04 maggio 2009

Metalingus

Dopo il deludente Wrestlemania, per quanto ancora ben lungi dall'essere memorabile, Backlash è stato certamente uno spettacolo di livello superiore. Nell'insieme tuttavia rimangono una serie di interrogativi su cosa stiano cercando di fare nella WWE con i loro atleti, puntando da un lato su elementi piuttosto mediocri o comunque lontani dall'essere utilizzabili come stelle di punta, e dall'altro impiegando altri ottimi in situazioni di dubbio valore.

Il tutto si apre con l'incontro per il titolo ECW tra il campione Jack Swagger ed il da poco ritornato in casa WWE Christian. Il risultato è piuttosto scontato, anche perché non è difficile immaginare che nell'offerta contrattuale sia stata messa anche la conquista di un titolo. Ma non solo. Con il recente trasferimento di Vladimir Kozlov sotto il marchio ECW, è nell'aria una storyline che lo veda lanciato alla conquista della cintura. Comunque sia, si tratta di un bell'incontro: Christian si conferma un wrestler di primo livello, e Jack Swagger è un'ottima promessa per il futuro. Ancora non sembra in grado di reggere un ruolo centrale in uno show, anche in virtù di una gimmick attualmente non entusiasmante, ma nel suo incontro con Christian ha dimostrato di poter avere un ruolo importante in spettacolo di primo livello.

Si passa quindi ad un altro capitolo della storyline che vede Chris Jericho impegnato nella sua faida personale contro le stelle della Hall of Fame. Ed ancora una volta si trova impegnato contro Ricky The Dragon Steamboat. Tra tutte le vecchie leggende che periodicamente la WWE tira fuori dall'armadio, malgrado circa quindici anni di inattività, quest'ultimo si dimostra uno dei meno peggiori in assoluto. Anzi, grazie soprattutto all'abilità di Chris Jericho, l'incontro si rivela meno peggio di quanto ci si aspettasse nelle premesse. E qui incominciano a formarsi le prime perplessità della serata: Chris Jericho è attualmente, sia da un punto di vista atletico che da quello verbale, uno dei migliori wrestler in casa WWE. Il suo impiego in una faida così brutta ed insulsa appare sinceramente uno spreco di talento. Verrebbe quasi da pensare che si tratti di qualcosa studiato per permettere all'atleta di riprendere fiato senza farlo allontanare dal ring: ma nulla toglie che con tutto ciò con cui avrebbe potuto essere sostituito quest'incontro, un suo allontanamento sarebbe stato di gran lunga preferibile.

Le perplessità aumentano nell'incontro successivo. Il vincitore del Money in the Bank ladder match CM Punk contro Kane. Non essendo passato molto tempo da quando, grazie proprio ad un Money in the Bank, CM Punk aveva dimostrato di essere ben lontano dal poter tenere una cintura di campione addosso. Si tratta sicuramente di uno dei migliori atleti nel roster WWE, ma le sue capacità comunicative sono decisamente scarse, e comunque non all'altezza di un ruolo di campione. L'incontro, più che brutto si dimostra inutile nell'economia dello spettacolo. The Big Red Machine trita CM Punk e tutti a casa. E con un simile esito ci si chiede ancora una volta cosa se ne possa fare della valigia del Money in the Bank*.

Si ritorna a livelli più che accettabili con l'ennesimo scontro tra i due fratelli Hardy. L'I Quit Match che mettono in scena si dimostra godibile e piacevole. Essenzialmente un simile incontro - dove l'unico modo per perdere è dichiarare nel microfono tenuto dall'arbitro "I Quit" - può avere due tipi di esiti: uno estremamente rissoso e sanguigno, l'altro con un ritmo lento orientato verso le mosse di sottomissione. In questo caso, inspiegabilmente, pur avendo per le mani due tra i wrestler più agili, tecnici ed estremi del roster, la WWE punta sul secondo tipo di svolgimento. Il risultato è comunque un buon incontro, con un finale ben coreograto a base di uno dei fratelli legato ad un tavolo e l'altro lanciato in uno dei suoi consueti voli.

Ma non si fa in tempo a riprendere fiato con l'incontro dei due fratelli che si affaccia sulla scena il momento più triste della serata. Se già aver fatto vincere ad un uomo vestito da donna il titolo di Miss Wrestlemania aveva indicato quale fosse la considerazione della WWE per il roster femminile, l'ennesimo capitolo della saga del Great Khali alla ricerca di un bacio di Santina Marella è stato decisamente un triste sipario. E vedere un talento come Beth Phoenix utilizzata poco più che come comparsa in una scenetta da avanspettacolo rappresenta un ennesimo spreco di talento.

