08 luglio 2009

Piece of Me

Come ampiamente previsto, alla vigilia del G8 è arrivato puntuale l'attacco da parte della Stampa Inglese. Con il caso "noemi" che si è sgonfiato per evidente inconsistenza e quello barese che ha svoltato in direzioni ben più compromettenti per la controparte politica (l'azzeramento di una giunta non è qualcosa che si stabilisce tra uno stuzzichino e l'altro durante un aperitivo), e soprattutto in assenza di fotografie che riprendessero nuovi cazzi e puppe al vento all'interno di una dimora privata del premier, cioé in pratica in assenza di qualcosa che stuzzicasse i pruriti del pubblico affamato di gossip. Ecco arrivare dalle terre di Albione, una notizia talmente stupida che non sembrava nemmeno il caso di prenderla in considerazione: l'Italia andrebbe sbattuta fuori dal G8 perché la sua regia dell'evento sarebbe scarsa ed approssimativa. Ovviamente, si tratta semplicemente di una fesseria: chiunque abbia un minimo di buon senso sa che le agende politiche non si improvvisano, e soprattutto non si delegano mai ad una sola parte. Ad esempio, negli scorsi giorni Obama ha incontrato prima Medvedev e poi Putin, arrivando a siglare l'accordo sulla riduzione delle testate nucleari: ora, c'è qualcuno che riesce a credere veramente che l'accordo firmato sia stata la conclusione di un paio d'ore d'incontro? Gli accordi su cui i rappresentanti dei due paesi hanno apposto le loro firme era il frutto di lunghe trattative tra le diplomazie dei due paesi, con tanto di veti incrociati, contrattazioni e revisioni. E lo stesso avviene in qualsiasi summit, a meno che qualcuno non voglia credere che ogni volta che c'è un G8, i massimi rappresentanti di 7 paesi aspettino di arrivare ad incontrare l'ottavo per sapere di cosa si parlerà: quindi di volta in volta, di calcio, di cricket, di baguette, di wurstel e crauti, e così via... a seconda di cosa passa per la testa di chi ospita l'incontro.

Dato che la notizia è di per sé piuttosto sciocca ed indegna di essere presa seriamente in considerazione, vale però la pena di fare un paio di veloci riflessioni su quest'ennesima bufala made in UK. La prima cosa da notare è che la richiesta di espulsione dal G8 non sarebbe da imputare a ragioni di natura strutturale o economica, ma per una presunta disorganizzazione nell'addobbare il salotto in attesa dell'arrivo degli ospiti per il te' delle cinque. Non si tratta di chiedere l'espulsione dal G8 dei paesi che con le loro economie avventurose sono all'origine dell'attuale crisi finanziaria mondiale, perché così facendo il Regno di Sua Maestà dovrebbe essere uno dei primi a staccare un biglietto di partenza. Allora ecco imbastito un articolo sul nulla che non riflette nemmeno che se, per assurdo, fosse l'ospite italiano a stabilire unilateralmente l'agenda dell'incontro, vorrebbe dire che lo stesso primo ministro inglese si sta dirigendo all'incontro de L'Aquila senza sapere se si parlerà di economia, di assetti geopolitici o dei prossimi campionati di calcio. Che poi l'Italia debba essere scalzata dalla Spagna in quanto questa avrebbe un redditto pro capite superiore, è qualcosa che fa ridere anche e più della precedente: a parte l'opinabilità del dato, va anche detto i parametri che hanno stabilito quali paesi dovessero farne parte erano decisamente più complessi di un banale "quanti soldini hanno mediamente in tasca i cittadini". Se il criterio fosse stato questo, allora forse sarebbe stato opportuno prendere in considerazione anche il Principato di Montecarlo come paese degno del G8; e soprattutto, stando a quanto scriveva l'Economist qualche mese fa, dato che il reddito pro capite italiano, in virtù del crollo della sterlina nei confronti dell'euro, ha superato quello inglese, viene da sé che se il criterio è il reddito pro capite, prima ancora dell'Italia, dal G8 dovrebbe uscire la patria del Guardian stesso.

Vale la pena di ricordare la posizione di Robespierre nei confronti della guerra (che, con tutte le differenze del caso, sarà rispecchiata dai leninisti in aperto contrasto con le derive trotzkiste): il padre della Rivoluzione Francese si schierava apertamente ed esplicitamente contro la guerra in quanto è proprio durante il conflitto contro un nemico proveniente dall'esterno che un qualsiasi popolo tende a trascurare i propri bisogni ed i propri diritti per concentrare la propria attenzione verso ciò che accade all'estero. Ma non solo, è soprattutto durante la guerra che le contrapposizioni interne tendono a passare in secondo piano, ed i dominati sono maggiormente disposti a difendere gli interessi dei dominanti in ragione di un pericolo proveniente da fuori: la guerra, con la sua capacità di mediare i conflitti interni in favore di un comune nemico estero, rappresenta pertanto un nemico della Rivoluzione. Che ci sia un asse Murdoch-De Benedetti contro l'attuale presidente del Consiglio italiano sembrerebbe un dato di fatto (basti vedere che i rapporti tra i due gruppi sono regolati anche da accordi di collaborazione economica: ad esempio i canali radio-televisivi del Gruppo Espresso trovano spazio sulla piattaforma satellitare di Sky), ma che tutta la stampa delle terre di Albione sia animata da astio personale nei confronti del premier italiano (come da lui sostenuto) è qualcosa che strappa ben più di una risata. Più verosimile risulta notare come l'enorme spazio dedicato a denigrare il governo italiano (guerra) sia tutto spazio sottratto a notare come l'Italia non abbia avuto (finora) la necessità di nazionalizzare banche sull'orlo del crac finanziario, come l'Italia si ritrovi ad avere un reddito pro capite superiore a quello made in UK, e così via. Sollazzando l'ego dei propri lettori, i quotidiani inglesi hanno gioco facile nell'elogiarne il grandeur morale di fronte a casi inconsistenti mentre gli artefici di economie finanziarie piratesche si godono in tranquillità i loro bottini: le vittime del disastro economico si alleano ai loro carnefici nel criticare qualcosa al di fuori dei propri confini, trascurando quelle che avrebbero potuto (ed in qualche caso dovuto) essere ragioni di conflitto interno. E se si tiene conto del fatto che buona parte del conflitto mediatico si è svolto (e si svolge) sul terreno del gossip - che è una forma di comunicazione reazionaria per definizione - la conclusione cui si arriva abbastanza facilmente è che quella dei giornali inglesi contro l'Italia è una guerra di reazione volta a distogliere l'attenzione dei propri lettori da eventuali desideri "rivoluzionari".

