11 febbraio 2009

Exhume To Consume

Lunedì sera, durante i TG delle 20:00 arriva la notizia della morte di Eluana Englaro. Ovviamente tutti i TG fanno a gara per fornire la notizia in diretta cercando di comunicare commenti e particolari esclusivi. Arrivati al momento del prime time, ci sono canali che decidono di stravolgere la programmazione per incentrarsi sulla notizia ed altri che invece decidono di proseguire secondo quanto stabilito.

Canale 5 è tra quelli che non cambia programmazione e manda in onda il Grande fratello. Questo fatto manda su tutte le furie Enrico Mentana che avrebbe voluto fare come i suoi colleghi su Rai Uno e Rete 4 ed andare in onda il suo "speciale" e che pertanto decide di lasciare Matrix e Canale 5. Una scelta sbagliata quella di Canale 5? Ha ragione forse l'attuale ex-direttore di Matrix? A guardare i numeri sembrerebbe proprio di no. Con oltre il 31% di share il Grande Fratello domina i dati d'ascolto della serata arrivando quasi a doppiare lo speciale Porta A Porta sull'ammiraglia RAI dedicato alla notizia del giorno, che infatti supera di poco il 17%.

Da questo semplice ed elementare dato numerico è possibile ricavare, con buona pace di Mentana, che la cara Alessia Marcuzzi ha fatto meglio da sola di quanto siano riusciti a fare Vespa, Fede e lo speciale Studio Aperto sul tema messi assieme, andando addirittura a registrare il record stagionale di share del programma. Se i dati di ascolto sono una proiezione delle preferenze dei telespettatori il dato è palese: solo una parte limitata del pubblico era attratta da ulteriori approfondimenti del tema. E non solo. Il fatto che il Grande Fratello abbia appunto realizzato il proprio record di share significa abbastanza chiaramente che parte del pubblico che solitamente non segue il programma, perché magari "distratto" da altro, è stato spinto verso Canale 5 dalla monotematicità della programmazione della concorrenza.

Mentana ed il suo codazzo di beghine piangenti si stracciano le veste ed urlano i propri "crucifige!" all'indirizzo delle scelte editoriali di Canale 5, accusate di seguire ciecamente la logica dell'audience e di non avere rispetto per il dovere di informare i propri telespettatori. Ma stando ai rilevamenti, la maggioranza del pubblico si considerava già abbondantemente informato e non desiderava assistere ai vaneggiamenti dei più svariati ospiti chiamati, non si sa bene sulla base di quale titolo, ad esprimere opinioni e giudizi su una vicenda privata.

Ovviamente, a rinforzare l'orda di "crucifige!" contribuiscono tutti i soliti, triti e superficiali giudizi sui reality, sulla volgarità in televisione, sui tempi che corrono, sulle masse controllate da Maria De Filippi, etc. Invece poche parole vengono spese per parlare di cosa andava in onda su Rai Uno, cioé cosa avrebbe spinto una parte del pubblico verso l'abbraccio del Grande Fratello.

La notizia della morte della giovane viene diffusa in diretta nei TG all'incirca intorno alle 20.30. Nemmeno un'ora dopo Bruno Vespa è fieramente in piedi al centro del suo salotto pronto ad alternare chiacchiere e filmati vari. Non è difficile riconoscere un coccodrillo quando lo si vede: un necrologio già preparato e strutturato in attesa del decesso del suo oggetto per poter andare in onda. Ed infatti, assistere alla visione di Porta A Porta (ma lo stesso discorso vale, ovviamente, per lo speciale di Fede e tutti gli altri) significava inoltrarsi nei più evidenti aspetti dello sciacallaggio: una selva di personaggi che con disinvoltura sfacciata esibivano i propri ego lanciando raffiche di presuntuosi giudizi ed opinioni facilone su una drammatica vicenda famigliare, e tutto questo mentre il cadavere dalla ragazza era ancora caldo. Gli ospiti in studio facevano pensare a qualcosa di molto simile a degli ipotetici avventori vestiti di tutto punto che fuori da un ospedale aspettano la notizia di un decesso per correre al funerale ed occupare i posti in prima fila mentre il deceduto è ancora nel suo letto.

