30 aprile 2009

Break the Ice

Nella puntata di venerdì scorso de l'Era Glaciale, si è consumato uno scontro dialettico, a tratti teso, tra il ministro Brunetta e la giornalista Bignardi che è stato oggetto di discussione negli ultimi giorni. Il casus belli? Il ministro ha pubblicato un libro sul quale la Bignardi sembrava tutt'altro che preparata, e pungolata dal professore si chiude a riccio e reagisce infantilmente accusando il suo ospite di antipatia, ed il suo libro di essere tutt'altro che avvincente.

Il tutto ha inizio nel momento in cui la conduttrice si riferisce a Giacomo Brodolini chiamandolo "Brandolini". Il ministro reagisce immediatamente correggendo la presentatrice che, anziché cercare di glissare e minimizzare l'errore, si risente evidentemente e rincara la dose affermando con arroganza "Brandolini, Brondolini, non sono queste le cose che contano". Il mancato rispetto per il nome in oggetto indispettisce evidentemente il ministro che a sua volta coglie l'occasione per rilanciare.

Per capire se la reazione del ministro possa avere qualche fondamento o meno, non serve scomodare l'importanza del nome di Dio nella Bibbia, o cosa significhi in diverse culture conoscere il vero nome di un'entità sovrannaturale. Basta aprire riprendere in mano le vicende di Fantozzi, per vedere come il disinteressato disprezzo verso la correttezza della pronuncia dei nomi altrui sia una prerogativa esclusiva delle figure che si considerano detentrici di un potere che le rende superiori ad altri.

Nel mondo di Fantozzi, in particolare nei primi (e più caustici) film, la società viene rappresentata come profondamente divisa in classi sociali. Da un lato i superiori, arroganti e presuntuosi, tanto pieni di sé quanto detentori di un potere ottenuto con bassezze, servilismi e raccomandazioni. Dall'altro gli "inferiori", simili in tutto e per tutto ai superiori ma privi della loro arroganza in quanto privi del potere su cui essa si basa. I superiori non sono necessariamente migliori dei sottoposti, ma comunque non perdono occasione per disporre di questi a piacimento in ragione del posto da loro occupato nella scala sociale.

In questo contesto, la pronuncia corretta del nome diventa espressione della posizione occupata da parte di chi parla. Il nome di Fantozzi viene storpiato in continuazione dai superiori ("Fantocci", "Pupazzi", "Bambocci"...): il non rispetto del nome è la concretizzazione linguistica dell'assoluta non necessità di rispettare la persona. In quanto sottoposto (o "inferiore", secondo le parole del Duca Conte Barambani), non c'è alcuna esigenza di rispettare Fantozzi, e di conseguenza neanche il suo nome. E l'affermazione del rispetto e della gerarchia attraverso il rispetto del nome trova la sua conferma nella scansione perfetta dei nomi dei superiori, con tanto di titoli associati, da parte dei sottoposti: il Direttore Conte Cavalier Diego Catellan, il Duca Conte Piercarlo Ingegner Semenzara, il Professor Guidobaldo Maria Riccardelli, il Duca Conte Piermatteo Barambani, la Contessina Serbelloni Mazzanti Viendalmare, e così via.

Non ci vuole un grosso sforzo d'immaginazione per vedere che sostituendo i nomi storpiati dalla Bignardi con un paio qualsiasi di quelli di fantozziana memoria, si ottiene per analogia un'espressione che avrebbe potuto tranquillamente essere pronunciata da un qualsiasi superiore della megaditta ("Brandolini, Brondolini, non sono queste le cose che contano" non è altro che una variazione di una "Fantocci, Pupazzi, non sono queste le cose che contano" qualsiasi). Certamente, anche l'intervistato avrebbe potuto glissare elegantemente sull'accaduto, ma dato il personaggio, notoriamente irascibile e permaloso, era difficile aspettarsi qualcosa di diverso: di lì il suo insistere sulla palese mancanza di conoscenza diretta da parte dell'intervistatrice di ciò di cui stava parlando.

E la risposta di questa secondo cui il libro di Brunetta non sarebbe stato avvincente non ha alcuna rilevanza rispetto all'accusa rivoltale dall'intervistato ("Lei non ha letto il libro"), perché il compito principale di un giornalista (o aspirante tale) è arrivare preparato di fronte all'intervistato, che gli piaccia o meno. E nel caso in cui non gli sia piaciuto ciò che ha letto ha anche tutto il diritto di sbatterlo in faccia all'autore argomentando il perché. Ma per fare una cosa del genere è necessario leggere ed approfondire in prima persona e non delegare il tutto ad una schiera d'autori. Per il semplice fatto che è il suo lavoro: il giustificare le proprie carenze con la scarsa piacevolezza del compito da svolgere è ridicolo e puerile. Banalmente: qualsiasi lavoratore è pagato per svolgere un insieme predefinito di compiti, non per scegliere tra questi quelli che trova "avvincenti".

Quelli che avrebbero potuto essere comprensibili errori sono diventati, per l'incapacità della conduttrice di uscire dai confini tracciati dagli autori, spunti per ripicche puerili ed attacchi personali. Come notava Aldo Grasso sul Corriere, la Bignardi fa parte di quella schiera di intervistatori incapaci di rapportarsi agli intervistati: si trovano per le mani un elenco di domande scritte dagli autori, e quelle legge senza preoccuparsi di modificare il tempo da dedicare agli spunti forniti da chi risponde. Esercizio meramente masturbatorio, le interviste della Bignardi finiscono spesso con l'essere una raffica di domande miranti più a sottolineare quanto già esplicitato nell'oggetto dell'intervista che non ad esplorarne o approfondirne altri aspetti (quando non diventano addirittura spunti per l'intervistatrice per parlare di sé). E così le sue interviste finiscono con l'essere più simili alle domande senza risposta dei monologhi di comici quali Vergassola o il Mago Forrest, che non ai corpo a corpo che caratterizzano le interviste di un Antonello Piroso o di una Victoria Cabello (per non citare nomi più altisonanti).

25 aprile 2009

Bullet With Butterfly Wings

Dopo la delusione di Wrestlemania 25 ed in attesa del suo seguito in Backlash, la TNA risponde alla WWE giocandosi la carta del suo pay per view di Aprile: Lockdown. E dopo il mediocre Destination X non solo realizza un evento di gran lunga migliore di Wrestlemania, ma probabilmente il miglior evento finora del 2009 (anche oltre il più che valido No Way Out della WWE tenutosi a Febbraio).

