Secondo il leader del PD, alla luce di quest'ultima tornata elettorale sarebbe "iniziato il declino della destra", e le motivazioni di una simile affermazione sarebbero da cercare nell'aver raggiunto "un risultato al di sopra delle nostre previsioni", nel non essere stati cancellati al Nord, come qualcuno aveva previsto", e soprattutto nel ricordare che "solo 15 giorni fa il quadro prospettava il Pdl al 45% alle europee e la conquista del centrodestra di tutte le grandi città".
Sono indubbiamente affermazioni buffe, paragonabili a quelle di un tennista che, sconfitto per "6-1, 6-0, 6-1", gioisce perché ci si aspettava una sua sconfitta per "6-0, 6-0, 6-0". Certamente quei due game conquistati sono un risultato migliore rispetto alle aspettative, ma non rappresentano una vittoria, né tantomeno un'inversione di tendenza. Anzi, sono le parole di un destinato alla sconfitta che trova soddisfazione nel rosicchiare risultati parziali qua e là, nel riuscire a strappare qualche punticino qua e là anziché mirare al bottino pieno.
Con buona pace di Franceschini, il risultato di queste elezioni è drammatico per la sinistra. Numeri alla mano, e facendo un raffronto tra dati omogenei - come si dovrebbe fare in qualsiasi analisi minimamente critica - e non con dati presi qua e là o addirittura con previsioni più o meno campate per aria (come, appunto, la previsione secondo cui il consenso verso il PdL si aggirasse attorno al 45%), non ci vuole un esperto in analisi matematica per vedere che:
- sul fronte europeo, il PdL, con il suo 35,3% ha aumentato i voti rispetto al 2004 in cui AN e Fi assieme avevano totalizzato il 32,5% (cioé hanno guadagnato cinque seggi in più: 29, contro 24);
mentre il PD (ai tempi Ulivo) è passato dal 31,1% al 26,1% (perdendo 3 seggi assieme ai 5 punti percentuali);
- sul fronte referendario, il fronte del "Sì" capitanato dal PD non è riuscito a convincere a votare nemmeno la metà degli elettori necessari per raggiungere il quorum;
- infine, per quanto riguarda le amministrative, delle 62 province sottoposte a consultazione elettorale 9 erano amministrate dal centrodestra, 50 dal centrosinistra e 3 di nuova formazione. Ad oggi, il centrodestra ha mantenuto le sue 9 e ne ha conquistate altre 25, salendo così a 34 su 62, mentre il centrosinistra è sceso da 50 a 28 su 62. In pratica il centrodestra ha quasi quadruplicato i consensi rispetto alle precedenti amministrative.
Cosa ci sia da festeggiare, o comunque in cosa consista in pratica questa inversione di tendenza, risulta imponderabile. Sarebbe un po' come se un CT della nazionale, dopo aver perso 3 a 0 in una competizione internazionale, affermasse soddisfatto che si tratta di un risultato positivo perché qualcuno aveva detto che avrebbero perso 6 o 7 a 0.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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Una delle frasi rese celebri dal film di Robert Zemeckis Forrest Gump è
“stupido è chi lo stupido fa”, un’affermazione cioè che nella sua
immediatezza sott...
6 commenti:
E' una sconfitta completa, l'inversione di tendenza è ancora ben distante e forse è un bene, se si considera lo sconfortante stato delle cose, incluso un D'Alema che puntigliosamete ricorda che si stava meglio con i politici di professione, cosa che può anche rispondere al vero ma si tratta pur sempre di un discorso profondamente classista.
Qui c'è gentaglia che più che per i destini del Paese teme per i propri, e si tratta di tanti professionisti che se fosse per me dovrebbero cambiare mestiere perché umanamente inadatti alle filosofie politiche propugnate (se ce ne sono ancora).
Non aiutano di certo gli atteggiamenti generali del PD: c'è qualcuno, ad esempio, che ne conosce il programma? Hanno eliminato gli impresentabili, fra i quali io colloco Bassolino e Iervolino? E al di là di aver cambiato anni addietro (mio sommo orrore) un nome storico in "Festa dell'unità del partito democratico", quale identità hanno dato al partito? Quale attenzione questo partito dedica alle persone, al di là della ricerca del consenso? Dove vogliono andare, a sinistra, a destra o a zig-zag?
Tutte domande che per me non hanno ancora risposta. E se mi posso rallegrare del buon funzionamento delle cose a livello locale (perché la mia città funziona piuttosto bene, tutto sommato), è anche facile pensare che i meriti non siano tutti degli amministratori.
Finché non ci saranno risposte certe a delle domande che riguardano anche la questione morale all'interno del PD (e non solo lacché e troie di qualcun altro, di cui mi interessa davvero poco e che poco hanno comunque a che fare con la politica finché non vengono compiuti reati particolarmente odiosi) dovrò guardare questa "Cosa 2" con estrema diffidenza. Per non parlare approfonditamente, poi, dello sconcio della "presentazione" di Parisi come avversario di Franceschini per la nomina a segretario, un brutto sintomo che dimostra che si preferisce la facciata alla trasparenza, di cui esiste anche un video su YouTube. Se fossi sensibile a certe pagliacciate starei ancora vomitando.
