In una puntata di Eleventh Hour, di fronte alla necessità di trovare un elemento comune ad una serie di morti misteriose, simili tra loro ma apparentemente senza un filo conduttore che le leghi tra loro, il dottor Jacob Hood osserva che a volte la soluzione non si trova in quello che c'è, ma in quello che manca.
Negli ultimi mesi, buona parte della stampa italiana è stata impegnata in un torbido rimestare nella vita privata altrui al fine di mettere in discussione, in particolar modo la presidenza del consiglio, mediante argomenti ed insinuazioni riguardanti la sua vita privata. Chiunque conosca un minimo di logica o retorica, sa benissimo che si tratta della forma più triviale di argomentazione "ad hominem", cioé di quella forma di fallacia che prevede il discredito di una serie di tesi esposte attraverso l'attacco diretto alla persona che le espone. Va però altresì notato che l'argomentare "ad hominem" può rivelarsi una strategia rischiosa e controproducente: può infatti suggerire agli spettatori terzi dello scontro che l'attacco, nell'incapacità di contestare le tesi, attacchi direttamente la difesa (nel caso specifico, attaccare la vita privata del premier anziché le sue politiche ha la sgradevole controindicazione di suggerire che queste siano tacitamente valide, e che pertanto non rimanga altro che far partire un'offensiva sul piano personale). Di fronte a chi rivendicava il diritto per chiunque affinché la vita privata, specialmente quella riguardante la sfera sessuale, non dovesse mai essere utilizzata come criterio di giudizio nella valutazione pubblica di una persona, il coro unanime dello schieramento accusatorio (mediatico, ma anche politico) si precipitava a sbandierare il diritto ad una informazione libera. Poi, poco importava che simile diritto si avvalesse della divulgazione di foto secretate dal garante della privacy italiano mediante la collaborazione con l'associato El Pais spagnolo, la pubblicazione di dialoghi privati registrati da una prostituta ricattatrice e divulgate con l'evidente scopo di colpire l'oggetto del ricatto, ed altro ancora, cioé di mezzi da scenari orwelliani in cui chiunque può essere osservato, processato e giudicato per quello che fa nel giardino di casa o sotto le lenzuola della camera da letto.
Pensare che una campagna stampa simile, potesse proseguire indisturbata nel suo j'accuse senza ritorsioni, era da ingenui, se non da sprovveduti completi. Perché anche senza ricordare storie evangeliche a base di pietre da scagliare o di pagliuzze negli occhi, basta rievocare ancora una volta le parole di Amleto che invita Polonio a trattare gli attori giunti al castello di Elsinore con il massimo dei riguardi. E di fronte alla replica di questo che garantisce che avranno il trattamento che meritano, Amleto lo invita a non trattarli come meritano, ma molto meglio, perché se si tratta ognuno come merita, nessuno eviterebbe la frusta. E con il cambio alla guida della direzione de Il Giornale, dalla penna composta e lineare di Mario Giordano a quella ben più ruvida di Vittorio Feltri, ecco scatenarsi un fuoco di fila contro chi nei mesi passati è salito sui pulpiti a predicare bene.
Le prime ad essere finite sotto la frusta sono state le vicende patron del Gruppo Espresso. Ma ora qualche domanda viene posta al direttore de La Repubblica a proposito di un non proprio (fiscalmente) cristallino acquisto di un attico e, soprattutto, viene esposta alla pubblica gogna una sentenza di condanna per molestie al direttore del quotidiano Avvenire. Anche in questo caso, come in quello precedente, il fulcro della vicenda non risiede nel contenuto dei fatti (o presunti tali) narrati, quanto piuttosto nella possibilità di gettare fango sugli avversari in attesa che (casomai sollecitata) la lenta giustizia arrivi alle sue conclusioni quando l'opinione pubblica avrà rivolto la propria attenzione a tutt'altro. Infatti, è piuttosto difficile pensare che una vecchia eventuale vicenda penale di un direttore di giornale abbia, in sé, così tanta rilevanza da togliere la prima pagina ad altre storie.