Le premesse per un ottimo evento ci sono tutte: un valido roster diviso in una serie di incontri nella gabbia a sei lati tipica del ring TNA. Ma dietro ottime premesse si annidano sempre grandi delusioni: motivo per cui un minimo di diffidenza iniziale è quasi un obbligo. Una diffidenza che però dura giusto il tempo dell'incontro nel preshow tra Showtime Eric Young ed il DJ locale Danny Bonaduce. Un incontro ben fatto ma nulla di memorabile che serve solo da antipasto in attesa dello spettacolo vero e proprio.

E lo spettacolo inizia con un incontro ad alta velocità per il titolo X Division (la divisione dei wrestler "piccoli", agili e veloci). Suicide si trova a difendere il titolo contro Consequences Creed, Black Machismo (Jay Lethal), Kiyoshi e Sheik Abdul Bashir (noto come Daivari nel suo periodo in forza alla WWE). L'incontro è agile e veloce ed i wrestler coinvolti riescono ad offrire proprio quello spettacolo di rischio e precisione che ci si aspettava (invano) dal Ladder Match in apertura dell'ultimo Wrestlemania.

Salgono poi sul ring per l'incontro senza titolo "Queen of the Cage" Sojo Bolt, Madison Rayne, Daffney ed ODB. Ognuna di loro fa il proprio lavoro in modo preciso, rispecchiando il personaggio e lavorando in quella direzione che permette alla TNA di esibire veri incontri di wrestling femminili e non dei siparietti a base di conigliette zompettanti come ormai è standard fare in casa WWE. ODB è esplosiva e Daffney (dopo la parentesi nei panni di The Governor) torna a rivestire i panni della ragazza mentalmente disturbata. Il pubblico apprezza l'incontro come anche il successivo dove, puntando ancora una volta su agilità e tecnica, tre coppie - Motorcity Machineguns, No Limit e LAX - si affrontano per il titolo New Japan jr. tag team title.

Arriva il turno dell'ennesimo scontro tra Abyss e Matt Morgan. Il loro feud non è mai stato particolarmente esaltante, ed il susseguirsi di incontri tra i due, con spesso esiti scontati, non ha certamente aiutato (a differenza di Abyss, Morgan non sembra essere particolarmente a suo agio in incontri hardcore), tuttavia la stipula del match rende il tutto più interessante: per poter schienare l'avversario è necessario prima farlo sanguinare. Fin da subito, Abyss si conferma a suo agio dentro la gabbia ritrovandosi con il volto (e non solo) ricoperto di sangue, e tra uno scontro e l'altro lo stesso destino tocca anche al suo avversario. Pur essendo una variazione di uno spettacolo già visto ,l'incontro riesce comunque ad essere intenso, maad un certo punto il colpo di scena arriva dall'esterno: il Dr. Stevie, lo psicanalista di Abyss, fa la sua comparsa e mostra il suo volto. Si tratta di Stevie Richards, wrestler hardcore con alle spalle una solida militanza sia in ECW che in WWE. La sua interferenza influenzerà il risultato del match ed in più sembrerebbe gettare le premesse per una storyline con Abyss più interessante di quella che l'ha visto coinvolto con Matt Morgan.

Tocca quindi al secondo ed ultimo incontro femminile dello spettacolo. Awesome Kong difende il suo Knockout title contro Angelina Love e Taylor Wilde. Ed al di là di un finale discutibile, le tre si affrontano in un match decisamente piacevole, tanto che Awesome Kong con un suo raro volo dalla terza corda è riuscita nell'impresa di strappare un coro a base di "Holy shit!" al pubblico durante un incontro femminile. Awesome Kong è un muro di potenza e Angelina Love, con il suo fisico da pin up, offre una buona prestazione confermando ancora una volta di trovarsi decisamente bene nei suoi panni da heel. Taylor Wilde invece, pur essendo probabilmente la più dotata tecnicamente delle tre, sembra non riuscire a trovare una sua dimensione: regala salti e veloci acrobazie, ma alla fine non sembra trovare un modo per uscire da una sorta di contorno allo scontro tra le sue due avversarie. Un isolamento, il suo che, sembra trovare ulteriore conferma nel fatto che mentre le sue avversarie possono contare anche su un appoggio fuori dalla gabbia (Angelina Love era accompagnata Velvet Sky, e Awesome Kong da Raisha Saeed).

Ma è con l'incontro tra Team 3D e Beer Money Inc., dove ognuno dei due tag team mette in gioco il suo titolo di campione, che si entra nel vivo. Beer Money è un'ottima coppia, ma Team 3D è su un altro pianeta. Per loro la gabbia viene aperta per permettere alle due coppie di affrontarsi anche in mezzo al pubblico. Brother Ray e Brother Devon sono i padroni assoluti della scena e non appena escono dalla gabbia per portare lo spettacolo in mezzo agli spalti, il pubblico inizia ad invocare i tavoli. Ovviamente, finché si aggirano tra il pubblico le azioni sono limitate, ma serve a far salire la temperatura. Il pubblico urla e partecipa all'incontro, e prima che i due team tornino nella gabbia, i tavoli hanno fatto la loro comparsa da sotto il ring mandando in visibilio il pubblico. L'incontro è intenso e le due coppie danno il massimo fino ad una conclusione che fa esplodere la sala.

Passa qualche minuto ed arriva il turno del Lethal Lockdown: l'incontro tra due team di quattro elementi in cui i wrestler fanno il loro ingresso nella gabbia uno alla volta, ed in cui alla fine la gabbia si chiude anche in alto con tanto di armi a disposizione dei partecipanti. E questo avrebbe potuto benissimo essere il main event della serata. C'è poco da dire: quando da un lato si trovano schierati assieme atleti come Kurt Angle, Scott Steiner, Booker T e Kevin Nash, e dall'altro Jeff Jarret, AJ Styles, Samoa Joe ed un appena tornato Christopher Daniels, le probabilità di avere un incontro di alto livello sono altissime. Ed in questo caso, tutti gli elementi in gioco creano una miscela esplosiva. Kurt Angle si conferma per l'ennesima volta uno dei migliori wrestler in attività - tecnico, carismatico ed esplosivo come pochi - ed assieme a lui tutti fanno ciò che ci si aspetta: Scott Steiner è brutalmente muscolare, Samoa Joe è un concentrato di aggressività disciplinata, AJ Styles e Christopher Daniels volano da una parte all'altra del ring, e così via. L'incontro va avanti in una dimensione in cui qualsiasi esito è possibile ed in cui la fine arriva improvvisa. Ma con i rintocchi del gong non si chiude lo spettacolo, perché proprio quando sembra ormai il momento di sgombrare lo spazio in favore del main event, la TNA si gioca un'altra carta. Si abbassano le luci, parte la musica e da dietro le quinte appare l'ultimo acquisto del roster TNA, un altro nome proveniente dal mondo WWE: Bobby Lashley.