(Note a margine:
- in altri tempi, ed in altre situazioni, quando un appartenente di un paese decideva, in nome di propri particolari interessi, di schierarsi con gli interessi di nazioni straniere in aperto contrasto con quelle del proprio, veniva etichettato come "traditore" e "collaborazionista";
- è sempre interessante notare come arrivino richieste di dimissioni per storie private di nessuna rilevanza giuridica, mentre la posizione di chi ha mentito sulle armi di distruzioni di massa in Iraq non viene minimamente messa in discussione;
- in tema di doppiopesismo, è poi altrettanto interessante ricordare come sembrerebbe esserci un gravissimo conflitto d'interessi in Italia per via di un premier magnate dell'editoria, mentre non ha destato altrettanto scandalo un Presidente appartenente ad una dinastia di magnati del petrolio che occupa militarmente e rovescia con la forza i governi di Paesi mediorientali ricchi di oro nero;
- ed infine la novità degli ultimi giorni: un altro motivo per mettere in discussione la posizione dell'Italia nei G8 sarebbero gli scarsi fondi destinati ai paesi poveri... invece, con un mirabolante esempio di doppiopesismo, la posizione di quelle economie - angloamericane in primis - che con l'uso spregiudicato di strumenti finanziari, a partire dal FMI, hanno distrutto intere economie del Terzo Mondo non viene minimamente criticata. Brutalizzando, l'Italia viene accusata di non versare abbastanza fondi nei pozzi che poi vengono prosciugati dagli speculatori finanziari.)

6 commenti:

Alessio ha detto...

Cheddire? Perfetto.

Attila ha detto...

A me sembra di vedere quelle guerre rinascimentali in cui il piccolo podestà della piccola città chiedeva aiuto al potente stato straniero per tentar di distruggere il vicino nemico e poi finiva a svenarsi per pagare i dazi a quello che era venuto in suo soccorso...

Cordialità

Attila

Speedwagon ha detto...

Certo che Murdoch salvatore della libertà di stampa fa ridere un sacco.

blumfeld ha detto...

@Alessio: grazie.
@Attila: è un impressione che ho più volte avuto anche io, e che assume contorni sempre più inquietanti quando vedi gente come Di Pietro comprare una pagina sull'Herald Tribune per sputtanare l'Italia.
@Speedwagon: sì, pensare che Murdoch possa essere un difensore della libertà di stampa è una roba talmente demenziale che nemmeno gli autori di Hot Shots sarebbero riusciti a concepirla...

fz ha detto...

Condivido la analisi dei fatti, che é in atto una aggressione da parte della holding Murdock nei confronti della holding Berlusconi, con alleanze e strumenti opportuni per le "loro" finalità. Il capitalismo funziona in questo modo, tra cui crescere “cannibalizzando” gli altri attori.

Gli argomenti del The Guardian sono stupidaggini trascurabili.
The Guardian rappresenta se stesso e non il governo inglese. Su un piano fittizio può farlo credere per aumentare la sua autorità, ma è un artificio retorico, non un fatto. Tecniche di generalizzazione e semplificazione sono usate da tutte le propagande del mondo e della storia per manipolare l’informazione.

Rimango con la considerazione che il nemico del nemico non è un amico. In questo caso è un altro padrone, un altro stronzo.

Complimenti per il blog.
Saluti

rat ha detto...

anche se davvero si tratta semplicemente di una guerra murdoch-berlusconi mi sembra che il berlusca non sia certo da compatire dal momento che ha tutte le armi e i mezzi per difendersi (e infatti mi pare che la guerra la stia vincendo e alla grande). non credo neanche poi che di mezzo ci vadano la "reputazione" o il "prestigio" dell'italia, visto che queste indipendentemente dal governante di turno sono sempre state sotto le scarpe presso popoli come quello inglese che per qualche motivo non meglio precisato si ritiene a noi superiore da un punto di vista civile. mi sembra addirittura che se vogliamo abbracciare il lato oscuro, berlu stia addiririttura rivalutando la nostra immagine nel mondo nonostante i vani e inani sforzi di murdoch e company.

p.s. si dice "la" grandeur, non "il" grandeur :P