Ci sono adolescenti, e non solo, che vanno a scuola con il coltello dando in pasto alla cronaca fatti riguardanti aggressioni varie. Era solo questione di tempo prima che uscisse allo scoperto il solito stuolo di illuminati pronti ad incriminare questo o quel mass media della decadenza dei costumi e del degradarsi dei valori. Ovviamente, ora come in passato, nessuno di questi parolai è in grado di mostrare uno straccio di prova che dimostri che la visione di un film o il giocare a Doom possa diventare fonte di emulazione - anche perché se così fosse, anziché avere adolescenti col coltello bisognerebbe avere orde di psicopatici che cercano di armarsi di fucili al laser per sterminare temibili mostri - ma ovviamente questo non li ferma minimamente dall'esporsi al rischio di offrire un rifugio a mosche e moscerini vari all'interno del proprio cavo orale.
Simili teorie si basano sul nulla, ma riescono comunque a trovare un terreno fertile in una consuetudine interpretativa piuttosto puerile che trova consenso tra quelle fette di individui sempre pronti a trovare messaggi occulti, di matrice politica o propagandistica, negli aspetti più evidenti di un'opera. Se ad esempio in una serie televisiva appare un protagonista ebreo simpatico, prontamente arriverà qualcuno a parlare di propaganda filo-israeliana, se invece l'ebreo è un personaggio negativo, ci saranno altri che parleranno di propaganda antisemita; se, come nei Soprano, si mettono in scena le vicende di mafiosi americani di origini italiane, qualcuno alza un polverone perché si tratterebbe di un'opera che scredita l'immagine degli italo-americani (come se non ci fossero mai stati mafiosi italo-americani...); se, in serie come Law And Order, si raccontano le vicende di poliziotti ed avvocati onesti e che dedicano tutta la loro vita al loro lavoro come fosse una missione, allora si tratta di propaganda del governo (o della CIA, per chi preferisce) finalizzata a legittimare chissà quale Stato di Polizia; e così via, all'infinito.
Negare completamente che non ci siano tentativi di veicolare messaggi attraverso film e telefilm ha tanto senso quanto affermare che tutti questi siano frutto di volontà propagandistiche e manipolatorie. Ed il negare che sia possibile ricavare contenuti sociali dall'analisi di film e telefilm è espressione di una forma mentis speculare e opposta a quella di chi trasforma qualsiasi contenuto di propaganda. Ma il limite contro cui si sgretolano le analisi come quelle di cui sopra consiste nel considerare tutti gli elementi in gioco come separati in compartimenti stagni: una regia più o meno occulta che manda alle masse messaggi del tipo "italiani mafiosi" o "la polizia è bella"; una massa di spettatori inerme ed abbrutita dall'abuso del telecomando pronta a farsi imboccare qualsiasi cosa dai burattinai mediatici; ed infine gli osservatori esterni che si innalzano sopra il popolino ottuso, riconoscono le trame dei manipolatori e non si lasciano incantare.
Tutto ciò potrebbe essere credibile se invece i dati d'ascolto e le vicende riguardanti il successo di un'opera non offrissero dati differenti su cui riflettere. Infatti, data la vasta produzione di nuove serie televisive ogni anno negli Stati Uniti, e dato che non tutte arrivano ad una seconda serie ed altre ancora non terminano la prima a causa di bassi indici d'ascolto, sembrerebbe decisamente più plausibile considerare come il più delle volte sia il pubblico a condizionare le produzioni televisive e non viceversa. Ed in tal senso può essere utile gettare uno sguardo a quale sia stato il livello di gradimento di diverse serie di uno dei produttori di maggiore successo: Jerry Bruckheimer.
Lasciando da parte la sua produzione cinematografica in quanto il successo di un film, essendo un'opera autoconclusiva, può essere influenzato da tutta una serie di fattori quali curiosità, marketing, pubblicità, tendenze, etc. che possono influire sui suoi incassi in modo aprioristico rispetto alla visione (e conseguente soddisfazione o meno) dello spettatore, vale la pena di concentrarsi sul diverso destino toccato ad alcune sue produzioni televisive, in quanto settimana dopo settimana, episodio dopo episodio, il trend di ascolti indica all'emittente se è il caso di proseguire nella produzione e trasmissione dell'opera o meno.
Abbiamo quindi da un lato esempi come
CSI,
Cold Case,
Senza Traccia fino a
Close To Home che, nel peggiore dei casi, sono arrivate al termine della seconda serie, e dall'altro un esempio come
Justice di cui non sono stati nemmeno trasmessi tutti gli episodi realizzati.
Le serie come
CSI vengono spesso accusate di essere una forma di propaganda finalizzata a nascondere al popolo come la polizia sia un'istituzione di controllo violenta e repressiva attraverso personaggi eroici che suscitano ammirazione. I personaggi sono seri, onesti e dediti al loro lavoro con grande competenza e passione: questo sarebbe, per alcuni, un modo per nascondere una realtà differente e meno piacevole. Ma se il tutto si riducesse a questo non si capirebbe perché una serie (sufficiente, ma certamente non memorabile) come
Close To Home sia riuscita ad arrivare al termine della seconda serie, mentre la trasmissione di un'altra che presentava le cose dal punto di vista antagonista (quello di una squadra di avvocati penalisti, anziché di un procuratore) con un buon cast ed ottimamente realizzata come
Justice sia stata seccamente interrotta.