Ed alla fine arriva il momento del main event: Mick Foley si scontra con Sting per il massimo titolo della federazione. Ovviamente sul ring è tutta un'altra musica: niente evoluzioni e niente acrobazie spettacolari. Né Sting, né tantomeno e soprattutto Mick Foley - qui in veste di Cactus Jack - sono mai stati wrestler acrobatici, ma messi assieme possono vantare quasi cinquant'anni di wrestling professionistico ad altissimo livello. Il ritmo è lento ma intenso, e la piega che prende l'incontro è in direzione hardcore. Arriva la mazza da baseball col filo spinato, arriva il sangue ed arriva la fuga dalla gabbia chiusa per la vittoria del titolo. Certamente non si tratta di un evento che rimarrà tra i più grandi della storia, ma in fin dei conti non fa rimpiangere per nulla il ben più pompato Triple H vs. Randy Orton nell'ultima Wrestlemania, anzi, anche grazie a spettacoli come questo la TNA sembra proseguire il suo cammino di lenta e progressiva crescita. E mentre circolano sempre più voci riguardanti un imminente arrivo di Tazz, si attende la risposta della WWE a Backlash.

24 aprile 2009

Dancing In The dark

Fino ad un po' di tempo fa erano diffusi dei giocattoli meccanici che si muovevano nel momento in cui percepivano emissioni di onde sonore. Negli autogrill abbondavano cagnolini, vasi di fiori, lattine di coca cola e quanto altro, tutti accumunati dallo stesso meccanico comportamento: si accende la musica ed il giocattolo sembra ballare, si spegne la musica ed il giocattolo si ferma.

Vedendo come si comportano le basi elettorali (o forse si potrebbe dire i supporterz) viene quasi da pensare che tali giocattoli e peluche meriterebbero un posto speciale tra i maitre à penser dei partiti politici odierni. Alla vigilia del 25 Aprile, si può affermare che i timori espressi qualche giorno fa sulla consueta polemica su resistenza, partigiani, repubblichini e tutto il consueto armamentario di "chiarisca!", "si scusi!" ed accuse di revisionismo vario si sono puntualmente concretizzati.

E così, mentre fa il suo percorso il cosiddetto "decreto salva-manager", come simpatiche margherite ballerine i supporterz schierati contro il Grande Satana e le sue Orde del Male possono fare un ennesimo viaggio nel 1948 (in effetti, a causa della crisi finanziaria prima, e del terremoto in Abruzzo poi, era già qualche mese che non si faceva una replica della nota polemica "Resistenza e Revisionismo").

C'è da discutere il decreto salva-manager? Si fa una bella sparata sulla Resistenza ed ecco là che i supporterz iniziano ad agitarsi contro un presunto revisionismo (come, tra l'altro, se le parole di un qualsiasi parlamentare avessero una tale autorità da comportare la revisione di 50 anni di storia). Il meccanismo è semplice come quello delle margherite che ballavano: si fa la sparata sulla Resistenza ed i supporterz iniziano subito a ballare. Il PD vede che la polemica che si affievolisce ed il cammino del decreto potrebbe venire intralciato e non favorire qualche amico manager confindustriale? Ecco allora una calorosa difesa della Costituzione contro i Malvagi Attentatori, ed i supporterz ricominciano a ballare con rinnovato vigore.

Non si sa bene se sia un vantaggio o uno svantaggio, ma rispetto alle margherite ballerine, i moderni supporterz sono decisamente più evoluti. Dopo un tot di tempo, le batterie delle margherite si scaricavano ed era necessario cambiarle: i supporterz invece sono giocattoli che si alimentano da soli. Ed intanto, ribadiamo, tra dubbi e ripensamenti e con il silenzio complice dell'opposizione, sempre ben vicina a Confindustria, la norma "salva manager" verrà rivista e corretta senza chiedersi quale bisogno ci fosse, proprio adesso, di un simile intervento.

23 aprile 2009

(We don't need) Friends Like You

Facebook è un bene, Facebook è un male... le discussioni su un strumento in sé e per sé neutro quale un social network sono sterili. Ben più divertente è invece vedere come possa essere ricettacolo di vaneggiamenti, bufale e nevrosi varie che, grazie alle reti di link ed amicizie, riescono a propagarsi ed ottenere consensi.

Il primo post dedicato a Facebook vuole segnalare un gruppo che, riportando lo scritto di un tizio probabilmente in cerca di popolarità, afferma fieramente di non voler dare nemmeno un euro per i terremotati dell'Abruzzo. Semplice egoismo? Avarizia cronica? Non proprio e comunque non esplicitamente. In realtà, ll ragionamento che porta ad una simile conclusione vorrebbe basarsi su una presa di posizione differente: siccome già paghiamo tante tasse, con i soldi che versiamo nelle casse dell'erario tutto avrebbe già dovuto essere prevenuto e comunque tutto dovrebbe essere messo a posto.

L'autore dello scritto sostiene la sua posizione in nome di un paese che vorrebbe e che non c'è, e quindi con una serie di bizzarri concatenamente illogici cerca di presentare il suo NON fare nulla come un gesto di civiltà per un paese migliore. Su questa posizione e sulle persone che annuiscono convinte si potrebbero fare molte osservazioni: si potrebbe dire, ad esempio e molto banalmente, che i soldi raccolti attraverso il fisco non vanno a finire in un grande portafoglio sotto il materasso che lo Stato, come fosse una titanica massaia, decide di volta in volta come spendere, ma fanno parte di documenti di programmazione economica dove sono previste e dettagliate entrate ed uscite; oppure si potrebbe dire che senza i generosi e gratuiti interventi di volontari di tutta Italia che hanno potuto e voluto aiutare le vittime di un simile disastro, il dramma per queste sarebbe stato ben maggiore.

Si potrebbero dire queste e tante altre cose, ma alla fine, per rimanere sullo stesso livello, c'è solo una cosa che è possibile rispondere: cari sostenitori del "non do un euro", fate pure come volete, ma nel momento in cui qualcuno di voi fosse in pericolo o bisognoso di aiuto auguratevi di non incontrare qualcuno che la pensi più o meno come voi. Qualcuno che non avrà nessun rimorso di coscienza nel tirare dritto per la sua strada fino al primo negozio di dolci per ingozzarsi golosamente di caramelle. Qualcuno che non solo non interverrà per aiutarvi, ma non che spenderà nemmeno un centesimo per chiamare la polizia o un'ambulanza. Perché? Perché, dirà, "già pago le tasse, e con le mie tasse si dovrebbero pagare le forze dell'ordine e una sanità efficiente". Qualcuno che vedendovi per terra sanguinanti non pensi: "Cazzi vostri. Non è compito mio. E' colpa dei politici se avete le costole rotte e vi esce sangue dalla testa e nessuno fa niente."

