Si sente spesso parlare de "i danni del berlusconismo", come se questi costituissero una strana malattia che, magari alla stregua di una setta o di un culto particolare, manipolasse le menti di alcune persone (ed inspiegabilmente non di altre) al fine di trasformare semplici ed innocui cittadini in zombie elettorali (video)comandati. Si tratta di una teoria infondata in quanto non spiega né come sia possibile che solo alcuni siano soggetti a tali poteri ipnotici ed altri no (o, meglio, viene fornita una spiegazione - cioé quella secondo cui coloro che sono soggetti a simili influenze sono ignoranti e deboli di mente, e soprattutto sono sempre gli "altri" - ma questa non trova fondamenti plausibili al di fuori del narcisismo pseudoantropologico di chi la enuncia), né come sia possibile che programmi televisivi che, ad esempio, parlano di "uomini e donne" (quindi nulla che abbia qualcosa in comune con propaganda ideologica) possano trasformarsi nella mente dello spettatore in un oscure forme di condizionamento subliminale.
In questo scenario a base di immotivate pretese sociologiche, ovviamente non viene nemmeno spiegato come sia possibile definire come "cultura berlusconiana" qualcosa che in realtà pervade, in varie forme e maniere, la vita di molteplici paesi occidentali. Ad esempio, al di là dell'eccellente impostazione tecnica su un piano espressamente retorico e propagandistico, un film come
Videocracy non considera né che la maggior parte dei reality show è di provenienza estera (come anche, alla base, il concetto di "reality show" come spettacolo televisivo), né tantomeno che l'esibizione di corpi femminili con quantità molto ridotte di stoffa indosso non è una prerogativa esclusiva delle veline italiane (una tesi, questa, sostenibile a patto di non aver mai visto, ad esempio, un video di Sean Paul, o delle Pussycat Dolls, o in generale buona parte della produzione hip hop made in USA, o una puntata "hot" del Jerry Springer Show, o molto altro).
Ma se il berlusconismo "televisivo" non è molto altro di più rispetto ad un'importazione di standard mediatici internazionali, un differente discorso va fatto sul piano politico, dove i suoi effetti si sentono a destra, come soprattutto a sinistra. Come Leader della destra il suo effetto principale è stato di modificare il rapporto tra il capo del Governo ed il suo elettorato, instaurando non solo relazioni politiche, ma intrecciando il suo ruolo di governo con la sua figura personale (non a caso, molti circoli del PdL sono dedicati a lui in quanto persona - con tanto di suo nome di battesimo nel nome del circolo stesso - più che al partito politico di cui egli è capo). In tal senso, il legame che ha instaurato con i suoi elettori è tale che ogni attacco alla sua persona viene vissuto da questii come un attacco a chi lo supporta, ed il suo destino personale viene vissuto da parte del suo seguito come un destino collettivo. Non si presenta semplicemente come leader politico e imprenditore, ma come padre, zio o amico, col fine di godere di quel tipo di fiducia che solitamente si offre ad un familiare. Come uno di famiglia riesce a farsi perdonare comportamenti non corretti od egoistici in virtù del fatto che comunque interviene per fare cose gradite al suo elettorato. Non si tratta di mera propaganda, ma di un esplicito
do ut des: l'elettorato di destra accetta che il capo del governo legiferi pro domo sua a patto che faccia qualcosa di buono anche per loro (si disinteressa dello scudo fiscale a patto che sia stata tolta l'ICI, non si cura delle accuse contro il capo del governo a patto che siano stati detassati gli straordinari, e così via).
Si tratta in pratica di un rapporto tale per cui, pur essendo uno straricco oligopolista, riesce a raccogliere consensi anche in fasce basse della popolazione (proprio quelle stesse che magari criticano questa o quella figura dell'opposizione perché possiede una barca o perché indossa maglioncini di cashmere), anche perché a temi quali quelli della "sicurezza" sono maggiormente sensibili gli abitanti di zone popolari, piuttosto che non coloro che vivono in zone benestanti. Su un piano più blandamente politico, invece, invocando in continuazione la caduta del Muro di Berlino, come se all'abbattimento di questo fosse corrisposta anche una profonda modifica dei divari tra classi in Italia, il movimento di partiti che è approdato nell'attuale maggioranza ha avuto gioco facile nel proporsi come coalizione trasversale in grado di rappresentare le istanze di tutti. Ed in questo è stata aiutata non poco da una "sinistra" più impegnata a reinventarsi come "moderna" o addirittura "liberista" piuttosto che a ripensare e a rivedere in chiave attuale i propri fondamenti ideologici.