CSI è arrivato alla sua nona stagione,
CSI Miami alla settima, come anche
Senza Traccia,
Cold Case è giunto alla sua sesta serie e
CSI New York alla quinta. E per ora, per quanto ci possano essere state numerosi cambi di cast, non si parla apertamente di sospensioni e cancellazioni; anzi, il recente ingresso nel cast di
CSI di Laurence Fishburne fa pensare che la CBS sia tutt'altro che intenzionata a porre la parola fine sulle vicende del dipartimento della polizia scientifica di Las vegas.
Ben diverso, si diceva, fu il destino toccato a
Justice. Inizialmente la FOX aveva ordinato una prima stagione di 14 episodi, ma la produzione fu chiusa con il 13° che non venne nemmeno mandato in onda (furono trasmessi solo i primi 12). La struttura dei singoli episodi era molto simile a quella delle altre e più famose serie firmate Bruckheimer: un prologo iniziale che genera la cornice della vicenda della puntata, un crimine compiuto sul quale si deve scoprire la verità, un accusato che si rivolge alla squadra di avvocati, ed infine una rivelazione finale che mostra la verità allo spettatore.
Ma la differenza in questo caso consisteva nel fatto che non era uno dei protagonisti a scoprire la verità ed a narrarla dall'interno della vicenda, ma piuttosto si trattava di una rivelazione finale fatta allo spettatore indipendentemente dalle vicende narrate. La differenza tra i due modelli di storia consiste nel fatto che in uno vengono ritratti i desideri, nell'altro le paure o le insicurezze. Senza citare i nomi di maggior successo,
Close To Home poteva contare su un personaggio desiderabile: di fronte ad un'ingiustizia, chiunque vorrebbe avere al suo fianco un procuratore come Annabeth Chase, una donna forte, onesta e vincente, determinata a difendere ed affermare i diritti delle vittime contro tutto e contro tutti.
Di tutt'altro impatto la squadra di avvocati di
Justice: per quanto gli sceneggiatori abbiano fin da subito cercato di smussarne gli angoli attraverso la centralità della figura di Tom Nicholson (Kerr Smith) per rendere più "umana" la squadra, questa rimaneva comunque formata da un gruppo di persone interessate a guadagnare soldi e fama vincendo indipendentemente dall'innocenza o meno dei propri assistiti. Al contrario di Annabeth Chase, Ron Trott ed i suoi soci sono personaggi poco attraenti: dati i costi delle loro prestazioni, una vittima ingiustamente accusata non avrebbe nessuna garanzia di poterseli permettere (anzi...), e la vittima di un crimine non vorrebbe mai vederli alla difesa del colpevole in quanto farebbero di tutto per farlo assolvere, indipendentemente dalla realtà degli eventi.
Close To Home era la rappresentazione di una società in cui la verità trionfa sempre (o quasi) e la giustizia vince;
Justice invece era la rappresentazione di una società in cui vincono i più abili, cinici, furbi, e soprattutto i più ricchi. La differenza di questa serie, rispetto ad altre simili destinate a maggior successo come
The Practice (poi
Boston Public) o
Ally McBeal, cioé altri legal drama in cui i protagonisti cercano in ogni modo la vittoria, consiste proprio nell'inversione del rapporto tra coscienza e ricchezza.
In quasi tutti i legal drama aventi come protagonisti studi di avvocati, capita che lo studio si dia da fare per difendere criminali e colpevoli vari, ma l'ottica con cui vengono presentate queste azioni è quella di chi lo deve fare per vivere - e non raramente con conflitti di coscienza - e per permettere allo studio di dedicarsi alla sua missione principale: difendere gli innocenti. In
Justice tutto ciò viene a mancare: la difesa di innocenti pro bono praticamente non esiste, e se accade è qualcosa di più simile ad un capriccio estemporaneo che non ad una regola di vita.
Close To Home, come
Ally McBeal e molti altri di successo, sono la messa in scene dei desideri del pubblico di un mondo ideale,
Justice invece era la rappresentazione di una realtà in cui la giustizia non è legata alla verità ma è un concetto che muta a seconda delle possibilità economiche delle persone coinvolte: chi è più ricco può permettersi gli avvocati migliori ed avere maggiori possibilità di vincere, anche da colpevole.
Non sono le serie televisive ad influenzare il pubblico, ma è il pubblico a decretarne il successo o meno in base alla loro capacità di portare in scena i suoi desideri. Il messaggio sociale che è possibile ricavare dalla visione di una serie televisiva (molto spesso) non riguarda ciò che il media vuole nascondere al pubblico, ma piuttosto ciò che il pubblico desidera. Dal
Dr.House ai medici di
ER, dai vari
CSI alle oltre trenta serie complessive di episodi dei vari
Law And Order, le serie di maggior successo mettono in scena personaggi che il pubblico vorrebbe incontrare (il medico che cura indipendentemente da costi ed assicurazioni, l'avvocato idealista che difende gli innocenti da accuse ingiuste, il poliziotto che sacrifica la propria vita a risolvere casi ed impedire crimini, e così via). Evidentemente non rientra nell'ambito dei desideri del pubblico un pool di avvocati che difendono solo chi se lo può permettere anche quando palesemente colpevole.