Ma come si accennava all'inizio, una possibile chiave da adottare per avvicinare la vicenda non si trova in sé in quello che c'è (le cene con disinvolte prostitute, le foto di politici cechi barzotti, gli acquisti di immobili o di società, le condanne per molestie passate in giudicato, etc.), perché quello che c'è non può condurre ad altro che alla frusta per tutti di cui parlava Amleto, ma piuttosto in quello che manca: la coerenza da parte di chi pretende di inquisire (in modo più o meno santo) il prossimo senza accettare di essere a sua volta sottoposto ad indagine. Perché quello che ieri, quando riguardava il "nemico", era considerato un diritto, oggi invece diventa una barbarie: ieri pubblicare gossip - veri o presunti tali - su festini vari del nemico era una manifestazione di libertà democratica, invece oggi pubblicare documenti - veri o presunti tali - su atti giudiziari diventa un attacco politico brutale e barbarico.
Il tentativo di replica a questi attacchi segue un copione ormai trito e ritrito: rispondere con una contro-argomentazione ad hominem che sposti l'attenzione da quanto contenuto negli articoli d'accusa verso un Grande Ragno che nell'ombra tesse le sue ragnatele. Facendo affidamento sul fatto che i propri lettori siano così sprovveduti da leggere per l'ennesima volta senza farsi domande. Ad esempio, il Riformista cita (in virgolettato) una presunta telefonata a Feltri da parte del premier in cui questo avrebbe testualmente affermato: "non mi deludi mai". Come l'articolista del quotidiano sia entrato in possesso di dichiarazioni così dettagliate riguardanti un'eventuale conversazione privata in merito non è dato sapere. Sempre poi nello stesso articolo, viene fatto notare come una buona parte dei mistri del governo "in privato si sono detti soddisfatti". Anche qui, come l'articolista oltre a conoscere il contenuto di conversazioni telefoniche private tra Feltri e il premier sia entrato anche in possesso dei giudizi privati dei ministri del governo, non è dato sapere.
La Repubblica, meno disinvolta nell'uso dei virgolettati, preferisce giocare di sponda confessando ai propri lettori quanto sia "difficile pensare che Vittorio Feltri abbia lanciato il suo attacco 'senza preavviso'. Senza, cioè, avvertire almeno il premier." Suggerendo cioé che comunque una qualche forma di concordanza tra la direzione di un giornale e la proprietà dello stesso non possa non esserci (Il che, ancora prima che come un atto d'accusa contro gli avversari, suona come una confessione a proposito dei rapporti tra la linea del quotidiano fondato da Scalfari e la proprietà del Gruppo Espresso.), anche alla luce della preoccupazione espressa a proposito di "ripercussioni diplomatiche con la segreteria di Stato vaticana e con la Cei" (preoccupazioni che non hanno minimamente impedito al quotidiano di Largo Fochetti di linkare le immagini di Topolanek nudo pubblicate da El Pais, come se tra Italia e Repubblica Ceca non ci fossero relazioni diplomatiche).
In questa assenza di coerenza, in cui i diritti e le libertà esercitate dagli uni diventano barbarie se ne usufruiscono gli altri, ciò che appare è uno dei tratti fondamentali del populismo: l'autoindividuazione non tanto attraverso la produzione di un contenuto positivo, quanto attraverso la definizione di un "nemico" comune da combattere (ed in tal senso, l'"antiberlusconismo" dell'opposizione non differisce nella forma, ma solo nel contenuto, dai temi degli avversari politici: i "comunisti" della destra in generale, i "terroni" e gli "immigrati" della Lega, etc.). Viene da sé, pertanto, che non si tratta di un ribaltamento in cui le sinistre si comportano da destre e viceversa, ma di un panorama in cui a confrontarsi tra loro sono due modus operandi simili entrambi di destra, in cui cioé ognuna delle parti individua sé stessa attraverso la definizione e la squalifica di un "nemico pubblico" al quale, in quanto tale, non si vorrebbe concedere di agire in base a regole egualmente valide per tutti.
