31 luglio 2009

Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me

Immaginiamo che un funzionario sovrappeso del PD venga ricoverato d'urgenza in ospedale a causa di un arresto circolatorio, e che tutti i tentativi di evitarne il decesso risultino vani. Ora immaginiamo quanto apparirebbe ridicolo un giornale che titolasse un articolo con qualcosa come "Obesità killer: emergenza infarto nel PD".

Sarebbe ridicolo perché il fatto che un funzionario sovrappeso possa morire d'infarto non significa che tutti gli altri aderenti allo stesso partito corrano lo stesso rischio. E questo è il motivo per cui apparivano ridicole le dichiarazioni del candidato alla segreteria del PD Marino a proposito di Bianchini e della questione morale nel partito: il fatto che la persona su cui gravano gravi indizi di colpevolezza di stupri nella capitale fosse anche il coordinatore di un circolo del PD non significa in alcun modo che tutti i coordinatori o comunque una buona parte di essi sia composta da immorali criminali (anche perché, se così fosse, tanto varrebbe cambiare il nome del partito in Arkham Asylum).

Il ragionamento sembrerebbe elementare, e risulta difficile capire come si possa arrivare a simili conclusioni. Perlomeno fino a quando non si incontrano editoriali come quelli che il direttore de "Il Riformista" utilizza per spiegare ai lettori come la vittoria della medaglia d'oro di Alessia Filippi nei 1500 metri stile libero sia una buona notizia per il PD. Secondo lui, il fatto che una ragazza positiva come la campionessa sia iscritta ad un circolo del Partito Democratico è per il giornalista un importante segnale di come il partito abbia ancora un radicamento nel territorio, anche in una zona notoriamente non facile come Tor Bella Monaca. (Ed è inutile rilevare quanto ci sia di ovvio in tutto ciò: è chiaro che se un partito rappresenta la prima e principale forza d'opposizione, i suoi consensi dovranno provenire da ogni strato sociale.)

E' chiaro che l'adesione della Filippi ad un circolo del PD non è una buona notizia per il partito, come Bianchini non ne rappresentava la questione morale, e come un ipotetico morto per arresto cardiocircolatorio non ne rappresenterebbe il "rischio infarto".

Tuttavia, per quanto infondato possa essere tutto ciò su un piano razionale, nel momento in cui la classe dirigente e/o i giornalisti che la rappresentano decidono di creare un benché minimo collegamento diretto tra il partito e singoli esponenti della base (come la Filippi in questo caso) per sfruttarne l'immagine positiva, diventa più difficile ribadire la separazione tra i due elementi quando l'esponente della base ha un'immagine profondamente negativa (come nel caso di Bianchini).

21 luglio 2009

Bikini Girls with Machine Guns

Il premier con le escort! Il decreto intercettazioni! Il bavaglio all'informazione! Allarme democratico! Deriva istituzionale... c'è un regime!
"Come? C'è un regime?" viene spontaneo chiedersi.
"Sì" e riparte il mantra di cui sopra a giustificare quanto affermato, come se la ripetizione (quasi fosse un ritornello da cantare serenamente sotto la doccia) di un'affermazione potesse magicamente aumentarne il contenuto di verità.

Ma purtroppo per le Cassandre, le cose non stanno affatto così: anzi, in questo caso specifico ogni ripetizione decrementa l'ipotetico valore di verità di quanto affermato. E questo per un semplice motivo che risulta banalmente ovvio a chiunque si sia anche solo lontanamente interessato a quali siano i meccanismi che regolano il funzionamento di un regime. E per quanto riguarda i mezzi d'informazione, o più genericamene qualsiasi comunicazione in (o comunque diretta ad un) pubblico, la cosa che bisogna tenere sempre presente è che:

In un regime non è assolutamente consentito denunciare pubblicamente il regime stesso.

