Abbandonare uno studio di un programma giornalistico a metà di un programma rimanda spesso ad una forma di debolezza, una sorta di incapacità di reggere un contradditorio. Invece, nella prima puntata di AnnoZero del nuovo anno, Michele Santoro è riuscito nella non facile impresa di far sì che l'abbandono dello studio da parte di Lucia Annunziata come un atto estremamente dignitoso e doveroso.
Dopo il siparietto comico di Travaglio (ci si aspettava che parlasse dei guai giudiziari di Di Pietro, ma ha preferito monologare con una via di mezzo tra un cut-up a base di citazioni ed opinioni varie, sue e di altri, ed un fritto misto, sulla questione De Magistris), viene introdotto quello che sarà l'argomento della serata: l'attuale conflitto a Gaza.
Il primo filmato, quello che introduce la serata, offre subito allo spettatore la forma e l'orientamento di quella che sarà la puntata. Non un'analisi del conflitto, non un tentativo di comprendere la situazione, ma una narrazione enfatica unilateralmente arroccata su posizioni filopalestinesi.
Il dedicare larga parte della documentazione video a sequenze dove il ruolo di protagonisti viene affidato ai bambini (morti, feriti, o che urlano e piangono disperati) indica immediatamente la non volontà di ragionare sul tema, ma di costruire una puntata a tesi con l'unico scopo di dipingere gli israeliani come crudeli assassini di bambini.
Ovviamente non si vuole in alcun modo negare il veritiero contenuto di dolore in quelle durissime sequenze, ma piuttosto indicare il cinismo con cui tale sofferenze sono state sfruttate per costruire un impianto accusatorio basato sul pathos e sull'enfasi piuttosto che sulla discussione e la ragione. Anche perché è noto a chiunque conosca un po' la storia del cinema (ma non necessariamente) che il dolore dei più piccoli, dal Monello di Charlie Chaplin al ragazzino di Germania Anno Zero di Rossellini ed oltre in migliaia di altri esempi, ha sempre fatto parte di corpi narrativi orientati a dialogare con lo spettatore soprattutto sul piano emotivo.
In tutto il circo di accuse integraliste e posizioni messo in piedi da Santoro ed i suoi collaboratori, dove per sé stesso ha ritagliato il ruolo di tribuno e capopopolo filopalestinese, gli si contrappone Lucia Annunziata cercando di affrontare la questione alla ricerca di spiegazioni basate su fatti e ragioni provenienti da entrambe le fazioni, e non guidate da animosità più vicine a quelle di due tifoserie contrapposte a ridosso di un derby calcistico.
Santoro mostra fin da subito di avere qualche difficolta a tollerare questo mancato allineamento al "Crucifige!" generale. E per quanto la Annunziata sia ben distante dal sostenere o giustificare le azioni israeliane, il suo reiterato tentativo di mettere in discussione l'impianto accusatorio del programma sembra configarsi, agli occhi del tribuno di Rai Due, come un attentato di lesa maestà nei confronti del suo quadretto a base di israeliani-assassini-di-palestinesi-innocenti.
All'apice dello scontro dialettico, di fronte all'Annunziata che rimetteva in discussione l'evidente unilateralità della trasmissione, Santoro risponde che in quanto ospite il suo compito è di parlare dell'argomento in questione e non della trasmissione ripetendo le solite "fesserie". E, neanche troppo singolarmente, si assiste così al cortocircuitare del conduttore di fronte alle critiche dirette - sempre pronto a difendere nei monologhi (suoi e di Travaglio) il diritto di critica da parte dei giornalisti, si infuria e reagisce violentemente quando le critiche vengono rivolte a lui - fino al punto di massima bassezza in cui, attraverso un bieco e disonesto argomentum ad hominem, senza entrare nel merito delle questioni da lei poste cerca di screditarle pubblicamente chiedendole di chi stesse cercando i favori con le sue parole, e riconducendole quindi ad un non meglio specificato interesse personale.
L'Annunziata, di fronte all'attacco personale da parte del conduttore, visibilmente contrariata, si alza e lascia lo studio. Santoro può quindi godersi il resto della trasmissione senza incontrare alcun tipo di resistenza fino all'accorata arringa finale in cui urla ferocemente contro l'inerzia del Partito Socialista Europeo e i viaggi in Africa di Weltroni.
Ed altrettanto in coda sembra corretto ricordare due cose: la prima, per rimanere su un terreno apparentemente caro al conduttore, è che anche in Africa i bambini muoiono nei conflitti bellici - in Darfur, in Congo, in Rwanda, etc. - e che per quanto rivolta a Weltroni, una frase come "Andasse a Gaza invece di andare in Africa", come se l'Africa fosse un'enorme Costa Azzurra, ha un che di rivoltante; la seconda è che anche ammettendo per vera l'inerzia del PSE di fronte alla situazione a Gaza, uno come Santoro, cioé uno che ha fatto parte del Parlamento Europeo e nello specifico apparteneva al PSE, e che poi ha abbandonato la politica "attiva" non appena gli si è ripresentata la possibilità di tornare a tenere comizi in televisione, risulta ben lontano dall'essere titolato per parlare di impegni concreti.
Il Nome del Mio Assassino - Chris Sivertson
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Se un lavoro va giudicato in base all’ambito all’interno del quale esso
stesso si colloca ed in base agli obiettivi che esso stesso definisce, un
film come...
3 commenti:
Santoro è il solito viscido merdone testa di cazzo.
hai detto tutto. Soprattutto le considerazioni finali che hai fatto sono da firma ad occhi chiusi. Non ho visto la puntata ma ho visto lo stralcio incriminato stamattina su internet. Santoro ha fatto una figura squallida, davvero squallida. Un bambino che che si picca rispondendo "perché no...perché no".
Ha dimostrato di essere un pallone gonfiato, acritico e ottuso. Che a portarlo su un simile terreno sia stata poi l'Annunziata e non Gasparri o Belpietro è tutto dire. Tristissima pagina di televisione.
"Tu non puoi criticare la trasmissione, sei ospite qui. Dì quello che pensi senza perdere tempo in fesserie" - non c'è che dire, l'abc cella democrazia.
Adesso Santoro é pronto per un nuovo "editto bulgaro".
Solo che non ha piú scusanti, ha dimostrato tutto il meglio di sé.
Una prece.
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