Come nei regimi totalitari il rapporto con i blocchi di popolazione individuati come "nemici" o "dissidenti" si esplicava nella privazione di diritti comuni che rimanevano invariati per il resto della cittadinanza (coloro che hanno subito, ad esempio, le persecuzioni delle leggi razziali erano blocchi di popolazione che si sono visti privati di diritti che possedevano e di cui altri hanno continuato a godere), così oggi il "doppiopesismo" non è solo una questione di coerenza morale o formale in generale, ma è il sintomo di una concezione dei rapporti in cui le regole valgono per tutti, ma non tutti sono obbligati ad attenervisi allo stesso modo, in cui cioé, ancora una volta orwellianamente, tutti gli animali della fattoria sono uguali, a parte alcuni che sono più uguali degli altri. E' la situazione in cui gli animali più uguali possono criticare e giudicare in nome delle libertà di opinione e d'informazione, ma in cui allo stesso tempo chi è oggetto di critica non può reagire se non al prezzo di essere definito come un cane da guardia che agisce solo in obbedienza al padrone nemico.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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Una delle frasi rese celebri dal film di Robert Zemeckis Forrest Gump è
“stupido è chi lo stupido fa”, un’affermazione cioè che nella sua
immediatezza sott...
7 commenti:
Il problema enorme nel caso Boffo è la provenienza della velina, che è totalmente anonima ma avallata da informazioni e intestazioni di provenienza istituzionale.
Si tratta di una vigliaccheria, permettimi, molto più grave di quanto fatto da Repubblica: si parla di un bastardo anonimo che sfrutta informazioni riservate per legge per smerdare un nemico forse politico, forse no. Non sono testimonianze di battone a pagamento o meno, che pure hanno un nome e un cognome. Qui c'è di mezzo una chiara deviazione di funzioni istituzionali di cui sicuramente verrà chiesto il conto, anche se non so con quale risultato. Non è una semplice ritorsione.
La manipolazione di quel tipo di materiale - senza fonte ma sicuramente interna a qualche organo statale - non può restare impunita. Il bastardo in questione va perseguito e cacciato perché le battone parlano a nome loro, questo qui finge invece di parlare a nome di organi dello stato, che fra l'altro stanno cercando di smarcarsi uno dopo l'altro; ma la patata bollente resta e le domande crescono, come cresce il prezzo da pagare alla chiesa per tutta questa operazione simpatia.
Non mi stupirebbe se questa questione facesse cadere più teste - anche nel governo - di quanto l'intero affaire del sessuomane abbia fatto fino a questo momento.
(PV)
PV, ovviamente non è possibile escludere che possano esserci state deviazioni interne. Ma questa storia dei servizi segreti deviati che sbucano ogni volta che cominciano a circolare certe notizie mi lascia perplesso. In questo caso, come anche in quello in cui, a fronte delle presunte migliaia di scatti "non autorizzati" degli esterni di Villa Certosa, si è parlato di complicità dei servizi segreti, etc.
E' vero, si tratta di pubblicazione di informazioni riservate di provenienza anonima. Ma non è una novità: chi ha passato le intercettazioni sulle prodezze sessuali del premier al Gruppo Espresso? La battona? Qualcuno interno alla magistratura? In teoria anche quelle non erano elementi pubblici. E che dire delle foto di Villa Certosa? Come sono arrivate ad El Pais (che casualmente è un quotidiano spagnolo che fa parte di una "rete di risorse comuni" con La Repubblica) foto che erano state secretate dall'autorità italiana? Forse quello de Il Giornale è un affondo più duro, ma in questi giorni Feltri non ha mai nascosto di rifarsi al noto "a brigante, brigante e mezzo".