22 aprile 2009

March For Revenge

I criteri di giudizio che vengono adottati dall'intellettualismo radical chic nel giudicare i prodotti mediatici si basano spesso su una lettura tanto presuntuosamente politicizzata quanto superficiale. E' chiaro che di qualsiasi lavoro è possibile dare una lettura politicizzata, e questo per il semplice fatto che essendo qualcosa che va ad interagire con una massa più o meno eterogenea ne può influenzare il comportamento o, più frequentemente, ne viene influenzata.

Ma quanto più il tema si fa popolare, tanto più sarebbe necessario spostarsi ai lati della scena per osservare sia quanto accade sul palcoscenico, sia le reazioni del pubblico in sala. Invece, solitamente, l'intellettuale radical chic preferisce posizionarsi in un punto isolato, distante dalla massa negli spalti, e da lì osservare quello che avviene sul palco, magari distrattamente, e prendere le mosse per immaginare come ciò che avviene in scena potrebbe eccitare gli animi selvaggi del popolino rozzo ed ignorante.

Poco importa che si tratti di reality show, cinema hollywoodiano, wrestling, commedia all'italiana, musica non considerata degna dei salotti buoni, o quanto altro; per quanto a parole l'intellettuale radical chic ami definirsi un "progressista", nella sua prassi e nei suoi giudizi è intimamente reazionario. Le categorie concettuali che utilizza per sentenziare cosa è meritevole di apprezzamento e cosa no sono di matrice ottocentesca: ciò che viene inserito negli elenchi degli autori da apprezzare è elogiato e stimato, ed il resto è fuffa per menti semplici.

Un esempio che era stato fatto su questo blog era quello della commedia sexy all'italiana degli anni '70. Bistrattata dall'intellettualismo come grezza e volgare, la commedia sexy veniva inoltre da questo criticata per una presunta mancanza di rispetto verso la donna ed il conseguente valore diseducativo: ironicamente, gli eredi culturali della rivoluzione sessuale si agitavano scompostamente nel momento in cui questa o quella protagonista mostrava le sue rotonde nudità sotto la doccia o in contesti simili.

Nulla importava che dietro la macchina da presa ci fossero anche nomi del calibro di Lucio Fulci, Pasquale Festa Campanile, Sergio Martino o Fernando Di Leo, quello che il Critico raffinato vedeva in simili messe in scena erano attori spesso bruttini e macchiettistici ed attrici belloccie che raggiungevano il successo stuzzicando la libidine di un pubblico di sporcaccioni. E per affermare la propria (presunta) superiorità intellettuale non vedeva niente di meglio che denigrare la bassezza di un intero pubblico. E così, in nome di non si sa bene quale autocertificato "progressismo" si è consumata nell'ambito del cinema italiano una reazione di matrice borghese: da un cinema che piaceva al popolo e che ne vedeva la partecipazione in prima persona (da Bombolo e Cannavale all'indimenticabile Jimmy il Fenomeno, da Gloria Guida e Nadia Cassini a Michela Miti, a tutte le decine di attori ed attrici che sono sfilati su tali pellicole) si è passato ad un cinema aristocratico in cui l'elite intellettuale ha selezionato temi ed argomenti che riteneva meritevoli di attenzione, epurando progressivamente gli schermi di tutte quelle figure macchiettistiche (spesso, appunto, di origine popolare e che pertanto non potevano contare su quei studi attoriali e di dizione che solo le classi benestanti potevano permettersi) che secondo loro degradavano la cultura italiana.

Ma una volta eliminata la commedia sexy e tutti quei generi che hanno segnato la storia del cinema italiano degli anni '70 (quindi anche il polizziottesco, lo spaghetti western, l'horror, e così via), quello che è rimasto è un cinema asettico, impregnato di morali populiste che l'ispirato di turno ritiene opportuno comunicare al pubblico come fossero lezioncine da impartire ad una classe di somari. E così il pubblico ha preferito voltare le spalle a simili produzioni per orientarsi verso il cinema hollywoodiano.

La reazione dei radical chic non si fa attendere, ed eccoli all'attacco di tutto ciò che non corrisponde ai rigidi criteri culturali di cui sono rappresentanti: il cinema hollywoodiano condizionerebbe le menti del pubblico propagandando la visione del mondo capitalistica statunitense, i reality show rappresenterebbero una società degradata in cui conta solo l'apparire e non l'essere, il wrestling è uno spettacolo finto che esalta la violenza, i programmi di MTV sono solo pubblicità di prodotti di pessima qualità, e così via. E nel contempo c'è l'esaltazione dei Battiato, degli Allevi, dei Salvatores, e di tutti quei personaggi e autori che, con fare serioso ed autorevole, presentano dei brodini riscaldati dal sapore ricercato.

Dietro tutti questi giudizi negativi spesso non c'è una comprensione reale di ciò che si sta giudicando, ma piuttosto uno sventolare conclusioni stereotipate sulla base di premesse altrettanto stereotipate. Non c'è interesse a comprendere realmente i reality show, il wrestling, musica che non porti il nome di autori considerati DOC, e quanto altro. Ma non solo: tutto quanto non rientri nell'ambito di ciò che è considerato "alto" da questo tipo di critica e pubblico viene criticato in base a presunte forme di dannosità sociale. E dove ciò non sia possibile per evidenti assenze di contenuti espliciti di matrice politica sociale, ne viene criticata proprio l'assenza quasi come se il non poter politicizzare qualsiasi prodotto ed evento fosse una carenza assoluta in sé.

Questa è una (breve) panoramica del motivo principale per cui l'intenzione di questo blog è, da ora in poi (ma come in effetti già da un po' a questa parte), di ridurre lo spazio dedicato ad argomenti politici tout-court per lasciare più spazio ad altri ambiti ed argomenti: wrestling, cinema, musica e quanto altro. Ma, sia chiaro, non per una volontà di contrasto politico contro diverse forme di omologazione e stereotipizzazione, quanto piuttosto per il piacere di ripercorrere con gli occhi dell'appassionato fatti ed eventi liberamente scelti, sottraendoli appunto a contrasti e schematizzazioni: offrire al Blob quell'eterogeneità e capacità di inglobare che fin dalla sua prima apparizione cinematografica ne è stata una caratteristica peculiare... per non dire che comunque, alla lunga, una certa monotematicità finisce col venire a noia.

