01 giugno 2009

Slaves of Yesterday

C'è una diffusa tendenza a definire le teorie filosofiche di ambito post-marxista (o post-strutturalista) come vuote astruserie o truffe intellettuali. Autori come Alan Sokal e Jean Bricmont sono riusciti a scatenare un ampio dibattito sul tema attraverso una serie di opere ed articoli volti a dimostrare la mancanza di scientificità nei testi di autori quali Deleuze, Guattari, Lacan, etc. A loro dire, nelle opere di questi autori il linguaggio della scienza sarebbe usato impropriamente col fine di rafforzare teorie fumose, inconsistenti e scritte in un linguaggio criptico ammantandole di autorità proveniente da importanti teorie scientifiche e matematiche. Il tentativo è ambizioso, ma non innovativo e soprattutto non ottiene risultati differenti da altri simili avvenuti decenni prima. Infatti, alla fine, non sembra di avere nulla di più di fronte di una replica dell'ennesimo scontro tra "analitici" e "continentali": una sorta di remake delle accuse che gli autori provenienti dall'area culturale del Circolo di Vienna rivolgevano ad Heidegger, Gadamer e l'ermeneutica in generale.

L'azione di Sokal si è svolta in due fasi: una prima, molto efficace, incentrata sulla pubblicazione di un finto articolo scritto in "linguaggio postmodernista", volto a dimostrare come buona parte di un certo accademismo umanistico si basasse più su una forma alla moda che non su un'effettiva valutazione dei contenuti; ed una seconda fase, decisamente meno ponderata, in cui pubblica saggi dedicati alla demistificazione scientifica di opere filosofiche.

Come anni prima era accaduto in Italia con il caso dei "falsi Modigliani", il finto articolo postodernista di Sokal diventa oggetto d'imbarazzo per chi si poneva come competente nel campo, ma si dimostra non in grado di distinguere un falso da un vero. Ovviamente, come il falso Modigliani nulla toglieva o aggiungeva all'opera dell'artista toscano, andando a diventare oggetto d'imbarazzo per i critici ed esperti vari che avevano creduto si trattasse di opere autentiche, così il falso di Sokal non va a colpire gli autori di riferimento ma piuttosto quell'orda di critici e presunti esperti vari che attraverso lo scimmiottamento della scrittura dei "maestri" si ammantano di autorità puramente formale.

Ma a questa azione valida ed interessante, Sokal ha voluto farne seguire un'altra in cui alza il tiro in direzione degli autori di riferimento dell'ambito finendo però col mancare completamente il bersaglio. Non si tratta del primo tentativo in tal senso, infatti, tra i vari, persino Robert Hughes, nel suo brillante e tagliente "La Cultura Del Piagnisteo" inciampa rovinosamente su questo aspetto. Infatti, nel suo testo, l'autore australiano critica e seziona con una lucidità quasi chirurgica quel comportamento tipico dei sostenitori del "political correct" secondo cui qualsiasi opera non sia accessibile e rispettosa nei confronti di tutti sarebbe da combattere in quanto fonte di discriminazioni (memorabile in tal senso l'annotazione iperbolica secondo cui, sulla base di un simile stile di ragionamento, un'opera come Moby Dick di Melville andrebbe contrastata in quanto non politicamente corretta nei confronti delle balene). Robert Hughes ribadisce più e più volte che la cultura è elitaria per definizione, e che non può e non deve essere altrimenti perché in ogni campo l'eccellenza viene raggiunta da pochi e che se tutto si dovesse posizionare su un livello accessibile a chiunque non ci si potrebbe discostare dal piano di una bassa mediocrità. Ed è proprio questa premessa ad essere fonte della più evidente contraddizione presente nel testo di Hughes: dopo aver sostenuto che la cultura deve essere elitaria e che è compito del lettore andare verso l'autore e non viceversa (è compito del lettore comprendere Dante, e non pretendere che Dante si renda comprensibile a lui), critica Foucalt e gli autori poststrutturalisti in generale di essere astrusi ed incomprensibili. Autori come Deleuze, Foucault, Derrida, Lacan, Baudrillard, etc. sono autori difficili da leggere, e pertanto richiedono sforzo ed impegno. Proprio quel tipo d'impegno che dovrebbe animare la passione per la cultura: perché per quanto si possa non condividerne le idee e i concetti, non si capisce perché Hughes ritenga sufficiente liquidarli in base ad una complessità che considera artificiosa.

