28 ottobre 2009

Party Til You Puke

Marrazzo si è dimesso. Viva Marrazzo. O perlomeno questa sembra essere la diffusa reazione in giro per i media da parte di avversari e presunti alleati politici. I suoi (ormai ex-)avversari ipocritamente dichiarano di comprendere le ragioni del suo gesto ed il fatto (o perlomeno quello che loro considerano tale) che non potesse andare proseguire con la sua carica. Altrettanto ipocritamente, coloro che a vario titolo si dichiarano appartenenti alla sua stessa fazione politica esultano gioiosamente: lo standard normale di ipocrisia morale è stato ristabilito, e le dimissioni del protagonista dello scandalo vengono sventolate in faccia agli avversari a dimostrazione di quanto (loro stessi) sostengono da mesi, e cioé che non tutti i cittadini hanno uguale diritto al rispetto della propria privacy, e che i fatti privati possono diventare mezzi per mettere in discussione chicchessia in pubblico.

Ma non c'è proprio nulla da festeggiare. Anzi, con le dimissioni dell'ormai ex-presidente della Regione Lazio si sta scrivendo una brutta pagina della storia politica e culturale italiana. Non essendo riusciti a farlo con gli avversari, i sedicenti "progressisti" sono riusciti ad affermare il principio che la vittima di un crimine possa e debba essere sottoposta alla gogna mediatica. Ovviamente qui non si vuole mettere in alcun modo in discussione la scelta personale di un uomo, o una decisione che riguarda al massimo lui stesso, il suo futuro e la sua famiglia; questi sono aspetti che dovrebbero rimanere sottratti allo sguardo di chiunque non sia direttamente coinvolto nel suo vissuto personale.

Quello che qui si contesta è la scelta disgustosa di non aver protetto un alleato dal fuoco mediatico alzato contro di lui. (E del resto, come avrebbero potuto fare? Dopo mesi passati a provare ad infilarsi nella camera da letto del premier, come avrebbero potuto difendere gli incontri privati di un alleato?) Un fuoco, spesso "amico", contro chi, allo stato attuale, non risulta altro che una vittima. Anzi, vittima due volte: in primo luogo di una violazione della sua privacy, ed in secondo luogo di un ricatto. L'azione del partito nei confronti dell'ex-Presidente della Regione Lazio è paragonabile a quella di una famiglia di provincia che, dopo aver scoperto che la figlia è il pettegolezzo del paese per aver perso la verginità, contribuisce alla sua umiliazione in pubblico e la sbatte fuori di casa perché fonte di disonore.

Le solite anime belle gli contestano il fatto che, ancora prima che come politico, già come giornalista, si fosse presentato in pubblico come un moralizzatore mentre in privato lasciava moglie e figli a casa in favore di incontri extraconiugali. Il punto però è che fino a prova contraria, il concetto di privacy prevede proprio questo: il principio che chiunque abbia il sacrosanto diritto di comunicare in pubblico gli aspetti che ritiene opportuni. Se una persona in privato ama guardare film porno, o gli piace girare in mutande per casa, o semplicemente trova erotico mettersi le dita nel naso, non è tenuto a farlo sapere a chicchessia. Se una persona, a cena al ristorante tra amici parla male del suo datore di lavoro, poi non è tenuto a comunicare quello che ha detto anche al suo superiore. Se ad una persona piace fare sesso con persone diverse, non è tenuto a comunicarlo nella piazza del paese, anche qualora di giorno fosse una maestra di scuola. E nell'infinita casistica di esempi vale anche quello del politico che decide di avere incontri privati a sfondo sessuale. (Il fatto, poi, che un partito che si definisce, perlomeno a parole, "progressista", non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione quale sia la natura sessuale - etero, trans, omo, etc. - degli incontri in questione, e tantomeno porre accenti sull'una o sull'altra con distinzioni più o meno implicite, è qualcosa di talmente ovvio da risultare superfluo citare.)

Bene. Ora che si è riusciti a mettere la vittima di un ricatto sotto accusa si può festeggiare un ulteriore passo verso quella "normalizzazione" del paese che tanto piace ad alcuni. Quello stato di cose per cui è "normale" che un ministro dia le dimissioni se il marito noleggia due film porno mettendoli nella nota spese ma nessuno si danna per fare luce sul "suicidio" di chi aveva dichiarato che il governo mentiva sulla presenza di armi di distruzioni di massa in Iraq; per cui è "normale" che un governatore si dimetta perché frequenta prostitute e nessuno mette in discussione le menzogne utilizzate dal governo per muovere guerra ad altri paesi; per cui è "normale" che un presidente sia messo in discussione per del sesso orale extraconiugale e non per aver guidato l'aggressione ad un paese sovrano nel cuore dell'Europa; per cui è "normale" che un partito chieda le dimissioni di chi è stato sorpreso in privato con un transessuale e per questo ricattato, e non dei responsabili di una giunta sotto la cui gestione una città intera è finita sommersa dai rifiuti (e per cui attualmente si trovano sotto indagine).

No, non si capisce proprio cosa ci sia da festeggiare.

1 commenti:

Attila ha detto...

A me fanno paura le intercettazioni perchè si insinuano nel privato di una persona.

Io sono dell'idea che ognuno possa fare nel proprio privato quel cazzo che gli pare (con il limite della violenza e dei minori, soprattutto a tutela di questi ultimi adotterei metodi cari a Torquemada contro chi si macchia di tali abusi), senza dover rendere conto a nessuno se non a se stesso.

Siamo tutti esseri umani con le nostre forze e le nostre debolezze, nessuno è infallibile fino a prova contraria.

Quando il pubblico entra di forza nel privato si scade nella "dittatura morale" tanto cara ai regimi totalitari e religiosi.

Cordialità

Attila