Arriva quindi il momento del primo dei due main event della serata. Il 6 Man Tag Team Match che vede Triple H, Batista e Shane McMahon opporsi alla Legacy di Randy Orton. L'incontro è decisamente mediocre, e se si tiene conto dei nomi coinvolti e della costruzione attorno all'evento, non può non risultare brutto e deludente. E' comprensibile che fosse giunto il momento di un cambiamento di campione WWE, e la stipulazione esplicitamente sfavorevole al campione in carica lavora correttamente in tal senso. Ma ciò non toglie che lo spettacolo sia stato di gran lunga al di sotto delle aspettative, e con responsabilità piuttosto evidenti da parte di Randy Orton e soci. Se si escludono i cognomi importanti, Ted Di Biase (figlio dell'omonimo Million Dollar Man) e Cody Rhodes (figlio dello storico Dusty) non sono solo personaggi inutili, ma addirittura dannosi. Tecnicamente ordinari e con gimmick anonime, risultano ancora più imbarazzanti con un microfono in mano ed esplicitamente a disagio nel gestire incontri importanti. Avendo scelto di essere gli heel della situazione, è loro compito e responsabilità agire in modo tale da legittimare all'interno dello spettacolo una vittoria che non troverebbe giustificazione in base ai valori in campo. In realtà, a causa dei loro limiti, il tutto si concretizza nell'impegno da parte di arbitro ed avversari a distrarsi meccanicamente e fare fesserie, fino ad una caciara finale che permette a Triple H di prendersi una vacanza dal titolo lasciando Raw in balia di una stable ridicolmente mediocre, formata da un leader-campione ottimo dal punto di vista tecnico-atletico ma impacciato e ripetitivo col microfono in mano, accompagnato da due "figli di" privi di carisma e con gimmick anonime.

Il secondo e conclusivo main event vede John Cena e Edge impegnati in un Last Standing Match per il titolo di World Heavyweight Champion. John Cena è un wrestler incredibilmente mediocre: per quanto molto potente, offre un bagaglio tecnico limitato a poche mosse che alterna meccanicamente ed una gamma di espressioni al microfono degne di un pupazzo che emette a caso frasi preregistrate. Edge, d'altra parte è vario e completo sotto ogni punto di vista. Sulla scia di quanto visto nel corso dello spettacolo non si preannuncia nulla di buono, ma basta poco per cambiare idea. Il copione è scontato: John Cena riporta per l'ennesima volta sul ring il copione del duro-che-non-molla, in altre parole fa poco o nulla, ma qualsiasi cosa faccia l'avversario per tenerlo giù non è mai sufficiente perché lui finisce col rialzarsi sempre. Ma Edge è in ottima forma: ora scappa, ora aggredisce e domina, con tutto quello che c'è in mezzo tra le due forme. Ed anche l'interferenza finale di Big Show non stona nell'insieme.

In definitiva, se si escludono alcuni momenti qua e là, si è comunque trattato di un ppv deludente. La WWE sempre più trascura il roster femminile, gli incontri di coppia ed i titoli che non siano in mano a wrestler pesanti. Praticamente nessuno spazio al wrestling femminile o ad altri titoli come quello di coppia o degli Stati Uniti. E proprio il lasciare fuori dal ppv un campione come MVP attualmente in ottima forma è un altro elemento che lascia perplessi.

Attualmente la WWE sembra essere in crisi. Ma più che di una crisi generata dalla concorrenza, sembra trattarsi di una crisi interna. Non si capisce bene se non riesca a trovare delle figure di riferimento in grado di diventare punti carismatici dello spettacolo. Con il ritiro da parte di wrestler quali Stone Cold Steve Austin, The Rock e Goldberg, e con l'abbandono della federazione da parte di figure altamente carismatiche quali Kurt Angle e Brock Lesnar, la WWE vive perlopiù sulla base del traino offerto da grandi stelle quali Triple H, Shawn Michaels e The Undertaker. E quando questi sono assenti o, come nel caso del primo in quest'ultimo ppv, impiegati male, lo spettacolo ne risente, e parecchio.

*.: è il premio che permette, a chi lo detiene, di chiedere un incontro per un titolo a scelta in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo.

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