14 luglio 2009

Bang Your Head

Come da programma, l'inizio dei concerti è alle 17.30. A parte qualche nuvolone passeggero, il tempo è più che clemente e permetterà una piena riuscita di questa edizione (che Trevor sottolinea essere la prima) del Metal Valley Open Air: oltre sette ore di musica metal in cui, al di là delle diverse sfumature delle proposte e dei diversi gusti delle persone presenti, tutti coloro che si sono avvicendati sul palco hanno offerto prestazioni più che apprezzabili.

Aprono le danze i milanesi Kadavar, a cui tocca la responsabilità di affrontare i primi giunti sul posto. E lo fanno con una proposta a base di death metal veloce e tagliente, la classica formula tipica di gruppi come Deicide, Behemoth, Kataklysm e molteplici altri. Musicalmente l'offerta del gruppo risulta ancora acerba, ma il tutto viene ampiamente compensato dalla voglia di fare e di suonare che trasuda l'esibizione dei quattro giovanissimi, ed il compito di aprire la pista ad un cartellone di tutto rispetto viene svolto in modo convincente.

E' ancora pieno pomeriggio, ed il sole è ancora forte. I primi, comunque non esigui, avventori si aggirano per l'area Expo di Rossiglione, apparentemente più interessati a banchetti con magliette e CD da una parte, e cibo dall'altra, quando arriva il turno dei Bad Bones. Per quanto dotati di una proposta musicale visibilmente più rodata e strutturata rispetto a chi li ha preceduti, la sfida che si trovano ad affrontare consiste proprio nell'essere alfieri di suoni profondamente difformi rispetto al resto del cartellone: infatti, mentre tutti gli altri gruppi si collocano in diverse aree del metal estremo, i Bad Bones offrono un hard rock'n'roll sanguigno, collocandosi in quella zona musicale che spazia dai Motorhead ai Nashville Pussy, con tutto quello che ci sta in mezzo. Il pubblico apprezza, ed il gruppo ripagherà gli spettatori chiudendo un set piacevole ed avvincente con una cover di “Ace of Spades” dei Motorhead.

Il palco viene quindi lasciato ai genovesi Ritual of Rebirth, che confermano ancora una volta quanto già mostrato nelle precedenti esibizioni. Un susseguirsi di brani death moderni ed articolati: accelerazioni furiose vengono spezzate da passaggi tecnici ed intermezzi complessi ed articolati, non senza più di un'apertura verso la melodia. Growling, parti vocali pulite ed intermezzi corali, il loro è un death metal tecnico che però non sembra disdegnare più di un cenno al metalcore, al fine di offrire un maggiore impatto ad una proposta che altrimenti potrebbe correre più di un rischio di risultare tanto fredda quanto elaborata. E la bontà del risultato raggiunto si misura nell'attenzione e nell'apprezzamento del pubblico.

Arriva quindi il turno dei Coram Lethe, che senza nulla togliere a chi li ha preceduti, dimostrano che l'organizzazione ha pienamente centrato l'obiettivo nel collocarli a chiusura della rassegna dei gruppi emergenti, come opener per i nomi di maggiore richiamo. Malgrado il panorama musicale internazionale contemporaneo abbia dimostrato con i fatti che anche una donna possa essere la voce di un gruppo metal estremo (dai più che affermati Arch Enemy alle esordienti Gallhammer, gli esempi si sprecano), una certa perplessità sembra attraversare il pubblico ogni volta che un'esponente del gentil sesso si cimenta con il microfono nell'ambito del metal estremo, e questa volta non sembra costituire un'eccezione. Ma si tratta di dubbi che non trovano ragion d'essere in quello che è stato il set offerto dal gruppo toscano. Un death metal pesante e veloce in cui la complessità sonora viene completamente messa al servizio dell'impatto delle composizioni; il gruppo procede compatto e la vocalist si muove sul palco con disinvoltura, alternando con naturalezza screaming e growling in modo tutt'altro che ingenuo.

