24 agosto 2009

God Send Death

A proposito della recente "tragedia degli immigrati" c'è un continuo rimbalzo di responsabilità tra vari soggetti nazionali e non: qualcuno accusa il governo italiano, qualcun altro quello maltese, qualcuno il silenzio della Comunità Europea sull'argomento, e qualcuno riesce perfino a tirare in ballo la shoah (sic). Ma in tutta questa confusione, c'è una firma del giornalismo italiano che riesce a far luce su chi siano i veri responsabili: Renato Farina che sulle pagine de Il Giornale punta il dito contro marxismo ed islam. Non contro la loro concretizzazione deviata nel regime eritreo, proprio contro le teorie stesse nel loro senso più lato. Con tre pagine (online) di articolo, ci si aspetterebbe di trovare almeno un cenno a quale aspetto della tradizione culturale marxista sia fonte di un simile orrore; ed invece, tutto quello che si riesce a leggere sono un paio di informazioni generiche, qualche ricordo di un viaggio in Eritrea, e perfino un "appello a Venditti" (sì, proprio quel Venditti, sic).

La propabilmente involontaria replica ad un simile flusso di coscienza arriva dalle stesse pagine, con la firma di Davide Giacalone, il quale, in un articolo sul doppiopesismo moralisticheggiante che ha animato (e continua ad animare) le ipocrite campagne di uno schieramento, nota a partire da un'osservazione di Croce che a questo "Non gli piacevano i disonesti, come a noi non piacciono i debosciati, ma evitava di confondere una parte con il tutto". Ed in fondo non servono nemmeno raffinati sofismi filosofici per arrivare a comprendere che se si confonte una parte con il tutto, o un sottinsieme con l'insieme che lo contiene, o la teoria con una concretizzazione pratica, la potenza con l'atto, il significante con il significato, e così via, le possibilità sono due: o c'è disonestà e malafede, oppure dilagano confusione e scarsa chiarezza di pensiero.

Piaccia a Farina o meno, buona parte dei diritti (civili e non solo) conquistati negli ultimi decenni, trovano un fondamento teorico nel marxismo ed in principi ad esso correlati. Il che non significa che la conquista di determinati diritti nell'ambito del lavoro giustifichi quanto accaduto nella Primavera di Praga, o quanto accade oggi in Eritrea, ma solo, e molto banalmente, che il giudizio su ogni fatto andrebbe limitato al contesto di provenienza/appartenenza. Ad esempio, le opere di un post-marxista come Michel Foucault non sono una giustificazione delle violenze in Eritrea, esattamente come le politiche del regime comunista di questo paese non costituiscono una critica alle analisi critiche del filosofo francese.

Se, in seguito ad una ipotetica serie di accoltellamenti, un editorialista si mettesse a combattere una campagna contro gli "adoperatori di coltelli" individuando in questi i responsabili della morte per ferite mortali di tanti innocenti, l'ilarità scoppierebbe inarrestabile: il fatto che un'esigua minoranza utilizzi i coltelli per uccidere, non vuol dire che chiunque li utilizzi uccida necessariamente (appunto, il non confondere la parte con il tutto citata dal suo collega Giacalone). Ed inoltre, ad affermare un simile principio, si potrebbe far notare a Farina che anche con il liberismo non vada meglio: ad esempio, i noti e sanguinari regimi sudamericani (dal Cile di Pinochet fino ai desaparecidos argentini, passando attraverso Perù e Brasile) avevano una fiera e dichiarata impronta liberista.

Oppure, in campo cristiano, per quanto nel suo articolo faccia riferimento a missionari impegnati in aiuti umanitari, si potrebbe ricordare all'articolista le decine di migliaia di vittime dei Crociati, oppure gli stermini di indigeni pagani americani ad opera dei Conquistadores cattolici, o ancora come il Ku Klux Klan affondi le proprie origini nel cristianesimo protestante, o con un salto indietro nel tempo le politiche di persecuzione, tortura e condanna a morte di peccatori ed infedeli vari ordinate dalla Chiesa ai tempi della Santa Inquisizione (e non solo). E tutto questo fino ad arrivare alla "benedizione apostolica speciale" che papa Giovanni Paolo II impartì al generale Pinochet, in occasione delle sue nozze d'oro.

I comunisti islamici eritrei si identificano con il comunismo islamico eritreo (e basterebbe avere una conoscenza anche solo superficiale del rapporto tra marxismo e religione per capire che un'espressione come "comunismo islamico" da un punto di vista marxista suona come un ossimoro), e non con il marxismo tout-court. Altrimenti, pur non condividendone l'impostazione, possiamo sempre metterci in attesa di prossimi eventuali articoli destinati ad individuare i responsabili degli stermini cattolici (passati e non) nel tomismo o in Sant'Agostino.

(Con una nota di cronaca vale la pena di notare come Farina ricordi gli apprezzamenti di Venditti nei confronti del dittatore eritreo, come se questo fosse un maitre à penser del marxismo internazionale, ma dimentichi di rilevare come questo abbia ricevuto apprezzamenti da Clinton, che lo aveva definito uno dei più promettenti leader africani.)

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