21 aprile 2009

Chickenshit Conformist

Si avvicina il 25 Aprile, e come ogni anno non è difficile cominciare a sentire nell'aria l'odore delle consuete polemiche sulla memoria, la resistenza, i fascisti, i partigiani, etc. I copioni si preannunciano triti e ritriti ed il gioco delle parti dovrebbe prevedibilmente essere il consueto: con tanto di ormai irrinunciabile di chi avrebbe diritto a partecipare a quale corteo e chi no. L'effetto di tutto questo è di continuare a tenere parte dell'opinione pubblica su un eterno 1948. E questo proprio mentre si giocano partite in altri campi con termini e poste ben diverse in gioco.

Una di queste partite riguarda il cosiddetto "election day", vale a dire la proposta di accorpare i referendum alle elezioni. La scusa che viene addotta da parte di Franceschini e della sua schiera cerca di sfruttare cinicamente il terremoto in Abruzzo al fine di coprire la vera posta sul campo.

Il primo e principale scopo è agganciare il referendum ad una tornata elettorale al fine di sfruttarne il traino. Vale a dire che, a differenza di quanto avviene nelle elezioni, negli ultimi anni i referendum non riescono a raggiungere il quorum necessario per essere ritenuti validi. Puntualmente questo si ripercuote sui promotori che vengono indicati come causa di sperpero di denaro pubblico mediante l'uso di uno strumento che sempre più gli italiani hanno dimostrato di essere disposti ad utilizzare solo per questioni che ritengono importanti.

Il desiderio di accorpare referendum ed elezioni nasconde quindi la volontà di privare la popolazione di un suo diritto senza proporre alcuna riforma di legge. Di fatto, quello in favore del quale urla Franceschini, sembrerebbe un tentativo di aggirare la Costituzione. Proprio quella Costituzione su cui ha giurato quando ha preso in mano la guida del PD.

La Costituzione infatti prevede che, a differenza delle elezioni, una proposta referendaria possa essere approvata solo se "ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi". La Costituzione prevede quindi i cittadini, come hanno legittimamente fatto negli ultimi anni, possano bocciare un quesito referendario semplicemente decidendo di astenersi. Viene pertanto da sé che dietro lo scudo dei "soldi risparmiati da destinare ai terremotati" c'è il desiderio di impedire che i cittadini possano avvalersi del loro diritto di non rispondere al quesito referendario se non al costo di dover rinunciare anche al diritto di voto in sede di elezioni (dove invece il quorum non esiste).

Si tratta quindi di capire perché il PD scalpiti così tanto per abrogare questa legge elettorale e perché la Lega sia talmente intransigente da minacciare la caduta del governo in caso di abbinamento delle due diverse consultazioni. Per quanto possa essere distante dall'essere considerata una buona legge elettorale, le ultime elezioni hanno dimostrato, attraverso la maggioranza schiacciante ottenuta dalla coalizione di centrodestra, che l'instabilità dell'ultimo governo Prodi non era da imputare alla legge elettorale (come più volte ripetuto durante le incertezze di quella legislatura), o comunque non solo.

Essendo mutate le condizioni politiche, il ripristino della legge elettorale precedente - quella che aveva garantito cinque anni di maggioranza blindata al centrodestra con livello di consenso popolare inferiore all'attuale - molto probabilmente avrebbe come conseguenza l'affermazione del bipartitismo a vantaggio dei due partiti dotati di maggior consenso popolare: PD e PDL.

Questo comporterebbe un radicale ridimensionamento del peso politico di Lega e UdC - da qui la loro secca ed intransigente contrarietà - e l'affermazione egemonica del PDL a destra e del PD a sinistra. Ma mentre il PdL, dati i livelli di consenso attuali, non ha alcun interesse a far vacillare il governo, ma anzi ha tutto l'interesse a dimostrarsi "serio e responsabile", il PD teme di vedere la propria posizione ulteriormente ridimensionata a causa di un incremento dei consensi di IdV da un lato, e di un possibile recupero di voti da parte delle sinistre (attualmente) extraparlamentari, anche perché per quanto sia stato possibile fregare una volta una parte dell'elettorato con la storia del "voto utile", più difficile (dati anche gli scarsi benefici ottenuti) sarebbe ripeterlo una seconda volta.

La conclusione è un interrogativo retorico: a che serve giurare seriosamente sulle pagine della Costituzione, quando poi non si esita a tradirne lo spirito (mescolando due cose che essa distingueva nettamente) per aumentare il proprio peso politico malgrado le perdite di consenso?

18 aprile 2009

A Grand Declaration Of War

Giovedì sera, la WWE ha mandato in onda il primo episodio del nuovo programma Superstars. Si tratta di uno spettacolo di circa un'ora che, meno orientato verso le storyline e più verso l'azione, va ad affiancare i tre già rodati spettacoli settimanali: Raw (lunedì), ECW (martedì) e Smackdown (venerdì). La principale differenza rispetto agli altri tre appuntamenti settimanali è che in Superstars si affronteranno sul ring stelle provenienti dai roster dei tre differenti marchi, contornando comunque il tutto con tasselli delle storie in corso.

E per stuzzicare la curiosità degli appassionati, la prima puntata ha visto in sequenza: The Undertaker contro Matt Hardy (con tanto di aggressione di questa da parte del fratello Jeff come ulteriore piccolo capitolo del feud che li vede schierati uno contro l'altro), Christian contro Finlay in un incontro che vedeva in posta il diritto di sfidare Jack Swagger per il titolo ECW nel prossimo pay per view (Backlash) ed infine Shane McMahon contro Cody Rhodes in un incontro che si inserisce nell'attuale principale feud del mondo WWE, quello che vede la stable Legacy di Randy Orton opporsi ad una rediviva fazione McMahon-Helmsley, e che si pone come anteprima degli scontri previsti per il giorno dopo tra Triple H e Randy Orton, e tra Ted Di Biase (jr) e Batista.

Una scaletta quindi più che in linea con gli standard degli altri show, ma che in fondo non va ad aggiungere o togliere molto a quanto già prodotto dalla compagnia. Ed infatti, sorge il dubbio che più che per una qualche effettiva esigenza di spettacolo, la scelta di aggiungere un nuovo spettacolo abbia un'altra motivazione: cercare la sovrapposizione con Impact, l'appuntamento settimanale della TNA, riportando alla memoria la guerra di ascolti che ha segnato la storia del wrestling degli anni '90 tra Raw da un lato e WCW Monday Nitro della (defunta) WCW dall'altro.