Ma è a sinistra che i danni del cosiddetto "berlusconismo" si sentono e sono più profondi (il che, trattandosi di avversari politici, non può essere considerato altrimenti che un successo delle destre). Ed anche qui, con buona pace degli intellettuali sostenitori della "televisione cattiva maestra", i danni ben poco hanno a che fare con veline, calciatori o reality show in generale. Si tratta di una degenerazione profonda in cui si mescolano intimamente dialettica, istanze politiche e linguaggio, sfociando in una sorta di perdita dell'identità che si manifesta attraverso l'esibizione di molteplici di quelle caratteristiche che vengono radicalmente e profondamente criticate nell'Avversario. L'imbarbarimento del linguaggio si configura come una conseguenza dell'incapacità dialettica di ragionare trascendendo l'avversario in quanto persona, la quale a sua volta è sia causa che conseguenza di una povertà di contenuti ed istanze politiche che non raramente trovano sfogo in un imbarbarimento del linguaggio, e così via. In un circolo vizioso isterico in cui tutti i tentativi di fuoriuscirne, soprattutto se da parte di forme di dissenso interno, vengono criticati alla stregua di tradimenti o desideri di "servitù" mal dissimulati.
Che l'attuale premier legiferi anche pro domo sua è una premessa ormai talmente scontata da essere considerabile come implicitamente ovvia in qualsiasi discussione sfiori l'argomento. Ciò non vuol dire che non accada anche qualcosa di simile quando il potere finisce nelle mani dei suoi avversari. A meno che non si voglia credere che i gruppi editoriali, industriali ed economici in generale che appoggiano l'attuale opposizione siano spinti esclusivamente da spirito umanitario ed amor di patria. In fin dei conti, molti dei provvedimenti "speciali" presi da diversi governi in passato per "aiutare" alcune particolari aziende con finanziamenti vari cosa erano se non provvedimenti "ad personam"? E a partire da simili premesse, l'elettore del PdL non considera una novità scandalosa che un governo aiuti un particolare soggetto economico: che si tratti della FIAT, delle Cooperative o di Mediaset, non si tratta di valutare chi guadagna da cosa durante una legislatura, ma quali vantaggi possono venire anche al semplice elettore.
L'elemento del legiferare a proprio vantaggio da parte del premier è diventato un punto centrale dell'approccio della "sinistra" alla politica in modo ineludibile (per non dire a livelli ossessivo-compulsivi). La centralità della figura del premier è tale in buona parte dell'elettorato di sinistra da averli resi quasi incapaci di affrontare una qualsiasi tematica politica senza finire ad invocare la figura della Nemesi: il Grande Satana di Arcore. Risulta estremamente arduo (se non a volte addirittura quasi impossibile) intavolare una discussione su un qualsiasi provvedimento dell'attuale governo senza che il tutto si trasformi in una discussione pro o contro il premier: e come se il bene della società fosse collegato al male della Nemesi e viceversa, i giudizi vengono emessi valutando se il decreto o la legge di volta in volta in discussione possa rivelarsi di beneficio al premier (e come se in base a qualche oscura legge dialettica, un beneficio per questo dovesse comportare necessariamente dei danni alla collettività). Gli effetti devastanti di questa menomazione dialettica si possono osservare quotidianamente nell'incapacità di discutere di un qualsiasi argomento senza finire col discurre di qualcos'altro (ad esempio, al di là delle singole valutazioni in merito, le discussioni su un provvedimento come il Lodo Alfano avrebbero dovuto riguardare la necessità o meno di proteggere alcune figure strategiche dello Stato da possibili azioni da parte di un altro potere; ed invece, quasi inevitabilmente il centro della discussione veniva occupato dai procedimenti giudiziari a carico del premier). Ma esempi ancora più devastanti si sono avuti durante la precedente legislatura, in cui provvedimenti contrari a quanto urlato per anni nelle piazze sono stati votati in parlamento (come il rifinanziamento delle missioni militari all'estero) da quelli stessi che marciavano alle manifestazioni, e tutto questo per far sì che non si aprisse una crisi che potesse portare al ritorno al governo della Nemesi.
