Una delle cose di cui piano piano ci si rende conto frequentando per molto tempo il mezzo internet, è di quanto questo influisca nel rendere possibili, attraverso un'alterazione delle scale di giudizio, scambi che in altri contesti, o attraverso altri mezzi, non sarebbero tollerati, o lo sarebbero molto a fatica. Tutto ciò spesso si nasconde dietro l'alibi fasullo della "libertà di espressione", l'idea che chiunque non solo abbia il diritto di dire quello che vuole, ma anche di imporla agli altri.
Data la sua vastità, internet fornisce a chiunque la possibilità di accedere ad uno spazio, magari anche gratuito (come quello su cui è ospitato questo blog), dal quale pontificare e diffondere le teorie più bislacche (complottisti vari, seguaci di strani culti, etc.) come anche le teorie più disparate. Se si escludono i contenuti che possono violare il codice penale, chiunque può accedere ad uno spazio e così usufruire della sua "libertà di espressione". Ma a molti questo sembra non bastare, perché non solo pretendono di esprimere il loro pensiero, ma pretendono di farlo anche nei loro termini ovunque vadano: più che nello scrivere contenuti, il loro obiettivo si concretizza nella volontà di obbligare altri a leggere, nella speranza che qualcuno risponda per aver occasione di ripetere il proprio pensiero ancora e ancora e ancora, spesso utilizzando tecniche retoriche estremamente triviali come "l'uomo di paglia", le accuse di imprecisione e di buchi nei discorsi senza mai precisare a cosa si stia facendo riferimento, le giustificazioni mediante non meglio precisate differenze, e così via.
Leggere quanto scrivono persone simili è un'inutile perdita di tempo, seconda solo allo spreco di tempo ed energie che si spendono nel tentare di discutere con loro. Tentare di comunicare per far loro comprendere eventuali errori ed inesattezze, o comunque avviare una comunicazione sulla base di quelli che sembrano essere tali, è qualcosa di dannoso, oltre che inutile. E questo è il motivo della presenza del disclaimer qua a fianco: evitare che simili vampiri possano piantare i loro denti ingordi, avviando discussioni infinite al solo scopo di fare propaganda delle loro idee.
Come è legittimo che sia, ognuno a casa propria decide di fare entrare chi gli pare: il suonare il campanello non garantisce il dovere da parte di chi apre la porta di stare a sentire cosa ha da dire l'avventore, e tantomeno fornisce a questo il diritto di essere ascoltato. E lo stesso vale per ogni padrone di spazi virtuali. Ma il vero problema si pone quando si va a casa di altri, quando per politiche di ospitalità differenti ci si trova in presenza di persone sgradite. Come, ad esempio, nel caso dei forum. Una soluzione è evitare di frequentare ulteriormente tale luogo, per evitare incontri sgraditi, ma questo comporterebbe anche la rinuncia di ciò che di buono o piacevole lo spazio in questione ha da offrire. Sarebbe un po' come rinunciare ad andare al cinema solo perché all'esterno ci sono figure moleste che chiedono firme o contributi.
Ecco allora apparire l'unica soluzione possibile, la più ovvia: ignorare simili soggetti. Infatti, il fatto che simili soggetti utilizzino una lingua conosciuta, e magari ne rispettino anche le forme grammaticali, serve solo ad alimentare l'illusione dello scambio dialogico. Ed il termine "illusione" non è casuale, in quanto il fatto che l'interlocutore sia programmato per dare certe risposte in modo ciclico o periodico lo trasforma in qualcosa di molto simile a quelle bambole per bambine che, a fronte di particolari stimoli o programmazioni, reagiscono emettendo frasi ("Ti voglio bene, mamma!", "Ho fame.", "Ho sonno", etc.). Lo scopo di tale bambole non è fornire un'esperienza di maternità alle bambine che ci giocano, ma una limitata simulazione della stessa. Allo stesso modo, l'interlocutore meccanico che si affaccia su forum e message board non offre un'esperienza di dialogo, ma solo un illusoria simulazione. Provare a dialogare con soggetti simili è come provare a farlo con le bamboli parlanti, e cercare di convincerli di qualcosa che non rientra nella loro visuale è come provare a spiegare l'idealismo ad un burattino. Rimane sullo sfondo la tentazione di controbattere alle castronerie che si possono leggere, ma una volta compresa la natura illusoria di simili scambi si capisce che sarebbe come cercare di spiegare alla bambola programmata per dire "Fa freddo!" che non è vero che ad Agosto, con una temperatura che arriva a sfiorare i 40°, fa freddo.
La vita è come una scatola di cioccolatini
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Una delle frasi rese celebri dal film di Robert Zemeckis Forrest Gump è
“stupido è chi lo stupido fa”, un’affermazione cioè che nella sua
immediatezza sott...