16 ottobre 2009

Nemesis

Una volta che si è capito che Anno Zero non è un programma d'informazione ma uno spettacolo teatrale con personaggi pubblici vari di volta in volta a rimettere in scena uno scontro frontale con l'intervento di pubblicità o servizi esterni nei momenti cardine per rompere la discussione nel momento in cui sembra prendere una piega non favorevole alla tesi di fondo. E lo spettacolo è talmente plateale da far sorgere il dubbio che Santoro sia schierato segretamente ed intimamente dalla parte del premier. Sì, infatti, se si pensa al fatto che il maggiore successo delle sue trasmissioni si registra con l'Eletto di Arcore al governo, si capisce perché a costui sono state dedicate quattro puntate su quattro della nuova stagione, e si intuisce anche che forse per il suo share non sarebbe il massimo avere la sua Nemesi ridotta a capo dell'opposizione.

Bersani e Maltese offrono un triste spettacolo, ed i loro dirimpettai dilagano agevolmente tra le crepe di una trasmissione che, impostata fin dall'inizio sulla dualità Berlusconi-De Benedetti, offre ai destri almeno tante frecce da lanciare quante quelle a disposizione dei sinistri. Come Di Pietro la settimana prima, anche Bersani inciampa sulla questione del rispetto del Capo dello Stato intimando a Sallusti di rispettare a prescindere una sì alta carica istituzionale: a quel punto il vice de Il Giornale ha gioco facile nel ricordare il rapporto che la sinistra ha avuto con il Presidente Cossiga, o la vicenda passata alla storia col nome di Camilla Cederna (la giornalista che dalle colonne de L'Espresso condusse una violenta campagna diffamatoria, poi condannata, contro il presidente Leone fino alle sue dimissioni), o ancora di come questo Presidente della Repubblica sia stato imposta dall'allora appena insediata maggioranza di governo di centrosinistra. La reazione piccata di Bersani si rivela un boomerang: come un mastino che ha appena trovato un osso sugoso, Sallusti continua a rivolgere all'ex-ministro la stessa domanda come un disco rotto, e cioé gli chiede di dire con i voti di chi è stato eletto l'attuale presidente, e l'ex-ministro balbetta, cerca di cambiare discorso, dice al giornalista di "lasciare perdere", ma non risponde. E non sarà la prima volta.

Infatti, come di consueto, la vita ed i malaffari del Grande Satana saranno scandagliati in lungo ed in largo (in modo tutt'altro che coerente, ma piuttosto saltando di palo in fransca) ma ogni volta che il fronte destro aprirà il rubinetto su De Benedetti otterrà in risposta un coro di stizziti "Lascia stare" o "E' roba di 20 anni fa" (come se invece il Lodo Mondadori fosse una vicenda di un paio di mesi...), fino al climax esilarante in cui di fronte alle solite accuse di servitù nei confronti del Padrone di Arcore da parte dell'editorialista de La Repubblica, i destri chiederanno a Curzio Maltese di dire quando mai ha scritto qualcosa contro De Benedetti (ovviamente, senza riceve risposta in merito), e quando calcheranno la mano chiedendogli come mai l'Ingegnere suo editore abbia la residenza in Svizzera (alludendo in modo neanche troppo implicito ai risvolti fiscali della scelta) balbetterà qualcosa a riguardo delle origini ebraiche della sua famiglia (?!?!?).

Non potevano mancare i soliti riferimenti alla stampa straniera, all'immagine dell'Italia, con tanto di intervento in studio di una giornalista spagnola che con fare paternalistico spiega che il nostro paese le piace tanto, ma che c'è preoccupazione per la qualità della democrazia in Italia, come se fosse scontato che il popolo italiano non possa essere abbastanza maturo politicamente da fare liberamente le sue valutazioni. Ed intanto il leghista Castelli si diverte ingaggiando il suo personale duello con il pubblico in studio: ogni volta che il pubblico cerca di sottolineare con delle risate un'affermazione che non gradisce, il leghista si rivolge frontalmente al pubblico con espressioni del tipo "Cosa ridete?" o "Cosa avete da ridere?", nella serena certezza (sottolineata dal ghigno compiaciuto alla fine di ogni exploit) che se da un lato c'è un pubblico che condivide quella risata, dall'altro potrebbe essercene un altro che sta pensando "Che cazzo avete da ridere?". Quello che avrebbe dovuto essere un fuoco di fila sul capo del Governo, in più di un'occasione svolta in direzione dell'Ingegnere svizzero, con l'ala sinistra che invita a "lasciare perdere" tutte le volte in cui governi amici dell'editore del Gruppo Espresso gli hanno fatto favori economici "ad personam" (dalla Olivetti alla Omnitel) perché "roba vecchia", come anche di "lasciare perdere" la citazione dei procedimenti avviati sempre contro la tessera n°1 del PD.

Tutto questo, ovviamente, non riesce in alcun modo a cancellare le concrete ombre che aleggiano sulla figura del premier, ma lascia in bocca il saporaccio di silenzio omertoso attorno alla figura del suo principale avversario economico. Ma il vero asso che Santoro ha nella manica arriva sul finire della trasmissione: il promotore del comitato per la candidatura del premier al premio "Nobel per la Pace 2010". Si tratta di un vero è proprio jolly: l'invitato che sproloquia in libertà, con la ridicola convinzione che trasuda dai suoi vaneggiamenti, riesce a toccare dei vertici di involontaria comicità travolgente, ad un punto tale da far passare in secondo piano le già solitamente tutt'altro che divertenti vignette di Vauro.

3 commenti:

Attila ha detto...

Porca miseria Blum... non mi dirai che mi sono addormentato sul più bello e non sono riuscito a gustarmi il tizio del comitato per Berluska Premio Nobel per la Pace (nessuno mi toglie dalla testa che sia arrivato secondo, visto chi hanno premiato come primo)?

Perchè, di solito mi addormento sul finale, in quanto le vignette di Vauro, che se la ride come uno scolaretto che ha fatto il pernacchietto alla maestrina, mi fanno sentire a disagio per lui.

Cordialità

Attila

blumfeld ha detto...

Attila, sono d'accordo con te su Vauro. Ma mi dispiace che tu non abbia visto il convinto sostenitore di Silvio per il Nobel. Non riuscivo a sentire quello che diceva per colpa delle (mie) risate. Se già in sé la vicenda fa piuttosto ridere, a vedere questo tizio in giacca e cravatta che sostiene con convinzione la sua causa sembrava di assistere ad un film comico con un attore protagonista che è convinto di recitare in un film drammatico.

Attila ha detto...

Blum, io in un post ho linkato il "sito per Silvio Premio Nobel" che fa davvero troppo ridere!

C'è anche l'inno cantato da un tenore...

Rinnovo le cordialità

Attila