Chiaramente sembra abbastanza arduo ritenere che la scelta di non trattare la notizia da parte di Canale 5 sia stata dovuta ad una forma di rispettoso pudore e silenzio. Forse, se al posto del principale reality italiano fosse stato in palinsesto qualche oscuro film TV di serie B made in USA, il palinsesto sarebbe stato stravolto. Ma sono solo "se" e "ma", il dato che rimane è che su Canale 5 non è stato fatto nessuno "speciale", e perlomeno dalla principale rete Mediaset non è arrivata quella puzza di coccodrillo che proveniva da molte altre. Ed alla luce di quanto sopra, le dichiarazioni di Mentana suonano molto simili al lamento di uno sciacallo che è stato estromesso dal banchetto attorno ad una carcassa ancora calda.

Allora, a questo punto, che dire a Mentana?
Addio, e grazie per tutto il pesce!

09 febbraio 2009

Enjoy the Silence

Sul "caso Englaro" sono state dette molte cose ed altrettante continueranno ad essere dette. Come già scritto su questo blog, il pensiero di chi scrive si riassume nell'impossibilità di prendere una posizione. Se la giovane debba vivere o morire è qualcosa che si preferisce lasciare alle inspiegabili competenze di tutte le persone non direttamente coinvolte che decidono di trasformare il dramma privato di una famiglia in un terreno di scontro ideologico.

Altra cosa è invece fare ipotesi sul perché il governo abbia deciso di muoversi proprio ora. O forse sarebbe più corretto dire: "solamente ora". Sì, perché l'esito della vicenda, avendo attraversato un lungo iter giudiziario, non è stato propriamente un proverbiale fulmine a ciel sereno. Infatti, l'ultimo capitolo della vicenda giudiziaria, quello in cui veniva anticipato quanto sta accadendo in questi giorni, risale all'estate scorsa. Ed è difficile considerare come credibili le dichiarazione del premier e dei ministri impegnati nella vicenda volte a dipingere l'iter parlamentare della legge che dovrebbe rovesciare quanto stabilito nell'ultima sentenza come una sorta di "lotta contro il tempo".

L'azione del governo ricorda una sequenza di quei film d'azione in cui, prossimi alla fine, un personaggio coinvolto nella vicenda deve fuggire da un edificio imbottito di esplosivo regolato da un timer. Il timer comincia il suo conto alla rovescia ma il personaggio perde tempo in ogni modo possibile ed immaginabile: si mette a discutere col cattivo che sta per scappare in elicottero, si ferma a contemplare i resti dei colleghi morti nell'azione precedente, etc. Fino a quando, dopo una lunga sequenza a base di montaggio alternato che salta continuamente dal personaggio in fuga al timer che corre verso lo zero, il personaggio in questione arriva a vedere l'uscita, poi le immagini passano a mostrare il timer che scatta dall'uno allo zero, per tornare infine a riprendere il personaggio che corre per strada con l'edificio che esplode ad una decina di metri alle sue spalle.

Anche in questo caso, dopo oltre sei mesi passati nell'inazione più completa, ora che il timer è innescato e corre verso lo zero, il governo decide di intraprendere la sua personale "lotta contro il tempo". Comunque la si pensi, l'azione della magistratura è stata consentita da un vuoto legislativo. Un vuoto che nessuno, fino a questo momento, è sembrato interessato o comunque intenzionato a colmare. E quindi si pone la domanda: perché proprio ora?

Sembra possibile ipotizzare come risposta: perché è il contesto che permette di muoversi sia sul piano etico che su quello politico con il livello minore di rischi, nel senso che comunque prosegua la vicenda il governo potrà giustificare il proprio operato in relazione alla ristrettezza temporale. Infatti, qualora dovesse essere approvata una legge confusa e pasticciona, il governo potrebbe giustificarsi dicendo che la causa è da imputare alla fretta con cui è stata stilata, discussa ed approvata, data l'esecutività dell'azione di sospensione dell'alimentazione; qualora invece si finisse col "fare tardi", la colpa potrebbe essere attribuita a chiunque abbia posto ostacoli alle mosse del governo. In altri termini, data l'esposizione mediatica della vicenda, il governo potrebbe apparire come attivo e determinato pur facendo poco o niente: molto rumore per nulla.

Ed in questa militarizzazione delle coscienze, sulla tragedia di una famiglia si consuma l'ennesimo teatrino della lotta del Bene contro il Male... a patto, appunto, di non fermarsi a riflettere sul fatto che il copione messo in scena questi giorni era scritto nero su bianco da mese, e che nessuno ha pensato durante tutti questi mesi che ci fosse l'opportunità o l'esigenza di fare qualcosa.