L'altra faccia della medaglia costituita dall'incapacità di ragionare in termini politici che prescindano la Nemesi si esplica in una drammatica povertà di contenuti. Non solo non vengono offerte valutazioni in merito ai singoli provvedimenti del governo, ma ancora meno vengono offerte proposte concrete o alternative: l'antiberlusconismo (che come tutti gli
anti-*-ismi non è altro che una diretta emanazione di ciò contro cui ci si schiera) non ha contenuti che trascendano ciò che desiderano negare. A fronte del mondo proposto dalle destre non vien dipinta alcuna alternativa allettante: non viene esibita alcuna volontà di superare l'avversario sul tema delle proposte, ma solo di fare piazza pulita dell'Avversario. L'autocritica interna a scopi migliorativi è stata sostituita dalla critica dei difetti in casa altrui a fini denigrativi: non avendo contenuti positivi da esibire, questo vuoto viene colmato dal tentativo di denigrare l'avversario. Ecco quindi tornare all'ossessione compulsiva per la figura del premier che non raramente finisce per trovare sfogo in espressioni estremamente rozze ed aggressive.
Ha fatto (e continua a fare) discutere l'espressione offensiva utilizzata dal Premier in telvisione all'indirizzo del Vicepresidente della Camera ("lei è più bella che intelligente"). Ma senza in alcun modo trovare giustificazioni o attenuanti al fatto, va rilevato che non si tratta di un fulmine a ciel sereno, quanto piuttosto dell'ennesimo capitolo di un imbarbarimento del linguaggio che ha visto buona parte della sinistra darsi da fare più che attivamente. E' chiaro che quando si rivolge ad un africano chiamandolo sprezzantemente "beduino" sta utilizzando una doppia offesa: la prima è rivolta al soggetto cui è indirizzato il termine in quanto oggetto di evidente disprezzo (l'africano), la seconda è rivolta invece alla categoria di persone utilizzate come termine offensivo (i beduini) in quanto implicitamente designati come dotati di caratteristiche disprezzabili. Allo stesso modo, non è difficile capire che ogni volta che si utilizza il termine "nano" in offesa al premier si sta anche esprimendo un'implicita valutazione secondo cui i nani sarebbero passibili di derisione in virtù della loro altezza. Per quanto possa risultare sgradevole, l'offesa che il premier ha enunciato nel salotto di Porta a Porta non è altro che un ennesimo capitolo di altrettanto sgradevoli epiteti offensivi che trovano il proprio fondamento nei difetti fisici dell'avversario: uno perché è grasso, altri che diventano "nani" o "energumeni tascabili" perché bassi, e così via. E questo fino ad arrivare alla definizione di un ministro come "pompinara" in quanto dotata di un aspetto gradevole: infatti, in assenza della diffusione di qualsiasi prova a testimonianza di fellatio, era proprio l'aspetto fisico della donna in questione ad essere utilizzato per rendere credibile l'ingiuria. Si potrebbe quasi dire che l'attuale "lei è più bella che intelligente" non è altro che un riproporsi in chiave differente degli attacchi rivolti al ministro in passato.
E' appunto in questo circolo vizioso a base di insulti, assenza di contenuti positivi ed incapacità di focalizzarsi sugli oggetti anziché sulle persone che si vede una intima e profonda somiglianza con le destre, nella forma ancora prima che nei contenuti (e tutto questo non è un caso, se buona parte del pensiero di "sinistra" è oggi dominato da forme di pensiero quali quello di Travaglio o di un partito come l'Italia dei Valori che non hanno mai dichiarato di collocarsi ideologicamente a "sinistra", anzi).