcigay oltre che intempestiva sembra prestarsi in modo decisamente ingenuo a quella che ha tutte le caratteristiche di una triste trovata pubblicitaria. E per mettere in luce la questione, e soprattutto il personaggio, può valere la pena di fare un balzo indietro e ripercorrere le vicende della campagna contro la "tornacontocrazia".
Dopo essere stato squalificato con la canzone dei bambini che fanno "oooohh", Povia torna sul palco dell'Ariston e vince con la canzone dei piccioni che fanno "cruuu". Con simili premesse, sembrerebbe essere tutt'altro che titolato per muovere una campagna contro il Festival di Sanremo. Ed invece incontra Baccini e dal loro brainstorming fuoriesce una canzone che non viene ammessa al Festival di Sanremo (una canzone che, col senno di poi, era talmente insulsa da non aver ricevuto nemmeno un briciolo di attenzione); che la canzone non sia stata ammessa perché semplicemente brutta è qualcosa che i due non sembrano nemmeno prendere in considerazione. E così, utilizzando blog, forum e myspace, decidono di organizzare il loro minifestival per protestare contro le raccomandazioni ed il nepotismo al Festival di Sanremo (che entrambi i soggetti avessero partecipato alla manifestazione senza lamentarsi è una questione che non sembra creare problemi né agli ideatori che ai sostenitori del festivalino).
Dietro un po' di mangime a base di "indipendenza dalle major" e "lotta contro il sitema", non ci voleva molto per scoprire che l'etichetta per cui incidevano e che loro dichiaravano indipendente presentava un catalogo con nomi che chi non ha mai avuto contatti con major si sogna di notte (per possibilità di ritorni economici). Aleandro Baldi, Cristiano de André... e perfino Tribà, Quelli di "Mama insegnami a bailar" che, sbucati dal nulla e velocemente ripiombatici, hanno misteriosamente invaso i media con passaggi radio e palinsesti televisivi per un'intera estate.
Cioé nomi e successi radiofonici ottenuti con pesanti investimenti. E difatti, dietro l'anonimo nome dell'etichetta (Trident) appariva quello del fondatore Angelo Carrara, cioé una vita passata tra EMI, WEA, CGD, etc... cioé quanto di più distante si possa immaginare da un ottica indipendente e lontana dalle major. E giusto per confermare ulteriormente quanto detto a proposito di ricerca e promozione, vale la pena di ricordare che nell'organizzazione dell'evento era coinvolta anche una agenzia pubblicitaria specializzata: la Attivi e Creativi di Diego Spagnoli (tra l'altro, stage manager di Vasco Rossi, non di sconosciuti gruppi indipendenti).
Comunque, grazie all'ideazione di questa pagliacciata, Povia e compare ottengono spazio sui giornali, i loro siti e myspace moltiplicano gli accessi, e portando avanti una campagna assolutamente ridicola contro "major", "politici" e "il sistema", nella più completa assenza di qualsiasi azione concreta, i due arrivano finalmente al giorno del festivalino, in cui wannabe da tutta Italia si sono riuniti a Sanremo alla ricerca di un po' di luce sotto i riflettori. Ovviamente, il giorno del Festival contro la Tornacontocrazia, tutto accade tranne che scossoni al sistema delle major. Povia si esibisce, come il suo amico Baccini, più una serie di band da loro selezionate; il resto dei wannabe viene inserito in una sorta di lotteria in cui chi viene estratto suona e chi no si arrangia. A livello nazionale, alla fine, l'unica cosa che rimane qualche microservizio sui TG del giorno in cui nel giro di pochi minuti si vedono giusto interviste e immagini delle esibizioni di Povia e compare. La canzone che volevano lanciare era semplicemente brutta e scompare nel dimenticatoio praticamente senza vedere la luce.
Tornando ad oggi, è chiaro che sarebbe stato meno semplice dell'anno scorso farsi pubblicità come paladino di qualcosa. Anche perché non solo la sua iniziativa non ha portato alcun frutto concreto, ma oggi vede un suo paladino dirigersi con disinvoltura verso quel palco tanto criticato solo un anno fa. E se non si riesce a far parlare di sé ponendosi come paladino, perché non suscitare scalpore cercando un conflitto con qualche gruppo sociale? L'Arcigay avrebbe potuto tranquillamente deridere l'iniziativa di Povia come una patetica trovata pubblicitaria, ed invece, posizionandosi in assetto da guerra, è riuscita a far ottenere al "non-più-contro-la-tornacontocrazia" quegli spazi sui giornali e quell'attenzione la cui ricerca ha quasi sicuramente guidato la sua scelta della canzone da presentare.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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