Ma tornando a Sokal, nelle sue opere aventi come bersagli gli autori postmoderni, la critica che rivolge loro è di usare impropriamente concetti e termini scientifici. Ma alla fine, l'atto che risulta improprio, è proprio quello dello stesso Sokal che utilizza il metodo scientifico per criticare in modo piuttosto superficiale, opere che non sono scientifiche e che soprattutto non ambiscono in alcun modo ad esserlo. Si tratta di una critica rivolta ad un uomo di paglia (strawman), in cui Sokal attribuisce ai suoi bersagli obiettivi non loro per poi rilevare come non siano in grado di raggiungerli. E' la metodologia sistematicamente utilizzata da un Odifreddi nel criticare i testi sacri: ne rileva le contraddizioni logiche e gli errori scientifici come se esistesse qualche imperativo che stabilisce che un testo sacro debba essere logico e scientifico.

Sokal critica le ambizioni scientifiche delle opere dei poststrutturalisti francesi, ma come in ogni uomo di paglia che si rispetti ciò che critica non è un tratto del soggetto, infatti tali opere non hanno mai avuto, perlomeno nelle intenzioni di chi le ha scritte, ambizioni scientifiche. E a dimostrazione di ciò valgono le parole scritte a quattro mani da Deleuze e Guattari a proposito di cosa sia la (loro) filosofia nell'introduzione, appunto, a "Che Cos'è La Filosofia?":
[...] la filosofia è l'arte di formare, di inventare, di fabbricare i concetti. [...] I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c'è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la fima di coloro che li creano. [...] Non è riflessione perché nessuno ha bisogno della filosofia per riflettere su una cosa qualsiasi: [...] nè i matematici in quanto tali hanno mai atteso i filosofi per riflettere sulla matematica, né gli artisti sulla pittura o sulla musica [...] i concetti sono e restano fimati: la sostanza di Aristotele, il cogito di Descartes, la monade di Leibniz, la condizione di Kant, la potenza di Schelling, la durata di Bergson... [...] L'esclusiva della creazione dei concetti assicura alla filosofia una funzione, ma non le conferisce alcuna preminenza né alcun privilegio, visto che ci sono altri modi di pensare e di creare, altri modi di ideazione, come il pensiero scientifico, che non devono necessariamente passare attraverso i concetti. [...]
In Deleuze, ma più in generale in larga parte della scuola filosofica che ha segnato la cultura francese (e non solo) nella seconda metà del XX secolo, si trova ad essere costantemente perseguito quell'obiettivo della filosofia che in Nietzsche si concretizzava in un rovesciamento del platonismo. Ed infatti, all'interno della formulazione deleuziana, la stessa costellazione di idee pure ed astratte che formavano il cielo dell'orizzonte platonico diventa non più scoperta ma creazione ("Platone diceva che bisognava contemplare le Idee, ma dovette prima creare il concetto di Idea.").

Lungi dal porsi come scientifica, la filosofia deleuziana si pone come altra rispetto alla scienza, stabilendo la propria inadeguatezza nell'ambito del pensiero scientifico, a differenza di molte espressioni della filosofia della scienza di matrice anglosassone che si ponevano l'obiettivo di stabilire sia cosa fosse la filosofia, sia cosa fosse la scienza, e di stabilire compiti e metodi dell'una e dell'altra. E di fronte ad una similmente esplicita dichiarazione dell'alterità della propria disciplina rispetto a quei canoni di rigore ed indagine che sono tipici del pensiero scientifico, qualsiasi critica basata sulla "non-scientificità" di quanto scritto non è altro che un esibizione di ovvietà fondata su una superficiale incomprensione o su una profonda malafede.

Vero è che con il suo finto scritto l'obiettivo di Sokal era smascherare le pretese di un certo accademismo alla moda che, attraverso l'utilizzo indiscriminato delle terminologie coniate dagli autori postmarxisti francesi, intendeva fare sfoggio di un sapere basato solo su una ripetizione quasi pappagallesca di un linguaggio esoterico, e con questo porsi come superiori rispetto ad altri campi. Ma di fronte a simili pretese, valeva già quanto citato sopra nelle parole di Deleuze e Guattari: la stessa pretesa di fare filosofia secondo i canoni del postmodernismo pretendendo di arrivare a risultati scientifici od oggetivi in generale è intimamente un profondo tradimento degli insegnamenti di un Deleuze o di un Foucault.

Chiaramente, come tutti i grandi pensatori, anche loro hanno generato tutta una schiera di imitatori: come ad Hegel ha fatto seguito una larga schiera di persone intente ad indagare l'"Assoluto", come ad Heidegger sono seguiti molteplici aspiranti investigatori dell'"Essere", così ad un Foucault o ad un Derrida hanno fatto seguito orde di esperti in "micrologie" o "fallocentrismi" vari. Ma risulterebbe ingeneroso imputare ai maestri le colpe degli allievi. Esattamente come risulterebbe ingeneroso addossare ai fratelli Wachowski o ad un Philip Dick o ad un Grant Morrison (e si tratterebbe di una lista di nomi immensa) la responsabilità per eserciti di complottisti convinti che la realtà sia una finzione generata da oscuri complotti di varia natura, o imputare ai Dead Kennedys la colpa dell'esistenza dei Green Day.