Dalla Spagna di Franco, alla Germania hitleriana, dai regimi del sudest asiatico a quelli sudamericani o mediorientali ed altri ancora, chiunque abbia provato (o provi ancora oggi, nei regimi ancora in vigore) ad utilizzare un mezzo mediatico per denunciare pubblicamente il controllo vigente dell'informazione (attraverso, stampa, televisioni, radio, volantini, etc.) è stato, nella migliore delle ipotesi, incarcerato - quando non deportato, ucciso o desaparecido. (Ed oggi non sono rare le notizie di retate di blogger nei paesi dove la libertà di espressione manca veramente.) Chi trasgredisce la regola (scritta o meno) che vieta di denunciare pubblicamente il regime stesso, lo fa al prezzo di gravi conseguenze.

Il che porta all'unica conclusione logica possibile: se si può dichiarare pubblicamente di vivere sotto il controllo di un regime senza pagarne le conseguenze sul piano dell'incolumità fisica o della libertà personale vuol dire che non si sta vivendo all'interno di un regime. Chiunque possa dichiarare pubblicamente di vivere in un regime senza pagarne care le conseguenze, mente necessariamente: il contenuto di una denuncia pubblica che dichiara la mancanza di libertà viene annullato dall'atto stesso della libera denuncia pubblica.

Coloro che da anni si lanciano come pitbull da combattimento sulle campagne riguardanti derive democratiche e regimi più o meno solidi, mentono deliberatamente: lo dimostrano la loro consolidata notorietà, la possibilità di scrivere articoli ed editoriali, di parlare nelle trasmissioni televisive, di guadagnare grazie a libri, DVD e spettacoli vari. Ma soprattutto lo dimostrano il loro essere ancora vivi, integri e senza lividi, o comunque fuori da un carcere.

14 luglio 2009

Bang Your Head

Come da programma, l'inizio dei concerti è alle 17.30. A parte qualche nuvolone passeggero, il tempo è più che clemente e permetterà una piena riuscita di questa edizione (che Trevor sottolinea essere la prima) del Metal Valley Open Air: oltre sette ore di musica metal in cui, al di là delle diverse sfumature delle proposte e dei diversi gusti delle persone presenti, tutti coloro che si sono avvicendati sul palco hanno offerto prestazioni più che apprezzabili.

Aprono le danze i milanesi Kadavar, a cui tocca la responsabilità di affrontare i primi giunti sul posto. E lo fanno con una proposta a base di death metal veloce e tagliente, la classica formula tipica di gruppi come Deicide, Behemoth, Kataklysm e molteplici altri. Musicalmente l'offerta del gruppo risulta ancora acerba, ma il tutto viene ampiamente compensato dalla voglia di fare e di suonare che trasuda l'esibizione dei quattro giovanissimi, ed il compito di aprire la pista ad un cartellone di tutto rispetto viene svolto in modo convincente.

E' ancora pieno pomeriggio, ed il sole è ancora forte. I primi, comunque non esigui, avventori si aggirano per l'area Expo di Rossiglione, apparentemente più interessati a banchetti con magliette e CD da una parte, e cibo dall'altra, quando arriva il turno dei Bad Bones. Per quanto dotati di una proposta musicale visibilmente più rodata e strutturata rispetto a chi li ha preceduti, la sfida che si trovano ad affrontare consiste proprio nell'essere alfieri di suoni profondamente difformi rispetto al resto del cartellone: infatti, mentre tutti gli altri gruppi si collocano in diverse aree del metal estremo, i Bad Bones offrono un hard rock'n'roll sanguigno, collocandosi in quella zona musicale che spazia dai Motorhead ai Nashville Pussy, con tutto quello che ci sta in mezzo. Il pubblico apprezza, ed il gruppo ripagherà gli spettatori chiudendo un set piacevole ed avvincente con una cover di “Ace of Spades” dei Motorhead.

Il palco viene quindi lasciato ai genovesi Ritual of Rebirth, che confermano ancora una volta quanto già mostrato nelle precedenti esibizioni. Un susseguirsi di brani death moderni ed articolati: accelerazioni furiose vengono spezzate da passaggi tecnici ed intermezzi complessi ed articolati, non senza più di un'apertura verso la melodia. Growling, parti vocali pulite ed intermezzi corali, il loro è un death metal tecnico che però non sembra disdegnare più di un cenno al metalcore, al fine di offrire un maggiore impatto ad una proposta che altrimenti potrebbe correre più di un rischio di risultare tanto fredda quanto elaborata. E la bontà del risultato raggiunto si misura nell'attenzione e nell'apprezzamento del pubblico.

