Cosa succede se si prendono parti più o meno a caso di 1997: Fuga da New York, Resident Evil: Apocalypse, Mad Max, I Guerrieri della Notte ed altro ancora, li si mescola in un'unica sceneggiatura e si gira un film? Se tutto va bene, il risultato può anche essere curioso o interessante. In caso contrario, si ottiene Doomsday.
Dopo il già tutt'altro che entusiasmante The Descent, Neil Marshall si cimenta in una prova il cui risultato si colloca saldamente sul livello del predecessore. Tecnicamente il film è di buon livello: la fotografia è curata, il regista dimostra di sapere come muovere le macchine da presa ed il montaggio rispetta fedelmente i codici del film d'azione. Ma la sceneggiatura...
In pratica, ripercorrendo quando già mostrato nei film citati sopra a proposito di epidemie e contagi, un terribile virus si diffonde in Scozia. Anziché rispettare l'invito a starsene chiusi in casa per limitare la diffusione del virus, la popolazione si riversa in enormi masse per strada e finiscono con l'essere isolati dietro una specie di enorme muraglia cinese tecnologica che circonda il paese. Solo una donna riesce, grazie al sacrificio di un eroico soldato, a far sì che l'esercito porti in salvo la sua bambina ferita ad un occhio.
La piaga sembra essere stata debellata, ma 27 anni dopo il virus ricompare a Londra. Come una moderna Snake Plissken, il maggiore Eden Sinclair ha un occhio solo (l'altro è cibernetico), e viene contattata dal Primo Ministro e dal suo Consigliere Canaris che le mostrano delle immagini satellitari risalenti a tre anni prima dove vengono mostrati dei sopravvissuti. Per tutto il tempo un satellite ha sorvegliato la zona isolata e si pensava che fossero tutti morti fino a quando, appunto tre anni prima, si notano dei segni di vita: le affidano quindi la missione di andare con una squadra altamente specializzata nei laboratori del dottor Kane a cercare la cura.
Inizia quindi la missione. Due moderni blindati con militari esperti ed armamenti altamente tecnologici si dirigono versono la loro meta. Hanno da poco iniziato l'esplorazione dei laboratori quando vengono attaccati da un gruppo di sopravvissuti. I sopravvissuti, che sfoggiano un look nel miglior stile Mad Max, utlizzano il loro arsenale a base di frecce, molotov e poco più ed in breve mettono KO la squadra militare: i due mezzi blindati sono distrutti, e la maggior parte degli elementi della squadra uccisi. Si salvano solo in tre che, dopo un breve soggiorno nelle galere, riescono a scappare in modo rocambolesco assieme a Cally, la figlia del dottor Kane anch'essa imprigionata, nonché sorella di Sol, l'emulo punk di Toecutter che guida questo blocco di sopravvissuti.
In oltre vent'anni, l'avanzato satellite che aveva l'unico compito di sorvegliare la zona chiusa non solo non ha visto un gruppo di sopravvissuti molto numeroso, ma ben due gruppi differenti tutt'altro che intenti a nascondersi dal monitoraggio satellitare. Infatti, il dottor Kane è il capo dell'altro gruppo di sopravvissuti, in guerra con quelli guidati dal figlio Sol ed anche loro ben poco amichevoli con gli intrusi provenienti dall'esterno. Ma questa volta non solo vengono imprigionati, ma il maggiore, come un moderno Gladiatore, viene buttato nell'arena a scontrarsi disarmata contro un avversario in armatura. Ovviamente vince mentre i suoi due colleghi scappano dalla prigione facendo saltare in aria varie parti della fortezza medievale in cui si trovavano rinchiusi.
E così, mentre all'inizio con mezzi blindati ed armati di tutto punto si sono fatti sottomettere da un branco di selvaggi urlanti, ora riescono a scappare ed a trovare una specie di batcaverna dove trovano sia un generatore di energia che permette loro di azionare le porte corrazzate, sia soprattutto una Bentley nera che utilizzano per scappare attraverso un lungo battunnel. Seguono una sfida sulla strada contro i mezzi degli uomini di Sol e soprattutto questo che si infila nella Bentley in un corpo a corpo dal finestrino con il maggiore. Questa, che era riuscita a far fuori un gladiatore entrando nell'arena senza armi, non riesce a liberarsi di un tizio mezzo nudo, con una cresta gialla e decisamente non annoverabile tra i più temibili cattivi della storia del cinema.
Il punto d'incontro dove Sinclair consegna Cally affinché possa essere studiata una cura contro l'epidemia non è un ponte ma un'autostrada, e ad aspettarla non c'è il Presidente e nemmeno il Primo Ministro, ma il subdolo Canaris. Sinclair decide di rimanere nello spazio isolato e così si scopre - in quello che forse avrebbe dovuto essere un colpo di scena - che lei era quella bambina ferita ad un occhio portata via in elicottero, torna dai fan di Mad Max con la testa di Sol e questi la accolgono giubilanti.
Come già in The Descent, Neil Miller tenta un'operazione di rivisitazione dei codici dei generi presi a riferimento nella realizzazione del film, ma il risultato è ancora una volta piuttosto deludente. Infatti, più che penetrazione finalizzata al mettere in scena qualcosa di nuovo, Doomsday si concretizza in un blando (ed a tratti imbarazzante) scimmiottamento di sequenze prese qua e là che rimane costantemente al di sotto del livello degli originali.
In un'intervista Miller ha dichiarato che la sua intenzione era di fare un tributo ad un immaginario per invitare gli spettatori ad andare a rivedere gli originali. Ma alla fine l'impressione che rimane è di un tentativo furbo di infilare un proprio lavoro tra titoli che hanno segnato la storia del cinema senza avere elaborato uno straccio di idea.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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immediatezza sott...
1 commenti:
Non ho avuto il coraggio di portare all'epoca dell'uscita nelle sale la Dolce Metà a vedere questo film presagendone lo svolgimento... mi sa che per una volta mi sono risparmiato una triturata di scatole di una settimana con reminder futuri tendenti ad infinito...
Cordialità
Attila
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