14 maggio 2009

Epic

Grazie a Facebook è possibile assistere al ripresentarsi ciclico di opinioni ed informazioni: filmati con titoli allarmanti che farebbero riferimento a pericoli imminenti, notizie vecchie e spesso superate che vengono riproposte ancora ed ancora, il tutto in una sorta di paralisi culturale eternamente ancorata alla fase dello stupore e dell'indignazione. E senza che ci siano critiche che possano condurre a conclusioni che vadano oltre il fattarello in sé, anche e soprattutto alla luce di altri e successivi elementi che contribuirebbero a complatarne il quadro. Di seguito due recenti esempi.

Un giorno, ad un certo punto, nella bacheca appare un link a YouTube decisamente allarmante: "Il video che Emilio Fede vuole fare sparire". Ci si chiede: cosa sarà mai? Fede che pasticcia un'immagine del premier con un penarello nero facendogli barba e baffi da moschettiere? Fede che confessa di essere un marxista convinto? Che afferma di avere intenzione di votare per il PD di Franceschini? O magari che confessa di essere attratto dalla Binetti? No. Niente di tutto questo. Giusto il tempo di aprire il link e si scopre che l'allarme è legato al vecchio filmato in cui Ricca va ad insultarlo ed in tutta risposta si becca uno sputo, qualche spintone e pure una querela. Da questo la conclusione - non sono ben chiari i passaggi logici del ragionamento - secondo cui in Italia l'informazione non sarebbe libera e tutto il consueto rosario di contorno. Peccato che, nell'ordine: a distanza di oltre due anni dalla realizzazione del video, la poco edificante piazzata continua a circolare per la rete, l'autore continua ad avere il suo libero spazio d'espressione, ma soprattutto già al tempo della sua prima uscita era stato trasmesso in televisione su "Striscia la Notizia", cioé il programma più seguito d'Italia. Ovviamente, come sia possibile sostenere che l'informazione in Italia è censurata a partire da un video trasmesso anche su "Striscia la Notizia", non è dato sapere.

Con il secondo allarme, si va ancora più indietro nel tempo, al 2003: l'anno in cui la stazione WNET (parte del network pubblico PBS) realizza un documentario facilmente rintracciabile su internet come "Citizen Berlusconi". Gli argomenti sono noti, ma la cosa interessante è la forma del documentario che presenta ai propri spettatori (statunitensi) quanto accade in Italia come un'eccezione e non come il disvelarsi di una regola. L'elenco degli intervistati è un susseguirsi di nomi estremamente avversi al cavaliere: dal politologo Sartori a Tana De Zulueta (area DS), da Enzo Biagi a Marco Travaglio, da Furio Colombo a Nanni Moretti, e così via fino all'intervista in studio a quello che viene presentato come un esperto di faccende italiane, Alexander Stille, genericamente indicato come "author and journalist", senza cioé che si faccia menzione del fatto che l'intervistato sia anche corrispondente de "La Repubblica", quindi chiaramente di area debenedettiana. Ma senza farne un'analisi dettagliata, basta vedere quale taglio viene dato al programma con la sola introduzione:
Immaginate un paese in cui un solo uomo unisce il potere politico del presidente Bush, l'influenza sui media di Rupert Murdoch, e la ricchezza ed ambizione di Ross Perot e Steve Forbes.
Queste poche, semplici parole mirano a rendere chiaro all'ascoltatore che quanto seguirà è qualcosa di lontano e distante ma vero, qualcosa che loro non potrebbero immaginare perché nel loro paese non succede, ma che in altre parti del mondo avviene. Che Berlusconi riunisca in sé potere politico, mediatico ed economico è ovvio a chiunque, inclusi gli elettori dello stesso. Ma è veramente qualcosa di così lontano dalla realtà statunitense per cui uno spettatore di lì dovrebbe immaginare una situazione? Guardando alla storia politica americana degli ultimi 20 anni non ci vuole un grande sforzo di immaginazione per vedere che: 1) per quanto riguarda il potere politico, 12 anni di presidenza su 20 hanno portato il cognome di una ricca famiglia texana; 2) per quanto riguarda il potere economico, la ricca famiglia texana di cui sopra ha notevoli interessi nell'ambito del mercato petrolifero, ad un punto tale da scatenare durante i mandati sia del padre che del figlio aggressioni militari nei paesi mediorentali; 3) per quanto riguarda il potere mediatico, i legami sono certamente più discreti che non Italia, ma basta seguire la stampa e i network made in USA durante i momenti di crisi per vedere come la maggior parte di tali soggetti comunichino informazioni perfettamente in linea con le affermazioni del dipartimento di stato.

(Per fare un paio di esempi: Scott McClellan, portavoce della Casa Bianca sotto l'amministrazione Bush dal 2003, ha dichiarato candidamente che Fox News segue le indicazioni del governo e solitamente fornisce quello che questo desidera; e la stessa PBS nel 2003 ha visto insediarsi alla guida del network, su nomina del presidente Bush, Kenneth Tomlinson, il quale ha esplicitamente avviato un'opera di pressione sulla rete per modificarne l'indirizzo in direzione più conservatrice.)

A distanza di tempo dovrebbe essere chiaro che quanto offerto dal documentario in questione andrebbe visto anche (se non soprattutto) in chiave interna. Un lavoro simile meriterebbe la stessa attenzione che viene prestata ad un qualsiasi speciale giornalistico italiano. Di fronte ad un programma simile bisognerebbe chiedersi perché la PBS, durante la presidenza repubblicana, manda in onda un documentario simile, esattamente come ci si chiede il perché degli speciali basati su cori unanimi che vanno in onda sulle reti pubbliche italiane (da AnnoZero a Porta a Porta).

A distanza di anni e di allarmi accumulati nel tempo, Sartori continua a rilasciare le sue dichiarazioni, Nanni Moretti a fare film e rilasciare interviste, Travaglio fa puntualmente i suoi monologhi in prime time in uno dei programmi più redditizi, in termini di share, della seconda rete nazionale, e perfino lo stesso Stille ogni tanto fa la sua comparsata nelle TV italiane (come di recente ad AnnoZero). E tutti che continuano a lamentarsi dell'assenza di libertà di stampa in Italia.

Ogni volta che, su FaceBook come altrove, appare materiale simile, l'unica amara riflessione che affiora riguarda l'inutile spreco di energie che ancora continua a segnare la vita politica italiana. Se in tutto questo tempo l'energie spese nel gridare all'allarme censura in Italia fossero state spese in direzione della riflessione e della critica a sinistra, oggi forse avremmo un'opposizione in linea con il PSE, e non un partito di centro che guarda a destra, alleato con giustizialisti e forcaioli, e guidato da democristiani, (amici di) confindustriali, fanatici cattolici e personaggi vicini alle grandi banche.

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