Finora le due grandi federazione sembravano aver convissuto "pacificamente", evitando sovrapposizioni sia per quanto riguarda gli appuntamenti settimanali che, soprattutto, per quanto riguarda i pay per view mensili. I passaggi di wrestler dall'una all'altra compagnia sono stati frequenti ma non hanno presentato particolari attriti: nessuna transizione dal roster di una compagnia a quello dell'altra può anche solo lontanamente essere paragonato ai controversi passaggi di Madusa o Bret Hart dalla WWF alla WCW. Ed infatti, wrestler che hanno raggiunto il grande pubblico come Jeff Hardy e Christian grazie alla WWE, oggi sono nuovamente stelle di punta di questa dopo delle parentesi nella federazione concorrente.

Tuttavia, sembra indubbio una piccola e lenta ma costante crescita della TNA ai danni della ben più solida ed affermata WWE. Infatti, oggi, oltre ad un roster di atleti più che validi presenti fin dai primi anni come Samoa Joe, AJ Styles Sting, Scott Steiner e Kevin Nash (oltre, ovviamente, al fondatore Jeff Jarrett), la TNA può contare su una larga schiera di wrestler provenienti dalla WWE (Matt Morgan, Daivari, Rhyno, etc.) con tra questi alcuni assolutamente di primo piano quali Team 3D (ex-Dudley Boyz), Kurt Angle, Booker T e, recentemente, la leggenda hardcore Mick Foley.

Oltre a tutto questo, la TNA oggi può vantare un roster femminile di qualità decisamente superiore a quello della concorrente WWE (apparentemente più interessata ad esibire sul ring le curve delle proprie conigliette che non ad offrire uno spettacolo atletico vero e proprio*) con nomi quali Daffney, Awesome Kong, Taylor Wilde e Roxxi.

E mentre la WWE si gode gli ascolti record di Wrestlemania 25 e ne sfrutta la forza per lanciare Backlash, la TNA si pone nel mezzo tra i due eventi con Lockdown, il suo pay per view interamente a base di incontri nelle gabbie con un cartellone di tutto rispetto.

* la 25 Divas Battle Royal a Wrestlemania 25 può entrare nella storia, se si esclude la divertente coda post-match, come uno degli incontri di questo tipo più brutti di sempre.

17 aprile 2009

This Is A Test

Due settimane fa, la WWE ha festeggiato il 25° anniversario di Wrestlemania. Se si escludono gli incontri tra Shawn Michaels e The Undertaker e il main event che vedeva Triple H affrontare Randy Orton nel pieno del feud che li vede schierati uno contro l'altro, qualitativamente gli incontri si sono spesso trascinati tra alti e bassi. Tanto che uno dei momenti che maggiormente ha entusiasmato il pubblico non è stato un incontro ma la celebrazione dell'ingresso nella Hall Of Fame della WWE di Stone Cold Steve Austin.

Un altro momento altamente di contorno è stato il riconoscimento che la WWE ha voluto offrire a Mickey Rourke (al termine dell'incontro che vedeva Chris Jericho impegnato in un handicap match contro tre Hall Of Famer quali Rowdy Roddy Piper, Superfly Jimmy Snuka e Ricky The Dragon Steambot) ospitandolo sul ring e offrendogli il palcoscenico di uno dei principali e più seguiti eventi statunitensi. Un tributo che il mondo del wrestling ha voluto offrire all'uomo che ha incarnato magistralmente sul grande schermo il dolore e la fatica della professione del wrestler.

Spesso, una delle critiche che vengono rivolte al wrestling è di essere "finto". Una critica quantomai superflua, infatti è un come se guardando un film di guerra qualcuno se ne uscisse dicendo: "Sì, ma gli attori non muoiono veramente!" E non potrebbe essere altrimenti, anche perché se tutto ciò che viene fatto su un ring in un incontro di wrestling avesse come obiettivo fare male all'avversario, non raramente qualcuno ci lascerebbe la vita.

Ma per quanto la maggior parte di ciò che avviene sul ring sia studiato e concordato in precedenza, il dolore con cui deve convivere qualsiasi wrestler professionista è vero. Ed infatti, uno dei maggiori rischi per la salute di tali atleti è la dipendenza da analgesici ed antidolorifici.

Ultimo nome di una lunga serie: Andrew Martin. Meglio noto come Test, viene trovato morto nella sua casa in Florida a pochi giorni dal 34° compleanno: la causa della morte è stata individuata in una overdose accidentale di ossicodone, un potente antidolorifico oppioide.

Debuttò nell'odierna WWE alla fine degli anni '90 (quando ancora questa si chiamava WWF) ed ebbe una carriera di primo piano, combattendo a fianco di wrestler di primo piano assoluto quali Booker T e Scott Steiner, e fu protagonista di importanti scontri contro superstar quali The Undertaker, Edge, Triple H, Chris Jericho, The Rock ed altri.

La sua carriera prosegue normalmente fino a quando, nel 2004, si fa male ed è costretto a sottoporsi ad un intervento di fusione di due vertebre del collo e rimane fermo per un anno. Nel frattempo viene rilasciato dalla WWE e dopo un anno di fermo ricomincia a salire sul ring ripartendo dalla NWE. Successivamente tornerà per un breve periodo alla WWE da cui verrà allontanato a causa del suo mancato rispetto del "wellness program" della compagnia.

L'ultimo capitolo della sua carriera ad alto livello è stata una brevissima parentesi nella TNA. Poi ancora qualche combattimento nei circuiti indipendenti ed infine il tragico epilogo il mese scorso.

16 aprile 2009

Shout It Out Loud

La sospensione di Vauro dagli schermi di AnnoZero (attualmente per una sola puntata) potrebbe essere una concessione a quel desiderio di martirio che fin dalle prime puntate sembra animare le scelte di Santoro, Travaglio e compagnia. Che sia un gesto probabilmente più motivato da obiettivi politici che non da contenuti reali sembra evidente: per quanto brutte, scontate o poco divertenti - quando non di cattivo gusto - sembra difficile ravvisare nelle vignette del disegnatore toscano qualcosa di talmente estremo da rendere necessaria una rimozione. La critica che si può muovere a Vauro è di aver esibito la salita galleria di banalità e luoghi comuni che tanto piacciono al suo pubblico, e cha fa di lui più un giullare di corte che non un satirista pungente. Ma quali che siano le valutazioni sulle sue vignette, il suo allontanamento sembra essere più finalizzato ad alzare un polverone per nulla che non a punire un fatto effettivamente grave - tanto più che, come è sempre stato storicamente, e come si è scritto diverse volte su questo blog, la satira non deve necessariamente piacere o compiacere. E calcolando che su oltre due ore di programma, con servizi impostati e montati in modo altamente discutibile (per non dire a tratti manipolatorio), con un monologo privo di contradditorio basato su cut-up tutt'altro che obiettivi, e con la nota e consueta conduzione del programma tutt'altro che equilibrata, viene spontaneo chiedersi: perché proprio Vauro? E perché proprio adesso? Tanto più che la sospensione attualmente riguarda una sola puntata in cui il vignettista non sarebbe stato presente in quanto all'estero. Per rispondere sembra necessario toccare diversi punti, provando a guardare la vicenda seconda l'ottica di chi avversa AnnoZero ed intende sfruttarne gli errori e le incoerenze al fine di un tornaconto personale (ad esempio in termini di consenso elettorale).