Dal fronte ecclesiastico provengono voci di "avvertimenti mafiosi"... beh, se proprio si vuole tirare in ballo metafore che orbitano intorno alla mafia, forse, a leggere questo vecchio post di Adinolfi (personaggio che non apprezzo particolarmente e che certamente non è vicino al mondo Mediaset in generale), verrebbe da pensare al termine "omertà".
http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/2005/09/20/pare_che.html
Quando il tizio dei vangeli proclama la questione delle pietre, non è che abbia proprio tutti i torti...
Sarà che io ho una certa allergia al "purismo", ma non riesco a non sorridere pensando alla nuova campagna d'autunno lanciata da Feltri nuovamente Feldmaresciallo del Giornale.
Cordialità
Attila
Il problema - e la discriminante - per me in questo caso è il coinvolgimento istituzionale, come dimostrato da copia dell'ammenda comminata a Boffo, di provenienza sicuramente istituzionale, legata ad una lettera anonima. Non parlo di servizi segreti, quelli non servono in questo caso, ma che ci sia un interesse indebito e un utilizzo di informazioni che fanno capo a organi statali è lampante. Ciò che Repubblica fa, fino a prova contraria, è cosa svolta da privati senza ingerenze di carattere direttamente istituzionale.
Per me si tratta di una discriminante molto seria, e a quanto pare non solo per me, visto che stanno tutti tentando di smarcarsi. Feltri non può, ma ha tentato, come dice giustamente Boffo, pubblicando solamente la prima parte e nascondendosi dietro alla non importanza delle inesattezze.
Per quel che mi riguarda non vedo una mano precisa dietro a tutto ciò, ma credo che sia giusto che lo stato, se degno di questo nome (ma non della maiuscola, almeno per me) si impegni a braccare e smascherare quella mano, farne conoscere gli intenti. E' una trasparenza che per un'istituzione pubblica, a parer mio, dovrebbe essere un atto dovuto. Vedremo.
(PV)
Beh, se la provenienza di questa roba è riservata e la diffusione contro la legge qualcuno se ne accorgerà.
Comunque questa storia doveva essere gestita diversamente: ci si univa compatti contro l'ingerenza mediatica del vaticano per poi restare in attesa delle conseguenze (nulle)... ma vale quello che è stato scritto sull'argomento nei post precedenti, purtroppo.
Sono curioso di vedere cosa succederà alla prossima captatio benevolentiae della destra giornalistica. Al massimo mi farò qualche risata, temo.
Non nego che la provenienza delle informazioni possa costituire una discriminante. Ed ancora meno nego che possa esserci una mano (genericamente) istituzionale. Semplicemente, non lo considero un elemento particolarmente rilevante ai fini del conflitto in atto. Non più di quanto la provenienza di armi durante uno scontro bellico influisca sulla loro distruttività o sull'esito della guerra stessa.
Si tratta di una guerra giocata con armi sporche, e come in ogni conflitto i tribunali iniziano a fare il loro lavoro solo dopo la conta dei corpi rimasti sul campo. Anche ammesse ipotetiche condanne per reati più o meno gravi legati alla diffusione di documenti riservati, chi avrà subito l'attacco anche in modo illecito si terrà il danno indipendentemente dai suoi diritti. Infatti, anche ammesso che qualcuno decida di indagare su come quei due fogli siano arrivati nelle mani di Feltri, rimane il fatto che l'immagine di Boffo è ormai fortemente danneggiata, e questo indipendentemente dai suoi diritti.
Dicevo un po' di tempo fa che gli attacchi al premier erano una brutta vicenda, ma non perché abbia a cuore le sue sorti (per carità!) o perché ambissi a candidarmi come sostituto per qualcuno del suo ben pagato ufficio stampa. Ma perché il Gruppo Espresso stava giocando con un Vaso di Pandora che una volta scoperchiato avrebbe costituito una minaccia per chiunque. E questi sono i primi effetti (e, temo, non ultimi).
Patetici!
Prima calpestano la privacy del Nemico nella speranza di abbatterlo. poi quando il Nemico usa gli stessi metodi, tutti a piangere dalla mamma urlando: "non gioco più" o "ma io scherzavo!".
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