08 ottobre 2009

Common People

Per quanto messa in secondo piano da altre e più rilevanti vicende, la questione riguardante la richiesta di condanna del regista Roman Polanski a causa dello stupro di una minorenne vent'anni fa continua a far discutere. Ma più che parlare del fatto in sé, di cui se ne sta parlando molto altrove, si vuole qua dare un breve sguardo sulle motivazioni che vanno ad animare le posizioni in favore del regista, cioé su quelle ragioni che vengono addotte per chiedere amnistie, perdoni, o quant'altro. Queste motivazioni spesso tirano in ballo l'omicidio della moglie ed il ventennale esilio all'estero (anche se date le premesse sarebbe più corretto chiamarla "fuga"), ma essenzialmente ciò che spinge orde di supporter vari a firmare petizioni in suo favore è l'apprezzamento per il suo lavoro di regista cinematografico.

E' un comportamento, questo, che in fin dei conti non stupisce più di tanto: si tratta dell'ennesimo esempio di come una certa intelligencija si dimostri completamente incapace di separare diversi contesti tra loro, in pratica di ragionare su qualcosa senza tirare in ballo qualcos'altro. Ma non solo, ciò è anche sintomatico di come, secondo questo approccio, la frequentazione di un certo tipo di cultura sia anche fonte di elevazione morale per chi la apprezza. Motivo per cui, il fatto che la storia personale di un ottimo regista come Polanski (o di un qualsiasi altro apprezzato uomo di cultura in generale) possa essere macchiata da un crimine o una condanna viene vissuto come un rischio per la limpidezza morale anche di chi ne apprezza la produzione.

Per fare un esempio di come un simile comportamento sia tutt'altro che una novità vale la pena di fare un cenno alla storia di Louis Althusser. Durante gli anni '60, il filosofo francese conquista progressivamente una certa fama internazionale in seguito al suo lavoro di ripensamento del marxismo. Il suo scopo dichiarato è ripulire il pensiero del filosofo tedesco da tutte le sovrastrutture ideologiche, politiche, sociali, partitiche, etc. che si sono progressivamente stratificate per restituirgli la sua forza metodologica ed analitica. In pratica, sottrarre l'opera marxista alle prese ideologiche, o addirittura dogmatiche, per restituirle il suo valore di elaborazione filosofica. In un panorama culturale largamente dominato dalla versione stalinista, il lavoro di Althusser rappresenta non solo una ventata di aria fresca, ma anche un punto di rottura con il passato. E così, durante tutti gli anni '60 e '70, Althusser diventa, come si direbbe oggi, altamente trendy; i suoi lavori si configurano come un must per chi frequenta i salotti buoni della cultura (e, tra parentesi, data la disinvoltura con cui è stato abbandonato in favore di un recupero del trotzkismo viene da chiedersi quanto sia stato effettivamente letto o, meglio, compreso).

Poi, nel 1980, in preda ad un raptus omicida uccide la moglie strangolandola e passerà il resto della sua vita tra cure psichiatriche ed un ritiro privato. In seguito a ciò, il nome del filosofo francese tende progressivamente a scomparire dai salotti culturali: per i molti che utilizzano i riferimenti culturali come strumenti di narcisismo morale, il vissuto dell'autore ha un'importanza non secondaria rispetto al contenuto delle sue opere. L'opera di Althusser non è stata superata o dichiarata obsoleta in funzione di nuove idee o concetti (sempre che una cosa del genere sia possibile in campo filosofico), semplicemente è stata accantonata, messa da parte, come se non fosse mai esistita.

Oggi, il rischio che corre l'opera di Polanski in certi salotti buoni della cultura è simile: non un ripensamento delle qualità artistiche di (grandi) lavori come Rosemary's Baby o L'Inquilino del Terzo Piano, ma una semplice rimozione della sua opera per motivazioni che sono comunque estranee al piano artistico/estetico. Ciò risulta abbastanza chiaro in tutte quelle prese di posizione in cui, mescolando valore artistico e vicende giudiziare, qualcuno si chiede se non fosse stato il caso di boicottare i suoi film perché l'autore si era macchiato di un crimine orrendo o, in alternativa, visto che è stato premiato con riconoscimenti vari, non fosse il caso di passare sopra una vicenda ormai "datata". Per quanto dialetticamente sconclusionata, c'è una certa coerenza in simili posizioni: partendo da un'identificazione di un'opera con il suo autore, per salvare l'opera bisognerebbe salvare anche l'autore, esattamente come una condanna dell'autore finisce per essere percepita (sempre da questi settori) come una condanna dell'opera stessa.

Una motivazione tutt'altro che secondaria che conduce a simili conclusioni riguarda una percezione della cultura in larga parte come anedottica, come brandelli di notizie da scambiare tra (metaforicamente parlando) uno stuzzichino ed un sorso di Martini. In contesti simili, parlare di un'opera (che sia un testo di Althusser, un film di Polanski, o molto altro ancora, non ha importanza) significa anche parlare di ciò che la circonda. E quindi, parlare di Althusser significa parlare non solo dei suoi scritti, ma anche della sua militanza politica, di eventuali pettegolezzi che circondano la sua persona ed infine dell'omicidio della moglie; allo stesso modo parlare dei film di Polanski comporta il citare anche i premi che ha vinto, i riconoscimenti pubblici, l'apprezzamento di questa o quella personalità, la morte di Sharon Tate ed infine anche il rapporto con una tredicenne.