- In primo luogo: perché colpire Vauro? Per il semplice fatto che della triade Santoro-Travaglio-Vauro, lui costituisce decisamente l'anello più debole. Santoro non può essere toccato in quanto la RAI è obbligata a mandarlo in onda in virtù di una sentenza della magistratura; Travaglio, da parte sua, ha costruito la sua notorietà sull'immagine di personaggio "scomodo" (appare ogni settimana in prime time sulla seconda rete pubblica italiana, scrive su alcuni dei principali organi di stampa italiani - La Repubblica, L'Espresso, L'Unità, etc. - vende centinaia di migliaia di libri, eppure continua a sostenere la parte della vittima della censura della libertà di stampa). Vauro invece non faceva informazione, e quindi la sua sospensione non può essere tacciata di essere un attentato a questa, e per quanto rilevante a livello simbolico (lui incarnava i titoli di coda della trasmissione), sul piano concreto la sua presenza non aggiungeva né toglieva nulla a quanto già abbondantemente espresso prima della sua chiusura. Quindi, volendo colpire politicamente AnnoZero, Vauro era l'obiettivo ideale poiché elemento strutturalmente non nevralgico della trasmissione. Si è agito su un piano politico attraverso un'azione simbolica riducendo al minimo il rischio di accuse di "censura": infatti, se si escludono i ristretti ammiratori dei personaggi in questione, qualsiasi accusa di attività censoria risulterà scarsamente credibile nel momento in cui 99% della trasmissione non è stato toccato.

- In secondo luogo: perché proprio ora? La risposta più semplice è: perché si è presentata la condizione ideale. In fin dei conti, si è trattato di un mettere in pratica quei principi del politically correct frequentemente invocati da diversi ambiti di sinistra (e non solo). Per fare un paio di esempi recenti, quando si è trattato della morte di Eluana Englaro, giornali, siti, forum e blog di sinistra si sono lanciati in strali scandalizzati contro la scelta di non modificare il palinsesto di Canale 5 annullando la trasmissione del Grande Fratello, accusando Mediaset (che nel frattempo stava mandando in onda due speciali sulle altre due reti) di non aver rispetto per una tragedia che "colpisce la coscienza di milioni di italiani"; saltando direttamente al terremoto in Abruzzo, i soliti professionisti dell'indignazione hanno occupato molteplici spazi - con tanto di apertura di gruppi su Facebook a valanga - per schierarsi contro il TG1, accusato di insensibilità e vergognoso cinismo per aver esibito i dati d'ascolto relativi alla puntata di Porta a Porta dedicata alla tragedia. E dalle "gaffe" del premier, al campionato di calcio non sospeso di fronte a questo a quell'evento e così via, i casi in cui la "sinistra" ha invocato il rispetto per vittime e dolori vari sono innumerevoli. Oggi, questa carta si ritorce contro chi l'ha sempre sbandierata, con la differenza che ha giocarla sono persone che, a differenza di chi apre gruppi su Facebook, può esercitare il proprio potere: Vauro viene allontanato in nome di quel politically correct che frequentemente è stato invocato contro la mancanza di sensibilità di destra ed affini. E non sembra del tutto infondato pensare che, in un simile contesto culturale, lo stesso Vauro avrebbe potuto risparmiarsi tanti problemi se, "liberamente", per una puntata avesse scelto di non presentare la sua galleria di vignette.

Certamente ci sarà chi affermerà che la satira deve essere libera. Ma il punto è che la satira di Vauro non è libera, in quanto asservita ad una precisa visione politica. Nella qual cosa non c'è nulla di male, ma in un simile contesto qualsiasi rivendicazione di "libertà" suona a chiunque non sia schierato con il programma come la richiesta di poter attaccare un nemico sfruttando unilateralmente mezzi che dovrebbero essere pubblici. Per esempio, un Travaglio rivendica unilateralmente la libertà di poter attaccare un avversario politico (principalmente del suo datore di lavoro De Benedetti, del partito politico del suo altro datore di lavoro Soru, e del partito con cui è schierato politicamente, cioé IdV) senza che questa sua azione - tutt'altro che libera in quanto asservita a ben definiti obiettivi e bersagli - possa essere messa in discussione o avversata. Ed infatti, è abbastanza chiaro a chiunque non sia schierato con un Travaglio, che dietro la sua invocazione di libertà e critica non si nascondono altro che gli interessi di De Benedetti, di Di Pietro, di Soru e (comprensibilmente) di chiunque gli permetta di portare il pane alla bocca. In un contesto simile, eventuali accuse di censura fatte in diretta, correranno il serio rischio di trasformarsi in boomerang contro la trasmissione stessa e la parte politica che sostiene (che, "casualmente", vedrà anche stasera la presenza in studio di Di Pietro) venendo recepita da parte del pubblico con qualcosa del tipo: "con tutto quello che è successo, questi qua si preoccupano solo di difendere quello lì che scherzava sui morti ancora caldi...".

Ma dietro la provocazione legata alla superflua sospensione di Vauro ("superflua" in quanto non sarebbe comunque stato presente in studio) si nasconde anche l'insidia dell'invito a fare una puntata "riparatrice" in cui riequilibrare quanto affermato nella trasmissione che ha dato il via allo scontro. Infatti, anche sulla scia di una tale provocazione, la presenza in studio di Di Pietro e la partecipazione di Sabina Guzzanti, sono ben lontani dall'essere garanzia di equilibrio. E qualora le cose dovessero andare come sembra possibile immaginare, cioé con un ulteriore incremento della posta in gioco, domani le destre potrebbero far partire nuove polemiche a sottolineare il cortese spot elettorale gentilmente concesso dalla redazione di AnnoZero. Perché per quanto si possa urlare alla censura, Vauro continua ad essere un uomo libero di esprimersi con le sue vignette sul giornale che lo ospita come sul suo spazio web. Ma questo non significa in alcun modo che una azienda sia in qualche modo obbligata a dare spazio e pagare una persona che può risultare dannosa per i suoi interessi. Esattamente come un Travaglio non avrebbe lo spazio che occupa sulle pagine del Gruppo Espresso se nel suo mirino fosse entrato De Benedetti; probabilmente continuerebbe a scrivere e pubblicare, ma non sulle pagine del Gruppo Espresso.

