Come si diceva nel post precedente, il tema della libertà di informazione sta assumendo i contorni dell'attuale campo di battaglia su cui si stanno scontrando diversi poteri in lotta tra loro, forze economiche che, dopo aver fidelizzato i propri sostenitori, cercano di movimentarli per far sì che si supportino sul piano politico e sociale quelle che alla fine si rivelano essere pure e semplici ragioni di interesse. L'azione coordinata dei quotidiani di proprietà di Soru e di De Benedetti era meramente finalizzata a mobilitare le folle di antiberlusconiani contro quello che in definitiva è un diritto di ogni cittadino: la possibilità di rivolgersi ad un potere dello Stato (la magistratura) per chiedere che venga fatta giustizia contro quello che viene considerato un danno subito illecitamente.
Ora, a fronte del verdetto emesso sabato che ordina a Fininvest un risarcimento di centinaia di milioni di euro in favore della Cir di De Benedetti, il premier non esita ad utilizzare gli stessi strumenti ed invocare la piazza per trasformare una vicenda privata in un affare di rilevanza nazionale. Si tratta in pratica di un nuovo capitolo nel ventennale conflitto tra due oligopolisti dell'informazione che utilizzano qualsiasi strumento a loro disposizione per mobilitare folle di loro sostenitori in favore dei propri interessi privati. Il fatto che il premier abbia denunciato due giornali per diffamazione rimane oggi quello che era fin dall'inizio: un contenzioso privato tra il premier ed esponenti di gruppi editoriali concorrenti ed avversari al suo. Ed allo stesso modo, che l'azienda del Capo del Governo possa trovarsi a dover pagare un lauto risarcimento per quello che un suo concorrente ha denunciato come un danno subito non è in alcun modo differente: si tratta di un altro contenzioso privato che vede alcuni esponenti del conflitto di cui sopra ricoprire ruoli invertiti.
Le vicende in sé non dovrebbero riguardare altro che i soggetti coinvolti ed i loro rapporti con la legge. Invece, sabato da un lato, ed in un ipotetico futuro dall'altro, sostenitori di entrambi gli schieramenti vengono chiamati nella pubblica piazza a manifestare in difesa degli interessi di questo o quel tycoon dell'editoria (e non solo). Il potere economico dei soggetti coinvolti si esercita così utilizzando sovrastrutture politiche per giustificare la richiesta di mobilitazione dei propri sostenitori, ed in armonia con quel feticismo di cui si parlava in precedenza, la difesa di La Repubblica viene caricata del significato di "difesa della libertà di stampa" come se il livello di libertà del paese coincidesse con la sua possibilità di non essere sottoposta al giudizio della magistratura, e contemporaneamente i pidiellini si preparano a gridare al "colpo di Stato" contro la sentenza che vede Fininvest condannata come se gli elettori avessero eletto non delle persone o dei partiti politici, ma un'azienda milanese.
Ma una denuncia ad un giornale non è un attentato alla libertà di stampa, così come una condanna ad un'azienda per illeciti è qualcosa di estremamente distante dall'essere un colpo di Stato. Sono le sovrastrutture ideologiche che gli stessi gruppi coinvolti attribuiscono ai loro propri interessi a fare presa e mobilitare intere folle per difendere entrate economiche che in fin dei conti riguardano un gruppo ristretto di straricchi azionisti. E mentre sull'onda della condanna a Finivest tutti si interrogano sul destino dei due colossi coinvolti, schierandosi dalla parte dell'uno o dell'altro multimilionario, ciò su cui nessuno ancora si è interrogato è il destino dei semplici lavoratori il cui reddito dipende dall'azienda condannata. Se Fininvest fosse realmente costretta a pagare, quale impatto avrebbe tutto ciò sulle decine di migliaia di persone che lavorano direttamente o indirettamente per o con il colosso in questione? Potrebbero esserci dei rischi? Se sì, quali? E per quante persone?
In questo contesto, più interessante dell'offrire delle risposte è il rilevare come le domande non siano state ancora poste. Certamente oggi non ha più senso perdersi in discussioni orientate alle contrapposizione di classe come strutturate dal marxismo ottocentesco (se non nell'ambito di nostalgiche affermazioni anticapitalistiche di matrice trotzkista); le moderne società capitalistiche prevedono molti più livelli e sfumature che non la semplice contrapposizione tra "proletari" e "padroni" di inizio '900. Ma che il proprietario di un impero mediatico appartenga ad un elite sociale distante anni luce da quella cui appartengoni i tecnici o gli impiegati che lavorano per lui risulta immediatamente evidente. E sulla base di ciò desta comunque un certo stupore vedere centinaia di migliaia di persone pronte a mobilitarsi pro o contro gli interessi di pochi privilegiati, disinteressandosi di quali potrebbero essere gli effetti sulle vite di molteplici altre persone appartenenti a classi sociali più basse.
Come rilevava con grande lungimiranza Guy Debord oltre trent'anni fa, si tratta dell'accumulazione del capitale ad un livello tale da diventare immagine, e di come questa immagine diventa il mezzo che regola le relazioni tra (gruppi di) individui. E mentre lo Spettacolo (termine, questo, che per il pensatore francese andava ben oltre i confini del significato ristretto di "intrattenimento") porta avanti avanti le proprie istanze, gli spettatori della giostra si schierano per l'uno o l'altro Campione, senza più interrogarsi sui presupposti da cui questi muovono, né su cosa possa comportare la vittoria dell'uno o dell'altro sulle vite di altri la cui esistenza non è illuminata dalla luce dei riflettori.
La vita è come una scatola di cioccolatini
-
Una delle frasi rese celebri dal film di Robert Zemeckis Forrest Gump è
“stupido è chi lo stupido fa”, un’affermazione cioè che nella sua
immediatezza sott...
2 commenti:
In effetti fa un certo effetto vedere che c'è gente che si mobilita per una colletta da 750 milioni di eurini a favore della Fininvest... una società che ha un capitale partecipativo consistente in almeno 3 aziende del "fu" MIB30 (adesso FUTSI non mi ricordo cosa).
Cordialità
Attila
alla sottoscritta ci piace molto la lucidità con cui ci scrivi, e sopratutto l'intelligggenza dei contenuti. bravo, bel post.
certo però che sarebbe bello se si trattasse davvero di sovrastrutture ideologggiche. di ideologggia non c'è più traccia, purtroppo.
Posta un commento