Arriva quindi il turno dei Coram Lethe, che senza nulla togliere a chi li ha preceduti, dimostrano che l'organizzazione ha pienamente centrato l'obiettivo nel collocarli a chiusura della rassegna dei gruppi emergenti, come opener per i nomi di maggiore richiamo. Malgrado il panorama musicale internazionale contemporaneo abbia dimostrato con i fatti che anche una donna possa essere la voce di un gruppo metal estremo (dai più che affermati Arch Enemy alle esordienti Gallhammer, gli esempi si sprecano), una certa perplessità sembra attraversare il pubblico ogni volta che un'esponente del gentil sesso si cimenta con il microfono nell'ambito del metal estremo, e questa volta non sembra costituire un'eccezione. Ma si tratta di dubbi che non trovano ragion d'essere in quello che è stato il set offerto dal gruppo toscano. Un death metal pesante e veloce in cui la complessità sonora viene completamente messa al servizio dell'impatto delle composizioni; il gruppo procede compatto e la vocalist si muove sul palco con disinvoltura, alternando con naturalezza screaming e growling in modo tutt'altro che ingenuo.

E' quindi il turno dei Dark Lunacy, che sulle note di “Aurora” aprono un'esibizione che si rivelerà la più emotivamente coinvolgente della giornata (ovviamente più per meriti loro, che non per demeriti altrui). Il loro è stato un set la cui resa finale è stata guastata da qualche problema tecnico, ma gli emiliani hanno onorato al massimo il palco che li stava ospitando. Con una scaletta che ha privilegiato soprattutto “The Diarist”, ma senza trascurare anche aperture a tracce provenienti dai due lavori precedenti, i Dark Lunacy hanno concretizzato sul palco l'ottima resa delle loro composizioni in studio: un death metal melodico in cui una cura minimale dei particolari è palesemente concepita per esaltare sempre i brani nella loro interezza piuttosto che le singole individualità dei componenti. E come valore aggiunto, dal vivo come su disco, l'uso di cori dell'Armata Rossa e di campionamenti vari agisce in modo decisivo nell'incrementare la potenza e l'intensità emotiva dei brani, ponendosi ormai come un loro tratto distintivo. Un set che vola via veloce di fronte ad un gruppo che conferma con i fatti i consensi crescenti che sta ottenendo sia in Italia che all'estero, grazie ai lavori in studio come alle esibizioni dal vivo.

Sono all'incirca le nove di sera, e le luci del giorno cominciano ad essere agli sgoccioli quando ci si avvicina alla zona calda della serata con l'accompagnamento dei Necrodeath. Già il nome richiama alla mente oltre vent'anni di onorata carriera in ambito thrash metal ed affini. Il loro è un set intenso e pesante, un assalto sonoro a base di riff pesanti e ritmiche senza respiro: è il suono del thrash metal anni '80 che nel terzo millennio riesce a definirsi uno spazio senza rassegnarsi a presentarsi come un clone di sé stesso. Per quasi un'ora, mantengono il controllo della scena offrendo al pubblico un ampio sguardo sul loro repertorio fino alla parentesi finale: la cover di “Sodomy and Lust” dei Sodom, un brano che suona come allo stesso tempo come una dichiarazione d'intenti ed un tributo ad un gruppo storico del thrash metal, un'esplicita dichiarazione di come e quanto il passato e certe influenze lavorino ancora sullo sfondo della loro musica.