Come tutti i maestri, se realmente interessati alla materia, bisognerebbe studiarli, tentare di comprenderli e lasciare che i loro insegnamenti agiscano come motore sullo sfondo, senza trasformarli in oracoli onniscienti cui sottoporre il giudizio su qualsiasi cosa, senza considerarli fonte di conoscenza assoluta e senza ridurli ad una manciata di parole simbolo da sfoggiare in qualsiasi occasione. Non a caso, di tutta l'impressionante schiera di aspiranti eredi dei poststrutturalisti francesi, chi oggi è riuscito ad occupare un ruolo di primo piano in tale settore culturale è un autore come Slavoj Zizek, un pensatore di formazione lacaniana grande e profondo conoscitore di autori come, appunto, Deleuze e Foucault (tra i tanti), ma che è riuscito a sviluppare un approccio alla filosofia che porta avanti la tradizione dei suoi maestri senza però diventarne una brutta scopiazzatura. Ed infatti, la testimonianza di tutto ciò, è uno stile che nell'ambito riesce ad essere estremamente fluido, leggibile ed efficace. Magari fra qualche anno sbucheranno eserciti di adoratori di Zizek che penseranno che attraverso la sue filosofia sia possibile arrivare a conoscere i segreti più profondi della genetica o della meccanica quantistica, ma anche in questo caso non ci sarebbero responsabilità da parte sua. Non più di quante ne abbia un produttore di coltelli da cucina per l'uso criminale che potrebbe farne un disadattato.

4 commenti:

abte ha detto...

platonicamente,anzi ancora di più kantianamente, penso invece che esista un firmamento di idee, di imperativi morali, che il filosofo scopre così come uno scienziato scopre le leggi del mondo fisico. queste idee però, a differenza delle leggi fisiche, si modificano a seconda di come si evolvono le società umane, e quindi in questo sono variabili. ciò non toglie tuttavia che esse trascendano la contingenza del singolo momento. del resto anche quei filosofi che affermano il contrario, non fanno altri che fissare un sistema di idee che corrisponde a un determinato periodo storico e che nasce e si evolve indipendentemente da loro. così non avrebbe senso un filosofo medievale che non traesse il fondamento del suo sistema da dio, o un filosofo illuminista che non identificasse questo stesso fondamento nella ragione, o un pensatore del novecento che non mettesse al centro del proprio ragionamento la caduta di questi miti. sotto questo aspetto possiamo affermare la scientificità di ogni sistema filosofico compiuto.

fz ha detto...

abte: ma che conclusione tiri?
"sotto questo aspetto possiamo affermare la scientificità di ogni sistema filosofico compiuto."
Ti ricordi, vero, che il metodo scientifico nasce e deriva dai fondamenti epistemologici?

abteilung ha detto...

forse fz tu fai confusione fra scienze umanistiche e scienze naturali. se la sociologia o la psicanalisi vengo definite come scienze, perché non anche la filosofia?

fz ha detto...

Abteilung: Qualche passo indietro e ci capiremo sulla mia notina alla tua conclusione “affermare la scientificità di ogni sistema filosofico”

-Scientificità significa un processo che aderisce al metodo di indagine scientifico.
-L’indagine scientifica é un percorso rigoroso che ha come fine dimostrare un asserto (ad esempio la esattezza di un modello matematico). Ci aspettiamo che esistano regole generali funzionanti. Se esistono eccezioni a queste regole generali, la scienza ritiene che le regole in atto non descrivono sufficientemente il modello. La scienza (cioè i suoi operatori) si rimette al lavoro per cercare una regola migliore che spieghi il modello senza eccezioni.
-L’epistemologia é l'ambito della filosofia che genera e verifica la teoria del metodo scientifico.
Ad esempio: é compito della epistemologia rispondere alla domanda che cosa é una dimostrazione. Il metodo scientifico non é in grado di stabilire che cosa è una dimostrazione, poiché é alieno dal suo ambito di indagine.
–Grazie alle speculazioni della epistemologia, il metodo scientifico è uno strumento rigoroso.

Questo era il significato del mio commento: la filosofia è superiore alla scienza, perché la filosofia produce la teoria del metodo scientifico. È superiore perché consente di costruire gli strumenti di indagine.
Acquista un nuovo senso il tuo commento “sociologia e psicanalisi vengono definite scienze.”
Vengono definite da chi? In base a quali criteri? Perché?
L´epistemologia ne risponde.

Spero che ora ti sia chiaro il mio contributo al divertente post