E' quindi il turno dei Dark Lunacy, che sulle note di “Aurora” aprono un'esibizione che si rivelerà la più emotivamente coinvolgente della giornata (ovviamente più per meriti loro, che non per demeriti altrui). Il loro è stato un set la cui resa finale è stata guastata da qualche problema tecnico, ma gli emiliani hanno onorato al massimo il palco che li stava ospitando. Con una scaletta che ha privilegiato soprattutto “The Diarist”, ma senza trascurare anche aperture a tracce provenienti dai due lavori precedenti, i Dark Lunacy hanno concretizzato sul palco l'ottima resa delle loro composizioni in studio: un death metal melodico in cui una cura minimale dei particolari è palesemente concepita per esaltare sempre i brani nella loro interezza piuttosto che le singole individualità dei componenti. E come valore aggiunto, dal vivo come su disco, l'uso di cori dell'Armata Rossa e di campionamenti vari agisce in modo decisivo nell'incrementare la potenza e l'intensità emotiva dei brani, ponendosi ormai come un loro tratto distintivo. Un set che vola via veloce di fronte ad un gruppo che conferma con i fatti i consensi crescenti che sta ottenendo sia in Italia che all'estero, grazie ai lavori in studio come alle esibizioni dal vivo.

Sono all'incirca le nove di sera, e le luci del giorno cominciano ad essere agli sgoccioli quando ci si avvicina alla zona calda della serata con l'accompagnamento dei Necrodeath. Già il nome richiama alla mente oltre vent'anni di onorata carriera in ambito thrash metal ed affini. Il loro è un set intenso e pesante, un assalto sonoro a base di riff pesanti e ritmiche senza respiro: è il suono del thrash metal anni '80 che nel terzo millennio riesce a definirsi uno spazio senza rassegnarsi a presentarsi come un clone di sé stesso. Per quasi un'ora, mantengono il controllo della scena offrendo al pubblico un ampio sguardo sul loro repertorio fino alla parentesi finale: la cover di “Sodomy and Lust” dei Sodom, un brano che suona come allo stesso tempo come una dichiarazione d'intenti ed un tributo ad un gruppo storico del thrash metal, un'esplicita dichiarazione di come e quanto il passato e certe influenze lavorino ancora sullo sfondo della loro musica.

E' quindi buio quando sul palco salgono i Rotting Christ. Se dal canto loro i Dark Lunacy possono vantare l'esibizione più coivolgente su un piano emotivo ed intellettuale, i quattro greci guidati dai fratelli Tolis offrono il set più intenso e coinvolgente dell'intera giornata. Come molti altri gruppi provenienti dalla scena black metal, sono stati in grado di modificare il proprio suono nel corso degli anni fino ad arrivare ad esprimere in “Theogonia”, il loro ultimo lavoro in studio, uno dei momenti migliori della loro carriera. E che questo sia un dato di cui siano convinti anche loro è dimostrato sia dalla scelta della scaletta, che complessivamente è dominata da questo album, sia dalla ricezione del pubblico. L'apertura è affidata alle stesse due tracce che aprono l'album (“The Sign of Prime Creation” e “Keravnos Kivernitos “) e prosegue fino a trovare in “Enuma Elish”, con i suoi cori ad accompagnare ritmiche massicce ed ipnotici intrecci di melodie, uno dei suoi momenti migliori. Anche per loro si tratta di circa vent'anni di carriera, e la sicurezza che esibiscono sul palco è disarmante: Sakis Tolis con in braccio la sua chitarra è un frontman rodato e sicuro di sé, ed il gruppo che lo appoggia viaggia con scioltezza e senza esitazioni attraverso un set in cui la potenza del suono e la varietà delle trame si equilibrano a vicenda con estrema naturalezza. Quando si abbasseranno le luci a siglare la fine della loro esibizione, l'unica cosa che interviene a mitigare presso il pubblico la voglia di sentirli ancora suonare è l'attesa per gli headliner.