La mancanza di distinzione tra i diversi campi discorsi non è solo manifestazione di carenze logiche e dialettiche, è anche il sintomo di una percezione della cultura come agglomerato di aneddoti, pettegolezzi, notizie, citazioni di Nesima mano, etc. Perché quello che il regista può aver fatto con una tredicenne nulla toglie od aggiunge al valore dei suoi film; ma per affermare il valore di un'opera ci vuole un approccio in cui l'enunciazione dei riconoscimenti ricevuti, gli aneddoti di vicende accadute durante il making of, o magari anche cosa ne dice lo stesso autore, si configurano solo come fattori di contorno. L'apparente incoerenza di chi si situa di volta in volta su posizioni anche opposte a seconda dell'oggetto di discussione si profila pertanto come conseguenza di una coerente mancanza di capacità (quando non di "volontà") di distinguere ambiti e discorsi differenti: di separare il giudizio sull'opera da quello sull'autore e poi, di riflesso, da quello su chi di quell'opera fruisce (e, per quanto irrazionale, nel caso in cui il fruitore sia colui che giudica, trovare attenuanti per una vicenda riguardante un autore diventa un mezzo per non dover rivedere il giudizio sull'opera che magari si apprezza né, soprattutto, su sé stesso in quanto fruitore dell'opera).


P.S.: Nota estranea a quanto sopra. Mentre tutti osservano il Lodo Alfano e le conseguenze della sua bocciatura, e gioiscono o si disperano, un'altra sentenza di assoluzione per un paio di alte cariche dello Stato è stata emessa in un caso collegato al blitz nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 (e questo nonostante l'accusa fosse costruita sulla base di intercettazioni poi messe agli atti).

4 commenti:

Yossarian ha detto...

Blumfeld, devo rivelarti una cosa.

Ormai ti leggo assiduamente.

Poi guarda adoro il tuo stile.

Pacato, ma tagliente, scorrevolissimo ma molto "profondo".

La tua capacita' di analisi e' strepitosa.

Fra l'altro spesso e volentieri squarci le tenebre della mia ignoranza bruta e talpina, come nel caso di Althusser, che conoscevo molto poco, e la cosa non puo' che farmi piacere.

Dio santo, leggo un blog e imparo qualcosa! Fantastico, fantastico.

Condivido appieno la tua analisi sul caso Polanski e su quel tipo di intellighenzia.


Senti, ora pero' ti faccio arrabbiare.

Dai, dimmelo. Ci penso su da qualche mese. Lo so che non e' bello venire incasellati ma:

Sei un marxista libertario vero?

Se si', mi fai venire voglia di rileggere e amare Carletto.

Se no, scusa, ma comunque nella tua dialettica politica mi ci ritrovo davvero.

Grazie.

Fra l'altro, ogni tanto seguo una pubblicazione britannica che si chiama Spiked: e' un giornale online che riunisce varie correnti marxiste-libertarie e non solo.

Vi sono parecchie cose che non condivido, ma vale la pena darci un'occhiata. E' tutta gente che scrive anche su Times, Guardian Observer etc etc, compreso il sociologo Frank Furedi.

Ripeto, non condivido molte cose, ma spesso pubblicano articoli strepitosi, specie sulle liberta' individuali.

C'e' anche un articolo interessante sul caso Polanski.

ecco il link

http://www.spiked-online.com/index.php?/site/

Spero il tuo inglese stia bene, ma mi pare di si'.

Ciao Dott Blumfeld

blumfeld ha detto...

Sinceramente non so cosa dirti. Che abbia affondato i denti in molto marxismo e (soprattutto) suoi derivati è innegabile. Ma poi c'è anche un certo interesse per l'epistemologia e la logica novecentesca, come anche per alcuni aspetti particolarmente "fumosi" dell'ermeneutica. Guarda, non so nemmeno io ("marxista libertario"? boh, non me la sento bene addosso): diciamo che, come ti rispondevo sul tuo blog, in questi tempi di schieramenti contrapposti e tifoserie organizzate, non raramente anche io mi sono trovato ad essere considerato come "di destra" da parte di conoscenti col pugno alzato (e magari i vestiti firmati), e con un certo ironico divertimento da parte mia. Anche da queste parti sono passati cuministi ed affini che, siccome non scrivevo contro il loro Grande Satana come dicevano loro, si sono incazzati non poco.

Interessante, invece, l'articolo su Polanski. Ho inserito Spiked tra i preferiti. Grazie.

niccolo' ha detto...

Ahimè, siamo tutti sulla stessa barca, vedo: accuse di destrismo perché riteniamo certi discorsi semplicemente idioti.

blumfeld ha detto...

E siamo in tanti su questa barca. Oltre agli ormai consueti Giampaolo Pansa e Peppino Caldarola, perfino gente come Antonio Polito e ("non m'invento un cazzo", cit.) Piero Sansonetti vengono accusati di essere al soldo del Grande Satana di Arcore.