E' quindi buio quando sul palco salgono i Rotting Christ. Se dal canto loro i Dark Lunacy possono vantare l'esibizione più coivolgente su un piano emotivo ed intellettuale, i quattro greci guidati dai fratelli Tolis offrono il set più intenso e coinvolgente dell'intera giornata. Come molti altri gruppi provenienti dalla scena black metal, sono stati in grado di modificare il proprio suono nel corso degli anni fino ad arrivare ad esprimere in “Theogonia”, il loro ultimo lavoro in studio, uno dei momenti migliori della loro carriera. E che questo sia un dato di cui siano convinti anche loro è dimostrato sia dalla scelta della scaletta, che complessivamente è dominata da questo album, sia dalla ricezione del pubblico. L'apertura è affidata alle stesse due tracce che aprono l'album (“The Sign of Prime Creation” e “Keravnos Kivernitos “) e prosegue fino a trovare in “Enuma Elish”, con i suoi cori ad accompagnare ritmiche massicce ed ipnotici intrecci di melodie, uno dei suoi momenti migliori. Anche per loro si tratta di circa vent'anni di carriera, e la sicurezza che esibiscono sul palco è disarmante: Sakis Tolis con in braccio la sua chitarra è un frontman rodato e sicuro di sé, ed il gruppo che lo appoggia viaggia con scioltezza e senza esitazioni attraverso un set in cui la potenza del suono e la varietà delle trame si equilibrano a vicenda con estrema naturalezza. Quando si abbasseranno le luci a siglare la fine della loro esibizione, l'unica cosa che interviene a mitigare presso il pubblico la voglia di sentirli ancora suonare è l'attesa per gli headliner.

Ed infatti, dopo una breve pausa, con il pubblico che scalpita e dopo un intro a luci basse che scalda ancora di più l'atmosfera, gli Entombed invadono la scena. E' un muro sonoro potente e compresso quello che esce dalle casse per andare ad abbattersi su un pubblico che li ha attesi a lungo e che sembra intuire subito che non andrà incontro a delusioni. Il repertorio che i quattro svedesi offrono al loro pubblico è selezionato tra quanto di meglio hanno pubblicato nell'arco della loro lunga carriera. In mezzo trovano spazio tanto brani tratti da “Morning Star” come “Chief Rebel Angel” e “I for an Eye”, quanto le massicce versioni di “Crawl” e “Stranger Aeons” tratte da “Clandestine” e rilette alla luce delle sonorità death rock che hanno caratterizzato le loro produzioni più recenti; e nella grandine di note e suoni che ricopre gli astanti non mancano i classici come “Wolverine Blues” e “Left Hand Path” o la cover di “Night of the Vampire” di Roky Erickson (pubblicata nella doppia raccolta di cover “Sons of Satan Praise the Lord”). La mezzanotte è passata da circa mezz'ora quando Lars Petrov annuncia l'ultimo pezzo: è il primo ad essere introdotto come tale ma non sarà l'ultimo. Di fronte ad un pubblico che non ha alcuna intenzione di lasciare che il festival si chiuda, gli Entombed offriranno un'altra mezz'ora di concerto fino ad arrivare al limite dell'una di notte. Quando sul palco si alzano le luci per lasciare spazio alla musica di sottofondo, si conclude tra la soddisfazione di un pubblico esausto la prima edizione di un bel festival metal, una giornata di musica che deve la propria ottima riuscita a tutti gruppi che si sono alternati sul palco, agli stand ed al pubblico presente, ma soprattutto ad un'organizzazione che ha voluto, ideato e realizzato un simile evento.

09 luglio 2009

Loser

Il primo articolo della Costituzione Italiana recita:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Invece la pagina pubblicitaria che il Leader Unico dell'IdV ha comprato sul Herald Tribune si chiude con:
Faccio appello alla comunità internazionale perchè faccia circolare queste informazioni ed eserciti la pressione necessaria per assicurare i principi di libertà democratica e di indipendenza della Consulta, così da scongiurare che la nostra democrazia in Italia venga trasformata in una dittatura di fatto.

E così, tutti coloro che pensavano di avere davanti un fascista in pectore sono stati parzialmente smentiti: si delinea un profilo decisamente più simile a quello di un emulo del maresciallo Petain.