Ed infatti, dopo una breve pausa, con il pubblico che scalpita e dopo un intro a luci basse che scalda ancora di più l'atmosfera, gli Entombed invadono la scena. E' un muro sonoro potente e compresso quello che esce dalle casse per andare ad abbattersi su un pubblico che li ha attesi a lungo e che sembra intuire subito che non andrà incontro a delusioni. Il repertorio che i quattro svedesi offrono al loro pubblico è selezionato tra quanto di meglio hanno pubblicato nell'arco della loro lunga carriera. In mezzo trovano spazio tanto brani tratti da “Morning Star” come “Chief Rebel Angel” e “I for an Eye”, quanto le massicce versioni di “Crawl” e “Stranger Aeons” tratte da “Clandestine” e rilette alla luce delle sonorità death rock che hanno caratterizzato le loro produzioni più recenti; e nella grandine di note e suoni che ricopre gli astanti non mancano i classici come “Wolverine Blues” e “Left Hand Path” o la cover di “Night of the Vampire” di Roky Erickson (pubblicata nella doppia raccolta di cover “Sons of Satan Praise the Lord”). La mezzanotte è passata da circa mezz'ora quando Lars Petrov annuncia l'ultimo pezzo: è il primo ad essere introdotto come tale ma non sarà l'ultimo. Di fronte ad un pubblico che non ha alcuna intenzione di lasciare che il festival si chiuda, gli Entombed offriranno un'altra mezz'ora di concerto fino ad arrivare al limite dell'una di notte. Quando sul palco si alzano le luci per lasciare spazio alla musica di sottofondo, si conclude tra la soddisfazione di un pubblico esausto la prima edizione di un bel festival metal, una giornata di musica che deve la propria ottima riuscita a tutti gruppi che si sono alternati sul palco, agli stand ed al pubblico presente, ma soprattutto ad un'organizzazione che ha voluto, ideato e realizzato un simile evento.

8 commenti:

rat ha detto...

senti ci vieni il 12 settembre a torino a vedere vnv + rotersand? quello è un concerto, altro che sti metallari.

blumfeld ha detto...

Attento che col metallo non si scherza... comunque non credo: non vado pazzo per Rotersand e per quel poco che ho sentito l'ultimo VNV non mi sembra un granché (ben distante da Judgement, per dire)...
E poi sono terribilmente pigro: i gruppi per cui FORSE sarei disposto ad uscire dai confini genovesi sono decisamente pochi (e la maggior parte sono metal :P ).

Admiral Benbow ha detto...

il disco dei Kadavar mi ha fatto una gran bella impressione, dalle tue parole forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più dal vivo? E gli Entombed li avrei visti comunque volentieri, anche se i tempi di "Left Hand Path" sono ahimè lontani...

blumfeld ha detto...

Non lo so, non avevo sentito il disco. Diciamo che a sentirli dal vivo mi sono sembrati ancora un po' acerbi, nel senso che la proposta c'è, ed è ben strutturata ed eseguita, ma ancora suona molto derivativa rispetto agli standard del genere. Diciamo che è andata bene, mancava giusto quel qualcosa in più che rende personale una proposta (ma calcolando l'età, ci sta tutto eccome).

rat ha detto...

peccato, anche a me dei rotersand me ne frega na cippa, ma ronan harris dal vivo è una forza della natura (nonostante il panzone) e credo che comunque farà un sacco di pezzi vecchi, da quel poco che ho visto su youtube. del resto torino genova non è proprio sta grande impresa, diciamo che resti nel cortile di casa :P se cambi idea famme sapè, c'è tempo.

niccolo' ha detto...

Gli Entombed sono SEMPRE ganzi, Ammiraglio, ricorda. :)
Chi viene giovedì dai Motorhead?

Yossarian ha detto...

Bellissima rece. Gli Entombed piacciono da dio anche a me, e francamente non li trovo peggiorati. Tutto cio' anche se i miei gusti musicali hehehe, sono piuttosto controversi e non sono esclusivamente metalz :-)


Ora vado a leggere anche quella di Niccolo'

Ciao

PS sei genovese? Pensa che il sottoscritto, nonostante sia diventato lombardo e' ligure e per la precisione spezzino. E mica ci sono solo nato a La Spezia, ci ho anche fatto due anni di superiori e ci ho vissuto per un pezzo.

Basta Con La Droga ha detto...

Stasera vado a vedere i Motorhead a Piazzola Sul Brenta. Nel 2009 ho svpportato la Scena più di tutti, poche storie.