Non so se si tratta di un segno dei tempi, ma non me la sento di augurare buona fortuna, nella sua interezza, a questo PD. Prima devono smettere di prendere per il culo la gente, poi si può parlare di un appoggio che vada al di là delle singole persone.
(Piccolavoce)
A parte il fatto che condivido ogni singola riga di quello che hai scritto, sinceramente, la cosa che più mi sconcerta è l'atteggiamento che segue alla sconfitta. Forse ingenuamente, pensavo che delle brutte batoste potessero avere "almeno" l'utilità di indirizzare la classe dirigente verso un cambiamento... ed è per questo che trovo a dir poco sconcertante che non solo la sconfitta non rappresenti un punto d'inizio verso un qualche ripensamento, ma che si cerca addirittura di presentarla come una vittoria.
D'altra parte, le strategie di marketing, condivise da tutti i nostri (il cielo mi perdoni!) "politici", impongono di non ammettere mai una sconfitta o un errore, quando parlano al pubblico, anche a costo di arrampicarsi sugli specchi e di negare l'evidenza. Questo non aiuta loro ad avere una percezione corretta della realtà, nè aiuta noi a mantenere un minimo di fiducia nella nostra classe dirigente...
E'un po' come le 'ritirate strategiche' o i 'ripiegamenti ordinati'.
A parte questo, condivido e quoto Piccolavoce.
Fra l'altro invito i dirigenti di sinistra del PD a riprendere in mano letture quali Lenin, Ho chi Min, Mao e non scherzo affatto, Quella era gente che quando le prendeva, si sedeva al tavolo e cambiava strategia politica.
Per la componente ex DC del PD, credo basterebbe un po' di De Gasperi.
Quand'e' che ricominceranno a fare politica?
Io proporrei di regalare un bel pallottoliere al simpatico Franceschini e chiedergli di spiegare come mai a lui il risultato viene diverso... magari riesce a scoprire una nuova branca della matematica sconosciuta a noi poveri mortali!
Cordialità
Attila
Io non sono sconcertato dalla reazione che parla di inversione di tendenza: quella reazione risponde perfettamente alla logica della ricerca del consenso visto in un'ottica promozionale, poiché il consenso a livello di massa acritica tende a generare altro consenso. Il "mangiate merda, miliardi di mosche non possono essersi sbagliate" ha un suo perché, e dichiarazioni del genere in politica non sono nuove per quel motivo; inoltre ammettere di essere stati sconfitti significa ammettere di essere dei perdenti, e questo in politica non funziona mai: genera soltanto sfiducia. Le reazioni sono quindi comprensibili, anche se non - dal mio punto di vista - giustificabili.
Queste cose mi sconfortano e basta. Ciò che mi sconcerta invece è la continua prosecuzione dell'antiberlusconismo con ogni mezzo necessario, ad ogni possibile costo, e questa è una cosa che va ripensata organicamente ma velocemente. L'opposizione è diventata di tipo quasi esclusivamente culturale e una propositività non opposizionale è completamente perduta, o molto ben nascosta. Il modello Berlusconi non lo si può sconfiggere esponendolo ben al di là di quanto lecito: piaccia o non piaccia, è un modello vincente perché piace ad altri, perché la gente che si tura il naso per votare Berlusconi è molta meno di quello che i vertici del PD pensano. L'esposizione dei suoi danni, morali e pratici, deve avvenire in modo diverso, indiretto, e non quasi esclusivo.
Michele Serra, anni addietro, scrisse: "ma tra tutto quello che hanno gli manca l'essenziale perchè noi, non ci hanno e per questo stanno male". Ecco, Berlusconi è riuscito ad avere anche il PD, che è più impegnato ad osservarlo come se fosse la fonte di tutti i mali d'Italia e non un semplice sintomo. Ed è anni che è così, nell'intero arco della sinistra istituzionale, o di quel che ormai ne rimane.
Voglio pensare che Berlusconi non mi abbia, che non diventi un pensiero costante, che costruire sia più importante che distruggere. Non mi incazzo nemmeno più, perché se mi incazzassi, allora Berlusconi mi avrebbe. O mi avrebbe il PD, che allo stato delle cose forse sarebbe peggio, perché ormai sono più abituato a guardare lo schifo della parte a cui mi sento vicino (o con cui penso di poter dialogare meglio) che non lo schifo di chi mi sta distante. E non è disfattismo, o mancanza di speranza: tutt'altro. E' pura e semplice voglia di pulizia dagli appetiti necrofili che la sinistra italiana continua a manifestare per incompetenza, per convenienza o per malafede.
(Piccolavoce)
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