08 luglio 2009

Piece of Me

Come ampiamente previsto, alla vigilia del G8 è arrivato puntuale l'attacco da parte della Stampa Inglese. Con il caso "noemi" che si è sgonfiato per evidente inconsistenza e quello barese che ha svoltato in direzioni ben più compromettenti per la controparte politica (l'azzeramento di una giunta non è qualcosa che si stabilisce tra uno stuzzichino e l'altro durante un aperitivo), e soprattutto in assenza di fotografie che riprendessero nuovi cazzi e puppe al vento all'interno di una dimora privata del premier, cioé in pratica in assenza di qualcosa che stuzzicasse i pruriti del pubblico affamato di gossip. Ecco arrivare dalle terre di Albione, una notizia talmente stupida che non sembrava nemmeno il caso di prenderla in considerazione: l'Italia andrebbe sbattuta fuori dal G8 perché la sua regia dell'evento sarebbe scarsa ed approssimativa. Ovviamente, si tratta semplicemente di una fesseria: chiunque abbia un minimo di buon senso sa che le agende politiche non si improvvisano, e soprattutto non si delegano mai ad una sola parte. Ad esempio, negli scorsi giorni Obama ha incontrato prima Medvedev e poi Putin, arrivando a siglare l'accordo sulla riduzione delle testate nucleari: ora, c'è qualcuno che riesce a credere veramente che l'accordo firmato sia stata la conclusione di un paio d'ore d'incontro? Gli accordi su cui i rappresentanti dei due paesi hanno apposto le loro firme era il frutto di lunghe trattative tra le diplomazie dei due paesi, con tanto di veti incrociati, contrattazioni e revisioni. E lo stesso avviene in qualsiasi summit, a meno che qualcuno non voglia credere che ogni volta che c'è un G8, i massimi rappresentanti di 7 paesi aspettino di arrivare ad incontrare l'ottavo per sapere di cosa si parlerà: quindi di volta in volta, di calcio, di cricket, di baguette, di wurstel e crauti, e così via... a seconda di cosa passa per la testa di chi ospita l'incontro.

Dato che la notizia è di per sé piuttosto sciocca ed indegna di essere presa seriamente in considerazione, vale però la pena di fare un paio di veloci riflessioni su quest'ennesima bufala made in UK. La prima cosa da notare è che la richiesta di espulsione dal G8 non sarebbe da imputare a ragioni di natura strutturale o economica, ma per una presunta disorganizzazione nell'addobbare il salotto in attesa dell'arrivo degli ospiti per il te' delle cinque. Non si tratta di chiedere l'espulsione dal G8 dei paesi che con le loro economie avventurose sono all'origine dell'attuale crisi finanziaria mondiale, perché così facendo il Regno di Sua Maestà dovrebbe essere uno dei primi a staccare un biglietto di partenza. Allora ecco imbastito un articolo sul nulla che non riflette nemmeno che se, per assurdo, fosse l'ospite italiano a stabilire unilateralmente l'agenda dell'incontro, vorrebbe dire che lo stesso primo ministro inglese si sta dirigendo all'incontro de L'Aquila senza sapere se si parlerà di economia, di assetti geopolitici o dei prossimi campionati di calcio. Che poi l'Italia debba essere scalzata dalla Spagna in quanto questa avrebbe un redditto pro capite superiore, è qualcosa che fa ridere anche e più della precedente: a parte l'opinabilità del dato, va anche detto i parametri che hanno stabilito quali paesi dovessero farne parte erano decisamente più complessi di un banale "quanti soldini hanno mediamente in tasca i cittadini". Se il criterio fosse stato questo, allora forse sarebbe stato opportuno prendere in considerazione anche il Principato di Montecarlo come paese degno del G8; e soprattutto, stando a quanto scriveva l'Economist qualche mese fa, dato che il reddito pro capite italiano, in virtù del crollo della sterlina nei confronti dell'euro, ha superato quello inglese, viene da sé che se il criterio è il reddito pro capite, prima ancora dell'Italia, dal G8 dovrebbe uscire la patria del Guardian stesso.