15 aprile 2009

Well Paid Scientist

Se c'è una cosa che risulta stupefacente nelle polemiche che settimanalmente fanno seguito alle puntate di AnnoZero, non è il copione messo in scena da Santoro e la sua redazione, quanto piuttosto che ci siano ancora così tante persone che lo prendono sul serio. E' un po' come se qualcuno decidesse di prendere sul serio il TG4 e periodicamente entrasse in polemica con Fede a causa del suo essere dichiaratamente ed esplicitamente schierato con una parte politica. E' non ci vuole un raffinato analista politico per capire quanto sia schierato politicamente un programma con un conduttore su posizioni dipietriste, con un opinionista che sostiene esplicitamente e pubblicamente IdV, in cui spesso viene invitato Di Pietro (o suoi uomini), che manda spesso in onda gli spot pro Di Pietro firmati Beppe Grillo, che è apertamente sostenitore delle posizioni di De Magistris (oggi nelle liste di IdV), etc.

Ma la differenza tra un AnnoZero ed un Porta a Porta non è solo di schieramento politico, ma anche di metodo. Lo schieramento politico dei programmi come quest'ultimo si esercita nel tentativo di convincere il pubblico della bontà delle proprie posizioni attraverso la (selezione e) presentazione dei servizi all'interno di un quadro coerente. AnnoZero invece, oltre a questo, fa una mossa a monte con l'esplicito scopo di destabilizzare il pubblico che assiste alla trasmissione: analogamente ai complottisti, utilizza il paradosso. Lo scopo del paradosso, in quanto contraddizione logica, è creare i presupposti per una accettazione incondizionata di quanto seguirà: nel momento in cui si riesce a convincere qualcuno della credibilità di un paradosso, si sono gettate le premesse per fargli credere qualsiasi altra cosa. Il principe dei paradossi di AnnoZero consiste nel suggerire - quando non esplicitamente dichiarare - in prima serata su una rete televisiva nazionale che in Italia c'è un regime e l'informazione è controllata.

Da un punto di vista pratico risulta abbastanza ridicolo pensare che un qualsiasi opinionista possa andare in una qualsiasi trasmissione televisiva in generale (e addirittura nazionale) in paesi come la Cina o l'Iran - cioé dove la parola "regime" ha un sapore forte e concreto - e fare dichiarazioni in travagliostyle per anche solo due settimane di seguito senza trovarsi, nella più rosea delle ipotesi, rinchiuso in qualche oscura prigione. Ma questa, e tutte le posizioni simili, non sono solo insostenibili da un punto di vista pratico, ma anche, e ancor di più da un punto di vista teorico.

Quello che è passato alla storia come il Paradosso del Barbiere (o paradosso di Russell) era più o meno formulato come segue: in un villaggio c'è solo un barbiere, il quale rade tutti e solamente gli uomini che non si radono da sé, chi rade il barbiere? Le ipotesi possono essere solo due, ma entrambe inaccettabili in quanto contradditorie: il barbiere non può radersi da sé in quanto dovrebbe radersi da sé (violando la definizione secondo cui dovrebbe radere SOLO gli uomini che non si radono da sé), ma allo stesso tempo non può non radersi in quanto se non lo facesse dovrebbe rientrerebbe nella categoria degli uomini che non si radono da sé (violando pertanto la definizione secondo cui dovrebbe radere TUTTI gli uomini che non si radono da sé).

Senza scomodare l'assiomatica della moderna teoria degli insiemi, in questo contesto è più che sufficiente riportare l'osservazione di Russell secondo il quale non è sufficiente definire le caratteristiche di un insieme per far sì che esso esista. Ed infatti, successivamente, Quine inserirà il paradosso del barbiere nelle casistiche delle dimostrazioni per assurdo: un simile barbiere non può esistere.

Variando il paradosso del barbiere, si può così arrivare al paradosso di AnnoZero: in Italia l'informazione è controllata, chi denuncia tale situazione e si schiera contro i "poteri forti" viene sistematicamente eliminato, ma c'è anche chi lo fa frequentemente e pubblicamente. Ora, anche qui le possibilità sono solo ed esclusivamente due: o in Italia chiunque abbia accesso al mezzo può esprimere liberamente le proprie opinioni (come dimostrano Santoro e Travaglio ogni giovedì in prima serata, violando la definizione secondo cui l'informazione in Italia sarebbe controllata) oppure nessuno può farlo in quanto ci sarebbe un regime (e quindi lo stesso AnnoZero sarebbe una trasmissione di regime e non ci sarebbe nessuno che si oppone pubblicamente). Non può esistere un elemento che sia espressione di libertà all'interno di un regime.

Un discorso analogo si potrebbe fare a riguardo della posizione della redazione di tale programma di fronte alle critiche. Per quanto vengano fatti frequenti elogi della libertà di critica e di espressione, e del loro diritto di dire quello che a loro pare, quando qualcuno si avvale degli stessi diritti nei loro confronti, la libertà di critica diventa, come in seguito ad una misteriosa metamorfosi alchemica, un attentato alla libertà d'informazione. E' chiaro che per far accettare come vera un'affermazione come quella del paradosso del barbiere bisogna prima demolire le resistenze a base di logica e coerenza in chi ascolta. E così, una volta accettato il paradosso di AnnoZero, e cioé che persone che comunicano settimanalmente con milioni di persone attraverso TV, web e giornali possano affermare pubblicamente che in Italia l'informazione è controllata, è possibile sostenere pubblicamente qualsiasi cosa: perfino che l'IdV sia un partito di sinistra (e non apertamente di destra, con ideologie e posizioni di destra).

Ed è altresì chiaro che per far sì che la definizione dell'informazione in Italia offerta da AnnoZero possa diventare vera e non rimanere nell'attuale contradditorio stato di antinomia è necessario che la trasmissione venga sospesa. Per quanto si possa essere convincenti, è difficile pensare di poter continuare a sostenere in pubblico per mesi (o anni, come in questo caso) che in Italia ci siano censura e controllo mentre si sta parlando liberamente... eccoli allora, prevedibilmente, impegnati ad alzare il tiro delle provocazioni settimana dopo settimana nella speranza che qualcuno li cacci dalla televisione restituendo loro quell'aura di martiri che la libertà di comunicare gli sta progressivamente consumando di dosso. (Non è difficile, ad esempio, immaginare un'impennata nelle vendite dei libri di un Travaglio qualora a questo fosse interdetto l'accesso alle trasmissioni RAI.)