Vale la pena di ricordare la posizione di Robespierre nei confronti della guerra (che, con tutte le differenze del caso, sarà rispecchiata dai leninisti in aperto contrasto con le derive trotzkiste): il padre della Rivoluzione Francese si schierava apertamente ed esplicitamente contro la guerra in quanto è proprio durante il conflitto contro un nemico proveniente dall'esterno che un qualsiasi popolo tende a trascurare i propri bisogni ed i propri diritti per concentrare la propria attenzione verso ciò che accade all'estero. Ma non solo, è soprattutto durante la guerra che le contrapposizioni interne tendono a passare in secondo piano, ed i dominati sono maggiormente disposti a difendere gli interessi dei dominanti in ragione di un pericolo proveniente da fuori: la guerra, con la sua capacità di mediare i conflitti interni in favore di un comune nemico estero, rappresenta pertanto un nemico della Rivoluzione. Che ci sia un asse Murdoch-De Benedetti contro l'attuale presidente del Consiglio italiano sembrerebbe un dato di fatto (basti vedere che i rapporti tra i due gruppi sono regolati anche da accordi di collaborazione economica: ad esempio i canali radio-televisivi del Gruppo Espresso trovano spazio sulla piattaforma satellitare di Sky), ma che tutta la stampa delle terre di Albione sia animata da astio personale nei confronti del premier italiano (come da lui sostenuto) è qualcosa che strappa ben più di una risata. Più verosimile risulta notare come l'enorme spazio dedicato a denigrare il governo italiano (guerra) sia tutto spazio sottratto a notare come l'Italia non abbia avuto (finora) la necessità di nazionalizzare banche sull'orlo del crac finanziario, come l'Italia si ritrovi ad avere un reddito pro capite superiore a quello made in UK, e così via. Sollazzando l'ego dei propri lettori, i quotidiani inglesi hanno gioco facile nell'elogiarne il grandeur morale di fronte a casi inconsistenti mentre gli artefici di economie finanziarie piratesche si godono in tranquillità i loro bottini: le vittime del disastro economico si alleano ai loro carnefici nel criticare qualcosa al di fuori dei propri confini, trascurando quelle che avrebbero potuto (ed in qualche caso dovuto) essere ragioni di conflitto interno. E se si tiene conto del fatto che buona parte del conflitto mediatico si è svolto (e si svolge) sul terreno del gossip - che è una forma di comunicazione reazionaria per definizione - la conclusione cui si arriva abbastanza facilmente è che quella dei giornali inglesi contro l'Italia è una guerra di reazione volta a distogliere l'attenzione dei propri lettori da eventuali desideri "rivoluzionari".

(Note a margine:
- in altri tempi, ed in altre situazioni, quando un appartenente di un paese decideva, in nome di propri particolari interessi, di schierarsi con gli interessi di nazioni straniere in aperto contrasto con quelle del proprio, veniva etichettato come "traditore" e "collaborazionista";
- è sempre interessante notare come arrivino richieste di dimissioni per storie private di nessuna rilevanza giuridica, mentre la posizione di chi ha mentito sulle armi di distruzioni di massa in Iraq non viene minimamente messa in discussione;
- in tema di doppiopesismo, è poi altrettanto interessante ricordare come sembrerebbe esserci un gravissimo conflitto d'interessi in Italia per via di un premier magnate dell'editoria, mentre non ha destato altrettanto scandalo un Presidente appartenente ad una dinastia di magnati del petrolio che occupa militarmente e rovescia con la forza i governi di Paesi mediorientali ricchi di oro nero;
- ed infine la novità degli ultimi giorni: un altro motivo per mettere in discussione la posizione dell'Italia nei G8 sarebbero gli scarsi fondi destinati ai paesi poveri... invece, con un mirabolante esempio di doppiopesismo, la posizione di quelle economie - angloamericane in primis - che con l'uso spregiudicato di strumenti finanziari, a partire dal FMI, hanno distrutto intere economie del Terzo Mondo non viene minimamente criticata. Brutalizzando, l'Italia viene accusata di non versare abbastanza fondi nei pozzi che poi vengono prosciugati dagli speculatori finanziari.)

03 luglio 2009

Heatseeker

Rispetto all'ultimo post sull'argomento, nel mondo del wrestling sono cambiate alcune cose... ma praticamente tutte nella TNA. Purtroppo sulla WWE c'è ben poco da dire: continua con la sua formula stanca che vede coinvolti ad alto livello praticamente sempre gli stessi protagonisti. Randy Orton e la sua Legacy contro Batista, poi Randy Orton contro Triple H, e così via, riuscendo comunque talvolta a stupire il pubblico con autentiche perle quali ad esempio un ossimoro da antologia come un Last Standing Man Match per il titolo che si conclude... senza un Last Man Standing. Va avanti il feud tra John Cena e Big Show (in cui ogni tanto si infila The Miz) e il livello dello spettacolo è simile a quello di un Playmobil gonfiato di steroidi che si scontra con un frigorifero side by side. La conquista del titolo ECW a Extreme Rules da parte di Tommy Dreamer era annunciata da mesi. Il titolo di coppia, che si trovava nelle mani di quello che forse è l'unico tag team della federazione - The Colons - è passato nelle mani della coppia improvvisata Edge e Chris Jericho. Se poi si affronta il settore femminile, il risultato è anche peggiore, con il titolo di Miss Wrestlemania che passa da un uomo a Vickie Guerrero, con tanto di rematch nel fango. E come se tutto questo non bastasse, ecco presentarsi in sede di Raw l'ennesima parentesi che vede protagonisti Vince McMahon e Donald Trump. Storie ripetitive, stipulazioni mal sfruttate ed incontri quasi sempre distanti dalle attese generate da dichiarazioni roboanti... il pubblico delle arene sembra comunque gradire molto, da questo lato dello schermo invece l'entusiasmo è decisamente più contenuto.

Decisamente di tutt'altro tenore quanto offerto dalla TNA. Se potevano rimanere dubbi sul fatto che la spettacolarità di LockDown fosse dovuta alle stipulazioni degli incontri, i successivi Sacrifice e Slammiversary, cancellano qualsiasi incertezza. In primo luogo, a livello di storyline, i vari feud sono decisamente mobili, e le alleanze - se si escludono alcune che resistono solidamente, come quella tra Christopher Daniels e AJ Styles - sono sottoposte a frequenti revisioni ed intrecci. Kurt Angle vince il King of the Mountain match a Slammiversary ed il titolo TNA con il concorso di un imprevedibile turn heel che vede Samoa Joe rivelarsi come membro della Main Event Mafia. E non solo: il suo ingresso vede anche la fuoriuscita di Sting dalla stable e l'ingresso di Matt Morgan che, dopo il più che dimenticabile feud con Abyss, sembra finalmente trovare uno spazio ed un ruolo adatto alla sua gimmick.

Come previsto, la separazione delle vicende di Matt Morgan da quelle di Abyss, e l'apparizione del Dr. Stevie (Richards), hanno generato una storyline hardcore. Ovviamente senza spingersi ai confini verso spettacoli in stile CZW, la TNA sembra intenzionata a consolidare all'interno dei suoi show e pay per view lo spazio da dedicare al wrestling hardcore: un'intenzione che, a partire dalla lunga militanza di Abyss, sembra trovare conferma nel successivo arrivo di Mick Foley e Stevie Richards, che si consolida nel ritorno di un altro ex-ECW (originale) quale Raven, e che si concretizza in Monster's Balls Tag Team Match misto con Abyss affiancato da Taylor Wilde affrontare Raven e Daffney dove le due ragazze non stanno a fare da contorno e non esitano ad utilizzare tavoli e puntine per rubare la scena ai colleghi uomini.

E che nella TNA il roster femminile non sia formato di pin up zompettanti sul ring tra una copertina di Playboy e l'altra, oltre che nel livello degli incontri, già più che rispettabili, trova conferma nelle nuove acquisizioni: infatti a breve avverrà l'esordio ufficiale in una puntata di Impact di Sarah Stocks. Un esordio che si affianca a quello già avvenuto con il passaggio alla federazione di Jeff Jarrett da parte di Victoria (qui con il nome di "Tara") che finalmente può tornare ad esibirsi in incontri in grado di rendere giustizia alla sua bravura. E per quanto l'incontro per il titolo tra lei e Angelina Love si sia rivelato piuttosto al di sotto di quello che entrambe possono offrire, è sempre molto di più del ruolo di jobber entro cui era stata relegata nella WWE.